WOMAN's JOURNAL

Un video contro la violenza di genere, la campagna presentata al parlamento Ue

 

Il 16 ottobre scorso è stata lanciata presso il Parlamento Europeo una campagna contro la violenza sulle donne e l’impunità di chi la commette. La campagna, intitolata Highlighting the phenomenon of Feminicides in Europe and Latin America, è promossa da Cifca e Grupo Sur, due reti di associazioni impegnate nella tutela dei diritti umani, e dalla fondazione Heinrich-Böll-Stiftung.

L’obiettivo della campagna è fornire ad associazioni europee e latino-americane strumenti di pressione da utilizzare nei confronti dei propri governi per spingerli a iniziative legislative e politiche volte a contrastare il femminicidio e la violenza di genere.

La campagna è stata inaugurata con un video a cui hanno partecipato cittadini, parlamentari europei e rappresentanti di istituzioni come Dagmar Schumacher, direttrice dello UN Women Brussels Liaison Office, e delle associazioni come Cécile Gréboval, segretaria generale della European Women’s Lobby, e Gustavo Hernández, della Asociación Latinoamericana de Desarrollo (Alop).

L’iniziativa è appoggiata da Amnesty International, Alop, Aprodev e Oidhaco.

Archiviato in:diritti, esteri, Politica, , , , ,

PER VOCE CREATIVA: GIOVANNA LACEDRA INTERVISTA ROBERTA UBALDI/ BLOG WOMAN’S ART

“PER VOCE CREATIVA” è un ciclo di interviste riservate – e dedicate – alle donne del panorama artistico italiano contemporaneo. Per questa quinta intervista, Giovanna Lacedra incontra Roberta Ubaldi (Terni, 1965).

“L’artista rende visibile quello che l’anima sente.” È questo il principio fondante della ricerca di Roberta Ubaldi. Una ricerca rara e peculiare, che l’ha istantaneamente allontanata dall’uso di supporti tradizionali ed espedienti prevedibili. Per rendere visualizzabile l’invisibile, Roberta ha scelto di adottare il linguaggio della “corrosione”. La corrosione come metafora della vita stessa: del tempo, della memoria, dell’erosione emotiva. O del ricordo rimosso, che riemerge dal calderone dell’inconscio sotto forma di brandello. Un pezzo della propria storia affiorante da una reazione chimica.

Per ottenere questo risultato, l’artista sceglie di schivare la tela, servendosi invece di ferro e ruggine. Pittura ad olio su lamiera ossidata. Una tecnica originale e laboriosa, in cui l’attesa della reazione chimica diviene tempo della meditazione; il tempo in cui lo sguardo pazientemente cerca, tra i grumi e le macchie,  gli elementi che la pittura ad olio andrà a definire. Le tracce casuali dell’ossidazione e della calda cromia bruno-rossastra della ruggine, suggeriscono immagini, apparizioni che piano si materializzano in una precisa zona della superficie ferrosa. Superficie trattata, dunque vissuta, e per questo capace di tramutarsi in un reperto menmonico. E i reperti sono sempre anatomici. Più spesso, si tratta di mani. Mani imprendibili appaiono come visioni abilmente plasmate dal caso. La corrosione crea macchie, e come diceva Leonardo; ”…dalle cose confuse l’ingegno si desta a nove invenzioni” (Libro di pittura, f. 35 v, cap. 66) . La tavolozza è calda. La linea, rinascimentale. La cura del dettaglio, accurata, sapientemente sposa la macchia. La ruggine diviene metafora della mutazione. Emblematica traccia di quanto è stato. Testimonianza di ciò che il tempo ha corroso, non logorandone il ricordo visivo. Che  resta, come ogni ricordo, definito in certi dettagli, sfilacciato e smembrato in altri.

Leggi il seguito di questo post »

Archiviato in:Politica, WOMAN'S ART, , , ,

CAMILLE CLAUDEL: QUEL SOGNO TAGLIATO NEL MARMO/ blog Woman’s Art

Camille sapeva cosa voleva. Sapeva dove voleva arrivare.

Il marmo, la pioggia di polvere sotto i colpi di uno scalpello. L’arte.
Era questo il suo destino. E già a tredici anni prese a modellare le sue visioni nell’argilla.
Ma una donna che scolpisce è una presenza sconveniente. E così lei divenne presto la vergogna della famiglia.

Camille Claudel

Sua madre, soprattutto, non accettava questa sua vocazione. La considerava un capriccio, una sorta di ribellione. Una vera e propria trasgressione. Suo padre, invece la sosteneva, come anche suo fratello Paul.

Ma Camille agognava l’approvazione materna. Quel disprezzo fu per lei causa di una profonda sofferenza. Che la portò lontano dalla famiglia.

Non poteva cambiare se stessa; non poteva svuotarsi della sua grande passione per compiacere sua madre.

Fu una rottura, brusca, dolorosa, ma necessaria.
Camille era ostinata. Per nulla ordinaria, né prevedibile. Era ribelle, selvaggia, aggressiva.

Camille, la scostante.Camille, Camille la screanzata. Camille la claudicante.
Camille voleva scolpire. Era questa la sua diversità.
Maschile nel suo agire, femminile nel suo sentire. Emotivamente agitata. Passionale e irruente. Amava con ferocia. Sognava con ferocia. Scolpiva con ferocia.

Le prime lezioni di modellato le prese a Parigi, nello studio di Alfred Boucher, che rimase folgorato dal suo talento. Poi arrivò l’incontro della sua vita, quello con August Rodin.

August Rodin – Danae (in posa Camille Claudel)

Iniziò a frequentare il suo ateliér in rue de l’Universitè, scolpiva e posava per lui come modella. Ma il rapporto tra allieva e maestro si trasformò presto in una passione indomabile.

Nel pulviscolo di quell’atelier gli sguardi si cercavano. E il magnetismo divenne presto amore. Un amore scardinante.
Lo scultore aveva già quarantadue anni e soprattutto, era legato ad un’altra donna, Rose.
Eppure, non si trattò di semplice passione, ma di compenetrazione piuttosto, tra arte e amore, tra marmo e carne. È tagliata nella materia di un sogno, Camille. Imprendibile e inossidabile.

“Il signor Rodin si avvicina a Camille con tenerezza, scostandole un ciuffo scuro che le copre gli occhi – i suoi occhi, sconfinate, devastate voragini – con le mani imbrattate di creta. Vede il profilo di lei controluce. <<Mia pietra nera vibrante d’amore, tu sai quello che Michelangelo aggiungeva: solo le opere che si possono far rotolare dall’alto di una montagna senza che se ne rompa neppure un pezzo sono valide; tutto ciò che si frantuma durante una simile caduta è superfluo. Tu appartieni a quella razza, nulla potrà spezzarti, per quanto alta possa essere la montagna. Sei tagliata in un materiale eterno!>>. (Dal romanzo di Anne Delbée – Una donna chiamata Camille Claudel)

Un’allieva che s’innamora del maestro. Una donna che s’innamora dell’arte.
Entrambe le traiettorie risultano temibili e disdicevoli per una donna, nella Francia di fine Ottocento.
Ma Camille, cammina dritto. Pur zoppicando, avanza. Altera e certa. Nessuno la piega.
Avanza con la fierezza negli occhi. La bocca serrata sotto un naso perfetto. Lo sguardo affilato. Il genio in agguato. Più  felina di un gatto e più dura del marmo. Vuole fare la scultrice. Ed ecco, il sogno avvicinarsi all’improvviso.

Nel 1888 Camille espone al Salon des Artistes Francais. L’opera, riceve anche una Menzione d’Onore. Si tratta di Sakountala ( L’abbandono). Forse la scultura più bella, più intensa, più carica di pathos chela Claudelabbia mai realizzato.

Sakountala – L’abbandono

Ritrae l’amore tra Sakountala, figlia adottiva di un eremita, e il principe Douchanta. L’episodio è tratto da una storia indiana del V secolo: i due si uniscono in matrimonio con un antico rito nuziale, ma quando il principe ritorna al suo castello, per sortilegio si scorda di lei.  Sakuntala si reca al castello per ricordargli il loro amore mostrandogli , l’anello che lui le aveva regalato come pegno d’amore, ma questo le scivola nel fiume e si perde. Lo ritrova un pescatore e lo riporta al principe, il quale ricordando tutto d’improvviso, corre da lei  che nel frattempo aveva partorito il figlio concepito con lui la notte delle nozze.

E, scherzo del destino, poco tempo dopo Camille rimase incinta.

Rimase incinta ma dovette abortire quel figlio. E questa fu una nuova ferita, che non cicatrizzò mai.  Il rapporto con Rodin si deteriorò, fino a concludersi intorno al 1892, anno in cui ebbe una breve avventura con il musicista Debussy, escogitata allo scopo di farlo ingelosire. E proprio a questo periodo risale un’altra delle sue opere più emozionanti: Il Walzer.
Una coppia danza appassionatamente, sospesa tra terra e cielo, come se la materia stessa fosse fluttuante. Le due creature vivono in perfetto equilibrio tra movimento e stabilità.

Il Walzer

La storia tra Camille e August finisce. Lei cerca di elaborare il lutto di questo amore ormai spento.  Lui non le apparterrà mai, ma la scultura sì. E’ un suo sogno. È un suo diritto.

Nascono opere di una poeticità spiazzante: La suonatrice di Flauto, L’implorante, e soprattutto il complesso de L’età Matura, interpretazione scultorea di quel doloroso distacco. Mai altra opera seppe interpretare meglio un così grande travaglio sentimentale.La perdita. L’abbandono. L’umiliazione.
Una donna matura (Rose) porta via con sé l’uomo (August) – centro della composizione – dall’implorante preghiera d’amore della fanciulla inginocchiata (Camille) e che vanamente si prostra, alle sue spalle. Lui se ne va, portato via per sempre da un’altra donna. Se ne va.  Non si volterà per guardarla ancora negli occhi. Non ne avrà il coraggio. Il capo semireclinato lo rende rassegnato a quell’addio. Nello sguardo supplichevole della fanciulla un legame viene reciso per sempre. Ma potrebbe essere – come qualche psicanalista contemporaneo ha sostenuto – che stratificata sotto questa palese interpretazione, vi sia una seconda chiave di lettura: la creatura implorante è Camille bambina a cui la madre, che mai la accettò, porta via la presenza fisica e dunque l’amore, di suo padre.

L’Età Matura

L’esperienza vissuta con Rodin le fece germogliare dentro il seme di un’ossessione che crebbe sempre più. Quella della persecuzione e del plagio. Camille viveva nel costante terrore di essere privata delle sue opere. Temeva che qualcuno potesse sottrargliele. O che lo stesso Rodin la facesse spiare per rubarle le idee. E così, spesso, in preda alla sua stessa nevrosi, le distruggeva.
Distruggeva le sue piccole sculture con colpi di martello, o gettava nel focolare del suo studio, le carte, i suoi bozzetti.
Le sue crisi si fecero più violente, tanto da convincere la madre e il fratello, ad internarla in un manicomio. E lì rimase, per trenta interminabili anni e senza la possibilità di ricevere visite.
Sua madre non andò mai a trovarla. E questo accrebbe il suo dolore. Quella madre tanto agognata e temuta alla fine aveva trovato il modo di liberarsi di lei.

Trascorse quei trent’anni sola, depressa, e affranta. In preda a sentimenti autodistruttivi.
Una bestia ferita, da un sogno fattosi coltello.
Nel 1935, otto anni prima di morire, in una lettera ad Eugène Blot scrisse:
“Sono precipitata in un baratro… Del sogno che fu la mia vita, questo è un inferno”.

“Camille fra le quattro pareti bianche. La sofferenza dura e amara. La sofferenza che torce il cuore. Camille colpisce il muro con entrambe le mani, grida il nome agli specchi, come se potessero donarle la creatura amata, la luce che aspetta, la lotta che vuol riprendere. Abbattimento e soprassalto, rifiuto, quando è necessario che si riconosca vinta, eppure sa già che agli occhi del mondo sarà eternamente la triste eco dell’essere amato…”
(dal romanzo di Anne Delbée – Una donna chiamata Camille Claudel)

Morì, nella pazzia, il 19 ottobre 1943. Aveva 79 anni.

 

Archiviato in:Politica, WOMAN'S ART, , , , ,

Palestina: per la prima volta si candidano le donne

di Luisa Perona

Non era mai accaduto prima. Hebron, città tradizionalista della Cisgiordania, si prepara alla sua rivoluzione: in rosa. Maysoon Qawasmi ha 43 anni e 5 figli. Ma cosa curiosa, è la prima donna a sfidare l’ordine costituito presentandosi come capolista alle elezioni municipali della città palestinese. La lista di candidati è composta da sole donne. Leggi il seguito di questo post »

Archiviato in:esteri, Politica, , , , ,

La parità fa bene all’economia: il punto di vista di Daniela Del Boca

Si intitola Valorizzare le donne conviene (il Mulino, 2012) l’ultimo libro di Daniela Del Boca, scritto con Letizia Mencarini e Silvia Pasqua, professoresse rispettivamente di Demografia e di Economia all’Università di Torino. Del Boca avrebbe voluto intitolarlo Una rivoluzione bloccata e con le coautrici ha tentato di convincere l’editore, ma le ragioni commerciali hanno prevalso.

Che cosa intende con “rivoluzione bloccata”? Lo ha spiegato il 27 settembre a Padova, alla conferenza Womenomics: perché valorizzare le donne conviene, del ciclo Segnavie (Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo), per la quale è stata intervistata da Tonia Mastrobuoni, giornalista della Stampa e autrice di Gioventù sprecata. Perché in Italia si fatica a diventare grandi assieme a Marco Iezzi.

Esiste un dato oggettivo: in Italia ci sono poche donne nel mercato del lavoro, il 46,7%, contro una media europea del 58,2%, oltre 13 punti percentuali al di sotto dell’obiettivo di Lisbona. Ed esiste un’ipotesi di studio: se il gap tra livello di occupazione femminile e livello di occupazione maschile fosse colmato, il Pil aumenterebbe dal 7 al 9%. Ecco una notizia che può apprezzare anche chi non si accontenta del puro principio (la garanzia della parità). È la womenomics a studiare le cause del ritardo ed escogitare soluzioni possibili.

Qual è il punto critico del sistema italiano? Il costo della maternità Leggi il seguito di questo post »

Archiviato in:diritti, economia, LIBRI, Politica, , , , ,

Una tv con il velo integrale

di Luisa Perona

Ve lo immaginate un canale tv completamente gestito da donne? In Egitto esiste da poco più di un mese. L’emittente si chiama Maria, lo studio si trova ad Abasya, il quartiere orientale de Il Cairo ed è la prima a permettere alle donne religiose, che indossano il niqab, di accedere al mondo televisivo egiziano. La tv è gestita, si diceva, esclusivamente da donne e, come si legge su Repubblica.it, si propone di

mostrare alla società che ci sono donne in niqab che sono attive, possono avere un ruolo nella società e avere successo, essere medici, ingegneri o personalità dei media” ha dichiarato Abeer Shaheer, la prima presentatrice del programma.

Leggi il seguito di questo post »

Archiviato in:diritti, esteri, Politica, , , , ,

Quote rosa, le donne della politica commentano la legge

(Public Policy)  – Le prime a essere felici sono le promotrici del provvedimento sulle quote rosa neiconsigli di amministrazione delle società quotate in borsa e partecipate, Lella Golfo, deputata Pdl, e Alessia Mosca, Pd. Oggi il Consiglio dei ministri ha approvato il  regolamentoattuativo per le aziende a partecipazione pubblica dellalegge sulle quote rosa nei consigli di amministrazione, atteso da mesi  “Sono molto soddisfatta questo è l’ultimo tassello di un lungo lavoro culminato con l’approvazione della legge il 28giugno del 2011 che sarà operativa il 12 agosto. Si chiude un capitolo importante per le donne italiane, è una vittoria che voglio dedicare a tutte loro”. Per Golfo, “ora si riparte dal merito e dalle competenze, noi di Fondazione Belisario vigileremo sulla sua applicazione, non daremo tregua”. Secondo Alessia Mosca, Pd, il cambiamento è già iniziato,”il regolamento attuativo servirà non tanto per le grandiaziende che sono sempre sotto i riflettori ma gli enti più piccoli, per quelle partecipate pubbliche e sono un numero elevatissimo, a cui è dedicato l’articolo 3″. Anche per l’ex ministro delle Pari Opportunità ed esponentePdl Mara Carfagna, il regolamento è “l’ultimo atto di una legge che può dirsi storica per il nostro Paese” e “darà il via ad una nuova stagione di protagonismo femminile nel mondo dell’impresa”.

Dello stesso tono è la responsabile pari opportunità del Pdl e vicepresidente delgruppo alla Camera, Barbara Saltamari: “Credo che misure transitorie, in grado di garantire una maggiore presenza femminile ai vertici delle aziende, possano giovare in termini di preparazione professionale e competitività”. Per Saltamartini, “l’obiettivo è spezzare un sistema di cooptazione tutto sbilanciato al maschile, raggiungendo una massa critica di donne presenti nei Consigli e, per questa via, innescando un circolo virtuoso”. Leggi il seguito di questo post »

Archiviato in:diritti, economia, Politica, , , , ,

Gina Pane. La ferita che divarica il silenzio / blog woman’s art

Ferirsi come offrirsi. Come schiudersi e divaricarsi. Come donarsi.
Nel candore di una concentrazione quasi chirurgica, aprirsi. E mostrarsi. All’altro.
La ferita è un varco nel silenzio. Perentorio e incisivo. Ma anche tenue. E sottile. È un taglio sottopelle. Un dialogo da aprire. Una fenditura ricamata sulla propria carne e nella coscienza dello spettatore. Operata con dolcezza e decisione. Stilla sangue come stilla sgomento. Creando crepe nella quiete dell’altro.
La resistenza al dolore è mistificazione di un gesto capace di mozzare distanze.
“Se apro il mio corpo affinché voi possiate guardarci il mio sangue, è per amore
vostro: l’altro.”
Sono le parole che Gina Pane scrive nell’ottobre del 1974, in Lettera a uno/a sconosciuto/a Leggi il seguito di questo post »

Archiviato in:cultura & scienza, diritti, Politica, società, WOMAN'S ART, , ,

Scrive su WJ

Chi siamo

Un blog collettivo per condividere, approfondire, discutere delle donne, del femminile e del maschile. Siamo anche un motore di ricerca dove trovare collegamenti a gruppi femminili, istituzioni, consultori, ong, centri di ricerca che operano in Italia e all'estero e che si occupano di genere. Qui, le donne sono protagoniste e possono sentirsi a casa. Per segnalazioni e collaborazioni: redazionewj@gmail.com

FB!

tweets

Scrivici

Segnalaci la tua lettura preferita a tema donne, relazioni e genere redazionewj@gmail.com

Visite

  • 29,558 volte

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per ricevere le notifiche dei nuovi articoli

Segui assieme ad altri 14 follower

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: