WOMAN's JOURNAL

Nadoona: salute e ginnastica per le donne musulmane

di Luisa Perona

La parola “dieta” spesso rimanda a sacrifici e rinunce. Tutti, o meglio tutte, sappiamo quanto costi perdere peso e quanto sia importante essere aiutati, almeno moralmente, da chi ci sta vicino.

Nadine Abu Jubara ha provato sulla propria pelle cosa significhi farcela da sola. La storia di Jubara, una ragazza musulmana di origini palestinesi che vive in Florida, è stata raccolta da Radio Free Europe. Anni fa, Jubara decise che era arrivato il momento di tornare in forma, di pensare in primis alla salute trovando, però, pochi alleati nella comunità musulmana dove viveva.

Tuttavia pensò di potercela fare comunque. Iniziò un periodo scandito da frequenti “no” alle varie feste in cui si banchettava a piatti profumatissimi e dolci mediorientali golosissimi; fino a quando, dopo che ebbe perso ben trenta chili, cominciarono ad arrivare le reazioni meravigliate delle stesse persone che avevano visto con scetticismo la sua scelta.

In seguito Jubara ha deciso di creare un sito web che ha chiamato Nadoona per aiutare le donne musulmane a prendersi cura di sé, del proprio corpo e soprattutto della propria salute, realizzando che raramente queste hanno modo di farlo. Leggi il seguito di questo post »

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“L’ASPIRANTE” una performance di Giovanna Lacedra. In novembre, a Cesena.

 

“Io sono legata a te indipendentemente dalla mia volontà, anche se

quando ho promesso a me stessa di vivere per te non sapevo

 che sarei stata ferita, ferita, ferita per l’eternità…”

 

[Sylvia Plath – DIARI – 6 marzo 1956]

 

La violenza.

Nascosta come un cuore nero in una nuvola d’ovatta.
Un cuore nero pulsante
in una noce di bianca perfezione.
L’Amore.

Quando è un inganno tradisce il sogno.

Lo lacera piano. E poi lo strappa.

Prima a colpi di silenzio. Poi di parole, affilate e taglienti.

Infine, arrivano le mani.

Ma cosa accade se quella noce di porcellana all’improvviso cade,
frantumandosi al suolo?

Silence…
Nessuno deve sapere.
Si tace nella gioia.
Si tace nel dolore.
Si tace il dolore
di non aver mai vissuto.

 

Alle privatissime pagine dei suoi diari, Sylvia Plath – poetessa americana del filone Confessional – confidava il timore di cadere nella trappola di una unione matrimoniale che, attraverso l’adempimento passivo ad un ruolo servile, avrebbe potuto costarle il caro prezzo delle proprie velleità, della propria identità e della propria dignità.

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