WOMAN's JOURNAL

Nadoona: salute e ginnastica per le donne musulmane

di Luisa Perona

La parola “dieta” spesso rimanda a sacrifici e rinunce. Tutti, o meglio tutte, sappiamo quanto costi perdere peso e quanto sia importante essere aiutati, almeno moralmente, da chi ci sta vicino.

Nadine Abu Jubara ha provato sulla propria pelle cosa significhi farcela da sola. La storia di Jubara, una ragazza musulmana di origini palestinesi che vive in Florida, è stata raccolta da Radio Free Europe. Anni fa, Jubara decise che era arrivato il momento di tornare in forma, di pensare in primis alla salute trovando, però, pochi alleati nella comunità musulmana dove viveva.

Tuttavia pensò di potercela fare comunque. Iniziò un periodo scandito da frequenti “no” alle varie feste in cui si banchettava a piatti profumatissimi e dolci mediorientali golosissimi; fino a quando, dopo che ebbe perso ben trenta chili, cominciarono ad arrivare le reazioni meravigliate delle stesse persone che avevano visto con scetticismo la sua scelta.

In seguito Jubara ha deciso di creare un sito web che ha chiamato Nadoona per aiutare le donne musulmane a prendersi cura di sé, del proprio corpo e soprattutto della propria salute, realizzando che raramente queste hanno modo di farlo. Leggi il seguito di questo post »

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Quando il matrimonio è una via di fuga / blog Watching a movie

di Valentina Zoccolo

Un Orso d’oro al Festival di Berlino nel 2004. Questo uno dei tanti, meritati premi del film La sposa turca, diretto e sceneggiato da Fatih Akin (qui una scena del film).

La storia è quella, tragicamente attuale, di Sibel, una ragazza turca che vive ad Amburgo costretta dalla famiglia tradizionalista, e dal fratello violento, a vivere secondo le regole del paese d’origine, che alla ragazza vanno strette. Decide quindi di sposarsi, e lo fa con il primo che capita, vale a dire Chait, un uomo turco conosciuto per caso nell’ospedale psichiatrico in cui sono entrambi ricoverati per aver tentato il suicidio. Leggi il seguito di questo post »

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Una tv con il velo integrale

di Luisa Perona

Ve lo immaginate un canale tv completamente gestito da donne? In Egitto esiste da poco più di un mese. L’emittente si chiama Maria, lo studio si trova ad Abasya, il quartiere orientale de Il Cairo ed è la prima a permettere alle donne religiose, che indossano il niqab, di accedere al mondo televisivo egiziano. La tv è gestita, si diceva, esclusivamente da donne e, come si legge su Repubblica.it, si propone di

mostrare alla società che ci sono donne in niqab che sono attive, possono avere un ruolo nella società e avere successo, essere medici, ingegneri o personalità dei media” ha dichiarato Abeer Shaheer, la prima presentatrice del programma.

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Il Brunch – Rassegna stampa

I sindaci donne e la Svezia (Corriere della Sera, 27 aprile 2012) – Sarà che si è mossa pure l’ ambasciata italiana a Stoccolma, ma il presidente e Ceo della multinazionale Assa Abloy, leader mondiale nei sistemi di chiusura e apertura delle porte, Johan Molin, ha dedicato un’ ora ai sindaci di Quarto d’ Altino (Venezia) e Roncade (Treviso), Silvia Conte e Simonetta Rubinato, prima dell’ assemblea a cui hanno partecipato dopo aver acquistato un’ azione a testa per poter parlare.

Una lesbica sindaco di New York? (la Repubblica, 26 aprile 2012) – Christine Quinn non è ancora la sindachessa di New York: anche se tutti se lo prevedono aspettando le elezioni dell’anno prossimo. Democratica però fedele al repubblicano Mike Bloomberg. Cattolicissima però lesbica. Leggi il seguito di questo post »

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Ala: un magazine con il velo

In Turchia sono molte le donne interessate alla lettura di magazine femminili, lo dimostrano le vendite di alcuni di questi come Elle, Vogue e Marie Claire. Tuttavia circa il 60% della popolazione femminile turca è molto legata alla tradizione e alle regole dettate dal credo islamico e non si riconoscono nell’idea di stile che queste riviste propongono. E’ nata proprio in Turchia la prima rivista per donne conservatrici. Si chiama Ala, ha ormai un anno e ha l’ambizione di spiegare alle donne come essere belle e alla moda senza infrangere le regole religiose. La rivista tratta anche di stile di vita e temi importanti come il lavoro. Molte sono infatti colte e ambiziose. Link all’articolo originale http://www.worldcrunch.com/turkey-new-muslim-women-s-magazine-comes-covered-headscarf/4713

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La giornalista Lara Logan racconta dello stupro subito in piazza Tahir

L’intervista del Women Media Centre

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Il Brunch – Rassegna stampa

La più grande bugia della storia (l’Unità, 28 giugno 2011) – “C’è una bugia storica che non può essere svelata declassificando documenti segreti, come è stato per le carte del Pentagono o per le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. A dirla sono le nostre moderne democrazie. Consiste nel far credere che, adesso, nascono bambini neutri e non più, come una volta, bambine femmine e bambini maschi. Sulla base di questa menzogna hanno spacciato come universale l’intero edificio istituzionale dei nostri Paesi e la loro organizzazione sociale, che è invece rimasta tutta disegnata sull’essere umano maschio”. Una riflessione di Luciana Castellina.

Donne e pensioni (La Stampa, 30 giugno 2011) – Diventa più leggera, molto più leggera, la manovra sulle pensioni delle donne. All’interno del governo hanno prevalso le proposte del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ed i dubbi del leader della Lega Umberto Bossi e da un giorno all’altro il meccanismo di innalzamento a 65 anni dell’età pensionabile delle lavoratrici è diventato decisamente più soft rispetto alle prime anticipazioni. Leggi il seguito di questo post »

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Arrestata perchè alla guida di un’auto: l’incredibile storia di Manal Al-Sharif

In Arabia Saudita una ragazza di 32 anni, Manal Al-Sharif, è stata arrestata perché due giorni prima si era messa alla guida di un’auto.

Via Corriere della Sera

Le attiviste saudite non chiedono aiuto all’estero. Si rivolgono al loro re Abdullah perché intervenga: circola su Facebook una petizione che ha già raccolto 600 firme che chiede il rilascio di Manal e il permesso di guidare per le donne. Anche l’associazione per i diritti umani Human Rights Watch si rivolge al re. In passato ho intervistato alcune femministe (italiane e straniere) chiedendo se credono di dover svolgere un ruolo rispetto alle battaglie in altri Paesi. C’è chi sottolinea che il cambiamento deve avvenire dall’interno  e che l’appoggio straniero non sempre serve a molto, e c’è chi invece chiede che le occidentali scendano in campo.  E in Italia un caso come quello di Manal quali reazioni suscita?

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