WOMAN's JOURNAL

Vaccino contro il papilloma virus anche per gli uomini

Il 50% degli uomini potrebbe sviluppare nel corso della propria vita un’infezione da papilloma virus, secondo uno studio pubblicato sulla rivista americana Lancet. Ma le probabilità per i maschi italiani di contrarre un’infezione di questo tipo, che ha anche conseguenze gravi sulla salute e sull’apparato riproduttivo, è molto più alta, il 73%. I dati sono stati raccolti dal sistema di sorveglianza sulle infezioni sessualmente trasmesse e che fa capo all’Istituto superiore di sanità. L’età media degli infettati è di 33 anni, le cause: rapporti sessuali non protetti.

La proposta, per far fronte all’alto numero di infezioni, è un vaccino, da somministrare ai bambini a partire da 12 anni (prima dell’inizio della vita sessuale) come già è consigliato per le bambine. A chiederlo sono tre importanti associazioni scientifiche, la Società italiana di andrologia, quella di urologia e la società italiana di andrologia e medicina della sessualità, che lanciano l’allarme e suggeriscono anche l’attuazione di progetti di sensibilizzazione per informare non solo sui condilomi (le infezioni da papilloma, Hpv) ma anche sulle patologie correlate.

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Il brunch – Rassegna stampa della settimana

La video inchiesta sulle mamma (Corriere della sera, 26 marzo 2011) – Son tutte belle le mamme del mondo è  il titolo del documentario itinerante che vuole raccontare la maternità in Italia (sopra il trailer). Perché diventare mamme perché no. La video inchiesta è realizzata dalla torinese Lia Furxhi e dalla bergamasca Chiara Cremaschi che in un viaggio per il Paese stanno raccogliendo le testimonianze delle donne. Prossimamente a Torino e a Roma.

Sicilia, l’assemblea “maschilista” non fa passare le quote rosa (Corriere della sera, 26 marzo 2011) – Hanno chiesto il voto segreto sull’emendamento alla nuova legge elettorale che obbligava a scegliere una donna per la seconda preferenza. E l’emendamento non è passato. Il Parlamento siciliano l’ha respinto con 38 no e 28 sì. L’assemblea è oggi composta da 90 deputati maschi e da 3 donne. Il governatore Lombardo ha commentato di non “capire l’ostilità che si è venuta a creare su questa norma, mi auguro ci si possa tornare”.

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La Ley de Igualdad spagnola fa sognare e sperare le italiane

“La Spagna dimostra che quello dei paesi cattolici e mediterranei non è un destino segnato”. È Emma Bonino che ha aperto l’incontro all’Istituto Cervantes di Roma con Maria Teresa Fernandez de la Vega, primo vicepresidente donna del Consiglio dei ministri spagnolo e prima “consigliera” di Stato, in riferimento  alla “Legge organica di parità” spagnola, la Ley de Igualdad, abbreviazione di Ley organica para la igualdad efectiva de mujeres y hombres approvata dal Parlamento nel 2007 e che ha introdotto una serie organica di provvedimenti che interessano l’ambito politico, economico e culturale del paese per migliorare la condizione di vita delle donne spagnole.

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Le egiziane in piazza denunciano aggressioni sessuali

Anche le donne erano nelle piazze del medioriente a protestare: in Tunisia, in Egitto, in Libia (guarda la gallery fotografica sull’Huffington Post). Ma con una preoccupazione in più quella di diventare bersaglio della violenza sessuale. Dopo lo stupro subita dalla giornalista della Cbs, Lara Logan, Amnesty International ha denunciato che il 9 marzo, durante manifestazioni in piazza Tahir, diventata famosa per la rivolta popolare che ha portato alla caduta del regime trentennale di Hosni Mubarak, 18 donne sono state fermate e incarcerate dai militari che attualmente guidano il paese in attesa di libere elezioni. Quindi, sono state sottoposto a diverse torture, tra cui il test della verginità ovvero un’ispezione nelle parti intime per verificare o meno la verginità della detenuta, alla presenza di secondini maschi che osservavano e scattavano foto. Leggi l’articolo su Amnesty.org

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Una “legge di uguaglianza” anche per l’Italia

“Uguale trattamento e opportunità per le donne e gli uomini sono il principio guida del sistema giuridico e, in quanto tale sono parte integrante della legge spagnola e devono essere rigorosamente rispettati”. Comincia così l’articolo 4 della legge n.3 del 2007 sulla parità tra i sessi, la Ley de Igualdad approvata dal governo spagnolo di José Luis Zapatero  poco dopo il suo insediamento che sarà discussa da Maria Fernandez de la Vega, ex vicepresidente del consiglio dei ministri spagnolo insieme ad Emma Bonino, venerdì dalle 12 alle 14,30, in un incontro all’Istituto Cervantes di Roma organizzato dall’associazione Pari o Dispare e dall’ambasciata spagnola.

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Buongiorno, sono una cassaintegrata

Eleonora D’Urso (nella foto, da Mentelocale.it) prepara un nuovo spettacolo dedicato alla condizione femminile. Dopo Mea Culpa (guarda il promo), in cui raccontava la violenza contro le donne e il senso di colpa nella religione cattolica, questa volta  sono le cassaintegrate le protagoniste. Lo spettacolo è ancora in fieri e la regista sta raccogliendo le storie che faranno poi parte della sceneggiatura. Saranno un collage di monologhi che l’attrice e regista immagina “ironici, taglienti, di denuncia” che, ancora una volta com’è stato con Mea culpa, in scena per due mesi al Teatro Franco Parenti di Milano, “raccontino una fetta d’Italia importante”.

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Il video della settimana

Le donne italiane sono sempre più schiacciate dagli impegni familiari. L’ultima indagine Istat del 2010 conferma che più della metà delle donne italiane non lavorano e del 46% che sono impiegate, il 27% lascia il posto dopo il primo figlio. Il 15% dopo il secondo, non rientra più nel mercato, non riuscendo a essere insieme mamma e lavoratrice.

Secondo la Cgil, in Lombardia, dal 2006 al 2009, il numero delle dimissioni nel primo anno di vita del bambino sono state oltre 20mila.

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Il Brunch – Rassegna stampa della settimana

“L’Italia ha bisogno delle quote rosa” (Libero, 13 marzo 2011) – Donne imprenditrici scrivono al giornale dell’accoppiata Feltri-Belpietro per difendere lo strumento delle quote rosa: “Anche a noi piacerebbe che fosse la società e non una legge a riconoscere il merito tout court, ma purtroppo così non è. Nella invalsa abitudine tutta italiana di una cooptazione non per merito o talento ma per altri, talvolta poco onorevoli, motivi, sono le donne a pagare il prezzo più alto. In una situazione bloccata dove le donne rappresentano il 60% dei laureati e più del 30% negli Mba, ma solo il 7,6% dei membri nei cda delle società quotate, le quote sono l’estremo rimedio”.

La resistibile ascesa delle donne italiane (Corriere della Sera, 13 marzo 2011) – Nel 1960 partecipavano al mercato del lavoro quattro donne su dieci. Nei 2010 siamo arrivati a cinque. Cinquant’anni per conquistare un punto percentuale in più, nonostante le pressioni dell’Europa che ci chiedeva di arrivare almeno a 6. La Danimarca e la Svezia dove sono occupate 7 donne su dieci resta lontana anni luce. Tant’è che le famiglie in cui lavora solo l’uomo in Italia raggiungono la percentuale record del 40 per cento. Nessuno fa peggio di noi, stavolta nemmeno la Grecia. Leggi il seguito di questo post »

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