WOMAN's JOURNAL

La Ley de Igualdad spagnola fa sognare e sperare le italiane

“La Spagna dimostra che quello dei paesi cattolici e mediterranei non è un destino segnato”. È Emma Bonino che ha aperto l’incontro all’Istituto Cervantes di Roma con Maria Teresa Fernandez de la Vega, primo vicepresidente donna del Consiglio dei ministri spagnolo e prima “consigliera” di Stato, in riferimento  alla “Legge organica di parità” spagnola, la Ley de Igualdad, abbreviazione di Ley organica para la igualdad efectiva de mujeres y hombres approvata dal Parlamento nel 2007 e che ha introdotto una serie organica di provvedimenti che interessano l’ambito politico, economico e culturale del paese per migliorare la condizione di vita delle donne spagnole.

La vicepresidente del Senato e presidente onoraria dell’associazione Pari o Dispare che ha organizzato insieme all’Ambasciata di Spagna l’incontro ha continuato riferendosi all’Italia: “Serve leadership per girare pagina, da diversi anni siamo bloccate a causa dell’organizzazione sociale che appalta alle famiglie, ma in realtà alla sua parte femminile, le attività di welfare, di assistenza di bambini e anziani, in assenza di servizi adeguati se ne fanno carico le donne” e ha citato la Francia che spende due punti di Pil in più per la spesa sociale, il 3%, rispetto all’Italia che nonostante la forte pressione fiscale, ne spende solo l’1%. “Quella che dobbiamo combattere è una battaglia sul piano politico, culturale e d’identità – ha continuato la Bonino che ha concluso amaramente -. È un’illusione ottenere una legge organica come quella spagnola il contesto politico non è adeguato”.

Il riferimento è alla proposta di legge sulle quote di genere nei consigli di amministrazione delle società private e pubbliche quotate (leggi l’articolo su WJ)che incontra molte resistenze in Parlamento, seppur si tratti di una misura provvisoria e meno avanzata di altre dello stesso tipo già approvate in molti paesi europei. Tra cui la Spagna, che nel 2015 raggiungerà la percentuale del 40% di donne nei cda grazie alla Ley de Igualdad che ha anche stabilito: 13 giorni di congedo di paternità separati da quelli della madre, sovvenzioni per le lavoratrici autonome, obbligo per le aziende con più di 250 dipendenti di elaborare “programmi di uguaglianza” nelle assunzioni e nelle promozioni, adozione dei bilanci di genere nelle proposte di legge che non possono essere altrimenti presentate alle Camere e una equilibrata rappresentanza nelle liste elettorali (almeno il 40% deve andare all’altro genere, maschio o femmina che sia). A queste misure obbligatorie se ne affiancano poi, altre di carattere programmatico ma non meno importanti, dal punto di vista strategico come l’istituzione in ogni Ministero di “unità di uguaglianza“, strutture di lavoro che hanno la competenza di analizzare i provvedimenti amministrativi in una prospettiva di genere cioè che tenga conto dell’impatto sui maschi e sulle femmine e una maggior collaborazione a livello di polizia e giudiziario per combattere la violenza domestica, sessuale e i casi di discriminazione.

La Consigliera De La Vega, con la passione e l’esperienza di una vita caratterizzata da traguardi straordinari per una donna culminati con la nomina durante il governo Zapatero alla vicepresidenza del Consiglio e poi al Consiglio di stato ha raccontato come la Spagna, un paese senza libertà civili sia riuscito a raggiungere la rappresentanza del “40% delle donne in Parlamento, del 60% di iscritte all’Università, in 30 anni abbiamo fatto passi da gigante”. Ha ricordato come le libertà sono state conquistate con le rivendicazioni: “Le società che sono avanzate di più sono quelle in cui le donne hanno chiesto e il primo passo è essere coscienti della situazione. La crisi economica mondiale ci pone di fronte a nuove sfide e come andare avanti dipende da noi, specialmente da noi donne”. E ha elencato tre regole: agire perché nessuno lo farà al nostro posto, cercare un’alleanza con gli uomini e avere fiducia, niente è impossibile, “ne sono sempre più convinta” e ha citato lo slogan della manifestazione delle donne italiane del 13 febbraio: “Se non ora, quando?“.

Un altro aspetto dell’esperienza spagnola che ha voluto sottolineare alla platea italiana è la cooperazione (dei diversi organi dello Stato per avvantaggiare le donne nell’inserimento a pieno nella società), la trasparenza e il controllo riferendosi al bilancio di genere, ovvero al calcolo delle ricadute economiche sui due sessi delle scelte politiche. L’augurio è che anche in Italia, come è nella penisola iberica il bilancio di genere sia compreso nella Finanziaria.

“L’alleanza con gli uomini è ancora molto difficile” ha commentato la senatrice Maria Ida Germontani anche se l’atteggiamento dei parlamentari maschi è mutato, “qualche anno fa si liquidavano le questioni femminili, questa volta gli interventi sono stati più ponderati e documentati” ha continuato la senatrice Pdl, riferendosi alla votazione in Senato alla proposta sulle quote rosa nei Cda.  Le radici del problema di un’uguaglianza sostanziale sono per lo più culturali. “In Italia non è condivisa la visione di un paese paritario – fa notare Cristina Molinari, presidente di Pari o Dispare –  dove uomini e donne abbiano uguali possibilità di scelte, l’approccio deve essere prioritariamente economico e si deve riflettere nei media”.

Un articolo sull’elezione di De la Vega al Consiglio di stato

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