WOMAN's JOURNAL

Un’italiana nei Paesi Bassi, dove il sesso (a sorpresa) è tabù

di Giovanna Boglietti
I capelli neri ordinati in un caschetto scalato, lo sguardo pungente e vivace, due graziosi nei sotto la coda dell’occhio destro. Sara è un’artista, studia all’Accademia delle Belle Arti di Torino e sta preparando la tanto agognata tesi; ma è il suo viso a parlare per lei, a farne un quadro.
Racconta a Woman’s Journal la sua esperienza Erasmus nei Paesi Bassi, dove è rimasta per 6 mesi; un percorso coinvolgente e talvolta “accidentato” non solo di artista, ma anche di giovane donna.
La sua vita è stata trasferita all’Accademia d’Arte Minerva di Gròningen, per i forestieri Groninga (nella foto Flickr by Bert Kaufmann), uno dei centri più rinomati dell’arte contemporanea in Europa. Cittadina del nord, a due ore da Amsterdam e a 45 minuti dal mare, è la meta degli studenti che affollano le sue due università, 40mila in tutto su una popolazione di oltre 180mila abitanti. Gli olandesi la chiamano “la città dei talenti”, perché è la città “più giovane” del Paese. Soprattutto è vivibile, verde, poco caotica, a metà fra la Stad (la città, appunto) e il Groot Loug, un grande villaggio.
Sara si è presentata all’Accademia Minerva con il suo bagaglio professionale e ha scoperto un mondo nuovo, dal punto di vista accademico:
Tutto veniva gestito con precisione e velocità. I docenti hanno dimostrato di avere una grande apertura mentale, coinvolgevano gli studenti Erasmus nel lavoro (sforzo in genere non comune), avevano un metodo di insegnamento a me sconosciuto ma molto efficace, che univa al meeting individuale anche meeting di classe, per far sì che gli studenti imparino a parlare della loro opera e a presentarla a un pubblico. Tra i compagni, poi, non ho percepito l’individualismo e la competizione che dominano in Italia.
Nonostante questo, i rapporti interpersonali con gli olandesi non sono stati facili:
Vivere all’estero per un certo periodo regala una visione più aperta delle cose, permette di conoscere non soltanto la cultura del posto ma tutte le culture che, quel posto, lo stanno visitando. Ho creato quindi anch’io quella che molti sentono come “la famiglia Erasmus”.
Eppure, avere a che fare con gli olandesi è stato duro: sono molto timidi e introversi, tirano una linea di confine attorno a loro che non permette di conoscerli a fondo. Mi è capitato di incontrare persone già viste e che queste stentassero a salutarmi; insomma, si ha la sensazione di dover iniziare sempre tutto daccapo con loro.
All’inizio mi sembravano davvero strani, poi mi sono abituata. Cambiano umore facilmente, hanno atteggiamenti meno trasparenti e più spigolosi dei nostri, abitudini diverse come quella di andare in bici a – 5 gradi con i capelli ancora bagnati o quella di pulire i piatti con il detersivo e asciugarli senza sciacquarli. Le biciclette poi sono state un vero incubo per me: vanno velocissime, ce ne sono un’infinità all’ora di punta (le 17). E poi, sono molto alte, hanno ruote larghissime, per fermarsi non ci sono freni ma si pedala all’indietro. Più volte ho rischiato incidenti.
Credevo che gli olandesi dell’Accademia, essendo artisti, fossero diversi; invece, non è stato così. Sono chiusi addirittura fra di loro. Sembra che abbiano paura di divertirsi e sciogliersi, se non dopo una decina di birre. Sì, perché quella è la media di bevute per sera. Cosa stupefacente per noi stranieri resta la l’abitudine a rifornirsi di birra per le loro amatissime feste private (soprattutto causa maltempo): ho visto uscire ragazzi dal supermercato con interi bancali.
C’è qualcosa, però, che ha lasciato in Sara un forte senso di ammirazione, il rigore:
Mi sono sempre sentita sicura. La città è vissuta dagli studenti fino alle 6 del mattino e la polizia è sempre presente. Basta pensare che una sera, davanti alla discoteca della vicina Emmeloord, ho visto due file ordinate di persone in attesa di entrare. Venivano fatti controlli rigidissimi con metaldetector e scanner delle carte d’identità elettroniche. Questo perché chi ha dai 14 ai 19 anni resta in discoteca dalle 23 all’una e poi deve uscire. Se non segue la direttiva, riceverà una penale e non potrà più frequentare quella discoteca per un anno.
In più, gli ubriachi non sono tollerati, né nei locali né per strada. I conducenti dei mezzi pubblici e i bodyguard che stanno sui mezzi possono decidere di lasciare a piedi un ubriaco, di dargli una multa e di proibirgli l’uso dei mezzi pubblici fino a 3 mesi.
Insomma, i ragazzi sono molto più responsabili a livello sociale. Molti lavorano già dai 18 anni (prima non possono) e sviluppano una certa maturità. Naturalmente, non esistono contratti in nero. Che dire, è un popolo serio, quello che per gettare i rifiuti prevede una tessera magnetica che apra i bidoni del condominio. In Italia se ne parla adesso.

Una delle foto per "Corpi violati" di Sara Pelle

Questo il clima in cui Sara ha presentato la sua tesi “non femminista, ma legata alla donna”, tiene a sottolineare. Oggi quella tesi ha un titolo, “Corpi violati”, e tratta delle artiste che, dagli anni Sessanta, hanno affrontato con le loro opere il tema della violenza sessuale. Sara ha mostrato ai docenti olandesi i suoi disegni e soprattutto alcune fotografie costruite sul tema e scattate da lei, anche soggetto delle immagini (foto a sinistra).
Hanno apprezzato molto i miei lavori e mi hanno incitata a continuare. In realtà, avrei voluto approfondire il discorso della donna, in relazione al suo corpo e al suo ruolo, con le prostitute dei quartieri del piacere di Amsterdam. Però, di fronte alla riservatezza degli olandesi, non mi sono buttata.
È stata proprio la mia mentor, la studentessa che mi ha fatto da guida, a mettermi in guardia, perché gli olandesi glissano e non parlano di sentimenti intimi, di confidenze e di sesso in particolare. I maschi hanno tutta un’altra virilità, che a noi latini pare tiepida. La mentor mi ha spiegato che sanno come stanno le cose, ma che non le considerano.
Se nasci con certe libertà non ci fai caso; mentre noi stranieri tendiamo a ingigantirle. Prendiamo i coffeeshop, per esempio: gli olandesi non li frequentano, sono realtà turistiche. Da questo punto di vista, la loro chiusura è invece apertura, qualcosa di anticonvenzionale.
Il riferimento va ai quartieri a luci rosse di Amsterdam, che Sara ha visitato:
L’Olanda non è il sesso o il fumo libero, è prima di tutto un Paese dal grande patrimonio artistico. Eppure nell’immaginario collettivo queste due identità convivono in egual misura. Esistono delle regole anche per i quartieri del sesso, regole per i turisti (questo indica l’approccio dello straniero): la prima è quella di non fare tappa ad Amsterdam scegliendo i quartieri del piacere come prima meta, per sottolineare che l’Olanda è altro; la seconda è non infastidire le prostitute; non fare foto né baccano, perché le zone a luci rosse periferiche sono abitate anche da famiglie e i gabiottini delle ragazze si mimetizzano nelle viuzze, si vedono ma non spiccano. Sono quartieri normali, disseminati di telecamere e di bodyguard, che intervengono a ogni allarme lanciato dalle prostitute.
Ricordo di aver letto su un giornale locale l’intervista alla segretaria del sindacato delle prostitute attivo in Olanda. Diceva che di loro solo il 30 per cento è dei Paesi Bassi, il resto (davvero variegato) è costituito da straniere. Spiegava poi che non si sceglie di darsi come professione, lo si diventa. All’inizio molte lo fanno per pagarsi gli studi. Quasi tutte lavorano dalle 12 alle 16 ore al giorno e pagano le tasse per l’attività del loro gabiottino. Ma stanno avviando una lotta sindacale perché non hanno ferie, malattia, indisposizione. Quello su cui si sta discutendo è il diritto della prostituta a fermarsi nei giorni del ciclo mestruale e ad avere incentivi per garantire a sé e ai clienti maggiore igiene.
Mondo sottovalutato, questo, dagli stranieri, spesso aggressivi:
Gli italiani sono molto apprezzati all’estero. In Olanda amano sentire il suono della nostra lingua, così dolce rispetto alla loro, che è gutturale. Ma alcuni non si comportano bene: ho visto gente che parlava in dialetto per farsi capire e mettendo apposta in difficoltà il cameriere, e ho visto una prostituta uscire arrabbiatissima dal suo gabbiotto urlando: “Italiano, figlio di…”.
Chissà cosa le avranno detto, poverina! Sono atteggiamenti irrispettosi, ma che non rappresentano un Paese.
Così come l’Olanda non è solo luci rosse. Ha regalato al mondo i colori di Van Gogh.

 

Leggi le altre interviste:

Shangai

Londra

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One Response

  1. L. ha detto:

    Non ho ancora avuto l’opportunità di visitare i Paesi Bassi, ma credo lo farò, lasciando stare queste “attrazioni” turistiche…

    Sul comportamento, beh ricordo ancora quando andai a Derby, Inghilterra…dove l’abitudine di ubriacarsi era comune a tanti giovani che in camicia a maniche corte e sotto una nevicata (era S.Valentino!!!!) cantavano e passeggiavano più rossi degli astici!!!! ed era quello il modo esatto per farli rendere più simpatici.Trovo che noi italiani abbiamo la fortuna di essere aperti, ma lo svantaggio di essere molto competitivi, che per certi aspetti rappresenta anche un punto di forza, in grado di farci emergere…
    e che dire del rispetto della fila in discoteca,con orari annessi, e del posto di lavoro delle ragazze a luci rosse,mimetizzate nei quartieri residenziali ? fantascienza pura qui! alle volte mi sento poco italico come modo di fare!

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