WOMAN's JOURNAL

Per voce creativa: Giovanna Lacedra intervista Elisa Cella/ blog Woman’s art

 

“PER VOCE CREATIVA” è un ciclo di interviste riservate – e dedicate – alle donne del panorama artistico italiano contemporaneo. Per questa sesta intervista, Giovanna Lacedra incontra Elisa Cella (Genova, 1974).

Elisa disegna disegnando circonferenze. Elisa dipinge dipingendo circonferenze.
Circonferenze piccole, poi piccolissime, poi minuscole, che lei ama definire “pallini”.

Il cerchio – che i Rinascimentali consideravano forma perfetta ed emblema della divina perfezione –, diventa per lei l’idioma, l’elemento modulare che le permette di edificare l’infinito a partire da uno zero.

La sua mano gira in tondo, purista e perfezionista, vortica e trova per ogni centro il suo cerchio. Si potrebbe pensare che tutto questo lavoro sia opera di un compasso ipercinetico. Mentre invece così non è. La mano è libera, la tecnica lenticolare, e il risultato impeccabile.

“Io disegno a pallini”, mi dice sorridendo. E continua: “…da quando ho iniziato non ho più potuto smettere!”.

Una circonferenza chiama l’altra. Ma soprattutto, circonferenze di differenti dimensioni, accostate le une alle altre, costruiscono percorsi, corpi, somatizzazioni, combinazioni multicellulari, bio-astrazioni, sinapsi e topografie di sensazioni.

Questi  “pallini” non nascono per puro caso. Sono, anzi, figli di una mente ordinata e scandagliatrice. Sono il risultato creativo di una formazione culturale scientifica e matematica.

I “pallini” sono la “cifra” di Elisa Cella. Sono quell’unità che si moltiplica al fine raccontare – su  carta o su tela –, il desiderio, il dolore, la perdita, la depersonalizzazione, il contatto e l’assenza di contatto.

La vita, nella sua circolare ciclicità. E il mistero dell’universo fuori e dentro di noi.

G.:  Descrivimi la Donna che sei:

E. : Sono un essere umano.  Una donna, un’artista, una mamma separata. Padrona di un cane, e appassionata di scienza e fantascienza. Sono un’ex matematica, una lettrice, un’ascoltatrice di radio e di musica, un’atea. Mi piace visitare mostre e musei (anche quelli scientifici), mi piace il cinema, (ma i film li guardo soprattutto in streaming). Mi interessa la politica nazionale ed internazionale. Mi piace camminare in montagna, non sopporto il caldo, mi piace viaggiare, sono pigra, con la tecnologia me la cavo, so usare il trapano, so montare mobili. Sono bio…

So stare nel mondo ma non sempre, ho bisogno anche del mio mondo.

 

G.:  Cos’è una Donna secondo te?

Un essere complesso, che a volte si riduce o viene ridotto ad uno stereotipo.

 

G.:  Come vedi collocata la donna nella società contemporanea?

E. : Penso che vi siano molti Stati in cui la donna vive meglio che in Italia, ma ancor di più trovo che esistano luoghi in cui vive peggio. Ovviamente anche nel nostro paese ci sono realtà tra loro diversissime. In tutte le classifiche OCSE siamo drammaticamente lontani dai vertici. Le donne si laureano di più e meglio, eppure sono assunti più facilmente gli uomini, ed a parità di lavoro, le donne vengono pagate meno. Inoltre, tutte le religioni moderne sono rimaste centrate sull’uomo e gestite da uomini.

 

Elisa Cella

G.:  Certo, tutti i dati che hai messo in evidenza non possono che far riflettere. Ma circoscrivendo la situazione femminile al mondo dell’arte, tu come definiresti il ruolo dell’Artista-Donna nel corso della storia  e nel contemporaneo?

E. : Lo definirei “minimo”. Un ruolo “minimo”. Almeno fino al ‘900, e non solo nell’arte. È stato minimo anche il ruolo che la donna ha avuto più in generale nella cultura,  nella scienza e nei ruoli di potere. Dal ‘900 in avanti c’è stata una risalita.

 

G.:  Qual è il dovere di un’Artista-Donna nella società contemporanea?

E. :Un/ una Artista non ha doveri nei confronti della società; piuttosto, ha doveri nei confronti del proprio lavoro.  Ha il dovere di essere sincero/a e dire qualcosa di nuovo, di intelligente, di profondo. E dovrebbe dirlo in maniera poetica. Poi penso che una donna-artista possa avere un punto di vista originale ed ancora non pienamente espresso, sulla donna e sul mondo.

 

G.:  Più in generale, come vedi collocata l’arte nella società contemporanea?

E. : Trovo che oggi, vista la crisi, si punti più sul mercato sicuro che sulla ricerca…

 

G.:  Quando, come e per quale ragione una donna come te diventa un’Artista?

E. : Penso che in qualche modo c’entri la follia, la visione, la vocazione, l’ispirazione, l’ossessione, la sensibilità, l’intelligenza, la passione, la fortuna, il vissuto… Quando? Esattamente nel novembre del 1999. Ho preso in mano i pennarelli e per la prima volta ho disegnato a pallini. Chiamo “pallini”  le circonferenze che costruiscono le mie immagini. Da allora non ho più smesso. Il lavoro si è strutturato da subito in due ambiti di ricerca, all’inizio in bianco e nero, poi nel tempo ho sentito l’esigenza di usare colore, pennelli, acrilico, tele e poi olio…

 

G.:  La tua formazione?

E. : Ho studiato prima al liceo scientifico e poi all’università ho scelto la Facoltà di Matematica.

 

G.:  Una formazione piuttosto “razionale”: Eppure ad un certo punto, cambi strada e diventi un’artista…A questo punto mi piacerebbe sapere: cosa osservi del mondo? E cosa di ciò che osservi diventa materiale da plasmare con la tua creatività?

E. : Cerco di osservare il mondo nelle sue complessità, direttamente o indirettamente, con gli strumenti che l’esperienza, la cultura, la scienza, l’arte e la tecnologia mi permettono di usare. Nel mio lavoro filtrano le percezioni fisiche delle emozioni e anche le fascinazioni biologiche.

 

G.:  Quali sono le tematiche della tua ricerca artistica?

E. : Sono due: Topologia Sensoriale e Complementare. La topologia in matematica descrive  un insieme rappresentandone i sottoinsiemi. Analogamente in Topologia Sensoriale cerco di descrivere l’essere umano in generale e la donna in particolare, rappresentando dei singoli momenti in cui il soggetto prova una determinata emozione. Seziono la percezione dell’emozione e la rappresento. In Complementare invece ci sono i lavori ispirati alla biologia: cellule, tessuti…

 

G.:  Quale tecnica adoperi? Quale supporto?

E. : Inchiostro su carta, acrilico ed olio su tela. Ed ovviamente dipingo a pallini.

 

Elisa Cella all’opera

G.: Quale reazione desideri abbiano i fruitori del tuo lavoro?

E. : Non saprei. Viscere, stupore, interesse, ansia, immedesimazione, curiosità, piacere, turbamento, sintonia, cattura, paura… Vorrei che riconoscessero una parte di sé, vorrei che restassero in qualche modo imprigionati, impigliati tra le maglie circolari delle mie creazioni…

 

G.:  Come nasce un tuo lavoro, step by step ?
E. : Per i lavori sul corpo parto da un’emozione forte e quando la provo so che è lei. Di solito ha già tutto: la posizione del corpo, il come. Poi faccio uno o più disegni in piccolo. Nascono subito a colori o in bianco e nero. Quindi passo alla tela. Prima piccola, poi grande. Per quanto riguarda i lavori biologici, di solito ho in mente immagini al microscopio che lasciano emergere la mia voglia di digerirle e dipingerle a modo mio. A volte un momento di ispirazione genera pochi lavori, altre volte, invece,  ne fa nascere  moltissimi. In certi casi il tutto dura poco, in altri la ricerca si protrae nel tempo, e così mi è capitato di lavorare su una serie per anni, anche riprendendola dopo brevi o prolungati intervalli.

 

G.: Quali sono i tuoi riferimenti storici? Quali artisti o correnti hanno in qualche modo contaminato e influenzato il tuo lavoro?

E. : Klimt, Bourgeois, Mosset e la pittura analitica, Dadamaino, Munch, Lempicka, Kusama, Pane, Kandinskij, Malevič, Reinhardt, Bosch, Marisa Merz… (ma ho conosciuto la maggior parte di loro solo dopo aver iniziato a disegnare e dipingere).

 

G.: Ad ispirarti ci sono anche letture particolari? Autori, poeti, filosofi, musicisti… che riescono a suggerirti qualcosa?

E. : No, non esistono autori che abbiano influenzato in particolar modo il mio lavoro. Vengo influenzata soprattutto dalle immagini: foto di tessuti, cellule, testi di anatomia. Una volta il titolo di un testo di psicologia divenne lo spunto per un’idea. In questo momento sto leggendo “L’incanto del lotto 49” di Thomas Pynchon, ho appena letto il Decameron di Boccaccio. L’altra sera ho ascoltato per la prima volta Morton Feldman suonato dal quartetto Klimt. La mia poetessa preferita è Wislawa Szymborska, e tra i  musicisti che mi piacciono annovero: Enrico Rava, Petra Magoni, Orb, Bjork, Nina Simone, CSI, Yma Sumac, Massive Attack, Shonberg…

G.: Oh, condivido con te la passione per la poesia di Wislawa Szymborska, eccezionale autrice polacca scomparsa da pochi mesi. Ora invece vorrei che tu scegliessi 3 opere, per presentarmi il tuo lavoro:

E. : 13-C05

Neuroni, cellule, connessioni, contatti, reti neurali…

 

Elisa Cella, 13-C05 (acrilico su tela, 100x130cm, 2013)

 

E. : 12-TS02

Un dolore…

Elisa Cella, 12-TS02 (inchiostro su carta, 20x20cm, 2012)

 

E. : 12-C07

Qui, una cellula o un tessuto si apre – o rompe – ed insemina – o contamina – l’esterno.

 

Elisa Cella, 12-C07 (acrilico su tela, 100x140cm, 2012)

 

G.: L’opera d’arte più “femminile” della storia  :

E. : “Il movimento delle cose” di Dadamaino.

 

G.: Eduarda Maino, già… una donna tra due colossi come Manzoni e Fontana, in quegli anni… E invece qual è l’opera d’arte che ti fa dire : “questa avrei davvero voluto realizzarla io!”

La scoperta del Bosone di Higgs.

 

G.: Work in progress e progetti per il futuro?

E. : Sto lavorando ad un quadro sulla perdita, in questo momento. Dal 7 al 22 maggio ho esposto una mia opera nella mostra collettiva “Shop, les jeux d’amour” a cura di Alessia Locatelli, presso la galleria Ostrakon a Milano, dall’11 maggio al 30 giugno, invece ho una mia mostra  personale, dal titolo “Rete Neurale” all’interno di “Tracciati: cinque artisti a confronto” a cura di Dario Orphé , presso il Castello Chiaramontano di Racalmuto (AG). Infine,  il 16 giugno verrà inaugurata una bipersonale  intitolata “Cerchio: per un’estetica dell’infinito”, a cura di Alessandro Trabucco presso la galleria Fuel di Livorno, con Silvia Serenari, una bravissima artista livornese.

 

G.: Il tuo motto in una citazione che ti sta a cuore:

E. : “Un miracolo, basta guardarsi intorno:

il mondo onnipresente.

Un miracolo supplementare, come ogni cosa:

l’inimmaginabile

è immaginabile.”

(La fiera dei miracoli – Wislawa Szymborska)

 

Per approfondire: www.elisacella.it

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