WOMAN's JOURNAL

Sesso, matrimonio e legge

di Gaia Marano

Nella maggioranza dei Paesi Occidentali, la cosiddetta “esenzione maritale dello stupro”, nel passato ha reso legale la violenza sessuale perpetrata dal marito ai danni della propria coniuge o stabile compagna. Si sosteneva, infatti, che con il matrimonio la donna avesse contratto un debito, in virtù del quale avrebbe dovuto soddisfare -poiché contrattualmente obbligata- qualsiasi richiesta sessuale del marito. Anche in Italia, fino al 1976, lo stupro all’interno della coppia sposata era ritenuto lecito.

La violenza carnale, nel rapporto tra marito e moglie, era considerata una contraddizione in termini, tuttavia, negli anni ’70 le pressioni e l’impegno dei movimenti sociali e, soprattutto, femministi fecero largo ad una decisione innovativa – la Sentenza n. 12857 del 1976 – con la quale la Cassazione, per la prima volta nella storia italiana, affermò che “commette il delitto di violenza carnale il coniuge che costringa con violenza o minaccia l’altro coniuge a congiunzione carnale”.

Da ultimo, citiamo la sentenza emessa quest’anno dal Tribunale di Forlì –sentenza di condanna a quattro anni di reclusione, oltre che al risarcimento di 10.000 Euro per i danni morali cagionati-, a carico di un 38 enne che ha costretto ripetutamente la moglie ad avere rapporti sessuali, sebbene il loro rapporto sentimentale si fosse già estinto.

E’ stato, infatti, clinicamente rilevato che l’abuso sessuale in ambito “domestico” -ai danni di un coniuge, ad esempio, o di altri componenti del nucleo familiare- produce effetti devastanti sulla psiche della vittima, ancor più della violenza perpetrata da un perfetto estraneo.

Oggi, in Italia, la Legge n. 154 del 2001 ha introdotto importanti misure proprio per contrastare l’esercizio della violenza nelle relazioni familiari.

Tuttavia, ancora molto deve essere fatto per sensibilizzare le persone e, soprattutto per spronare le vittime –nella maggioranza dei casi, le donne- a parlare dei propri problemi, ricordando che, qualunque violazione, fisica o psicologica, del proprio corpo è oggi legalmente riconosciuta come “violenza” e, in quanto tale, è punibile.

Vi è, infatti, un diritto all’integrità fisica e psichica, costituzionalmente riconosciuto a tutti gli “individui”, senza che sia permessa alcuna distinzione né di sesso, né di razza.

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Archiviato in:diritti, salute, società,

3 Responses

  1. cristina ha detto:

    Sembra ovvio che i rapporti interpersonali debbano basarsi sul reciproco rispetto, ma la realtà è sempre molto più complicata. Questo articolo è interessante perchè mette in evidenza come nei paesi più emancipati dal punto di vista sociale si sia aperto un dibattito sulla dignità della persona, e della donna in particolare, che così scontato certo non era. Il risultato di questa riflessione (che certo non ha avuto un percorso facile e breve…) sono norme che riconoscono il diritto di decidere della propria persona e permettono di riconoscere un reato in azioni che erano giustificate da un’idea della donna, come pure dei minori, come una proprietà di cui disporre a proprio piacimento. E’ una grande conquista del nostro mondo ancora lontana però in gran parte del resto del mondo.

  2. marina ha detto:

    Se non ora…quando????? Mi sembra che sia un processo molto lento quello dell’emersione delle donne dalla loro condizione di subalternità, anche in paesi evoluti, almeno sembra, come il nostro. Sono d’accordo che le leggi sono fondamentali, perchè è ad esse che ci si appella per far valere i propri diritti. Nel nostro paese sono stati fatti passi importanti in questo senso, ma la messa in pratica di una cultura di pari opportunità è ancora lontana. Apprezzo che la Ministra Fornero veda riuniti nel suo dicastero welfare e pari opportunità. Ho condiviso il suo intervento in cui precisava che le pari opportunità per noi donne si promuovono attraverso ciò che si intende con welfare e con l’inserimento nel mondo del lavoro. Non più chiacchiere ma fatti concreti.

  3. anna ha detto:

    L’accettazione di questi soprusi spesso deriva dall’essere cresciuti in un contesto che non ha insegnato la consapevolezza ed il rispetto della propria persona. E’ molto più frequente di quanto non si pensi, per cui diventa normale che in famiglia abusino di te. Tanti vivono questa situazione senza rendersi conto della sua gravità. Per reagire ad un problema bisogna prima di tutto capire di averlo.

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