WOMAN's JOURNAL

Parto cesareo: perché è in crescita e quali sono i rischi

Le donne preferiscono quello naturale, ma il ricorso al taglio cesareo sembra testimoniare una tendenza opposta. In Italia infatti il 38% dei parti avviene con l’intervento chirurgico, ben al di sopra delle altre medie europee: come il 20% registrato in Francia e il 23% in Inghilterra. Ad aggravare la situazione basti pensare che ci allontaniamo anche dalle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo la quale questa quota non dovrebbe superare il 15%.

La distribuzione all’interno del nostro Paese non è omogenea, ma si presenta con picchi maggiori a Sud e in particolare con un aumento da 8,5% del 1980 a 53,4% del 2000 in Campania e da 7,1% a 37,6% in Calabria. Tra ospedali pubblici e cliniche private spetta a queste ultime il maggior ricorso al taglio cesareo.
A cosa è dovuto questo aumento? Chi sceglie di medicalizzare sempre di più un evento naturale qual è il parto? E con quali motivazioni? Per conoscere la realtà del parto cesareo ci siamo rivolti a Franco Colombo, primario di ginecologia dell’ospedale Civile di Piacenza. Per avere un punto di vista diverso abbiamo fatto una chiaccherata con una pediatra di un ospedale dell’hinterland milanese.

Dottor Colombo, quali effetti positivi o negativi ha il parto cesareo su madre e neonato?

Per prima cosa ci tengo a dire che il taglio cesareo è a tutti gli effetti un intervento chirurgico, nemmeno tra i più semplici, che porta con sé tutti gli elementi propri di un’operazione: rischi, benefici, anestesia, invasività e conseguenze postume. Le dico a titolo esemplificativo che quando in Università ho avuto il compito di formare chirurgicamente  gli specializzanti di Ostetricia e Ginecologia, prima di eseguire un taglio cesareo, il neo medico aveva l’obbligo di eseguire almeno parzialmente altri interventi ginecologici nei quali aveva tutto il tempo per prepararsi e decidere come muoversi,cosa impossibile nel caso di un taglio cesareo.

Come ogni intervento quindi, non deve essere mai usato per comodità, vera o presunta, né del medico né della paziente. Il medico infatti conosce ed è suo dovere esporre alle pazienti i rischi legati alla pratica del taglio cesareo, sia materni che fetali. Alcuni esempi? La cosiddetta distocia di spalla, ossia la mancata fuoriuscita delle spalle dovuta a dimensioni troppo grandi del neonato o a un bacino troppo stretto della madre, è più frequente in un taglio cesareo rispetto al parto naturale. Se consideriamo gli aspetti fisiologici, non dobbiamo inoltre dimenticare che la spremitura naturale che il feto subisce nel passare nel canale del parto non avviene durante il cesareo, con conseguente inspirazione da parte del neonato del muco che occupa le vie aeree prima della nascita e che quindi finisce poi nei polmoni causando problemi respiratori.
La madre invece può rischiare, con l’intervento chirurgico, possibili lesioni dell’apparato vescicale e intestinale, con conseguenze anche più gravi dovute alla placenta che si posiziona in luoghi anomali in  successive gravidanze.

Chi deve prendere la decisione di eseguire un cesareo?
La decisione per un taglio cesareo spetta ovviamente al medico e non alla madre, né ai parenti. Purtroppo la situazione attualmente è complicata da un meccanismo di comunicazione viziato in cui attraverso mass media, medici, magistratura, e spesso a causa dell’incapacità della gestione delle crisi in campo ospedaliero, alle donne arriva il messaggio che il taglio cesareo sia in grado di risolvere ogni problema legato al parto.

Quindi ci sono delle responsabilità?
Credo che in questi ultimi anni il taglio cesareo sia stato quasi ‘banalizzato’ in modo eccessivo da tutti i media e purtroppo anche da alcuni medici, che ne hanno fatto una comoda scappatoia allo stress dell’assistenza al parto in orari del tutto non programmabili altrimenti.
Tutto parte dal concetto di malasanità e dal fatto che attraverso i media passa spesso solo il lato “umano” e meno quello clinico: familiari e pazienti pensano di aver subìto un errore medico, lo denunciano, spesso utilizzano i media per farlo. Ma quanti di questi presunti errori sono davvero tali? E di quali poi, sempre attraverso i media, si viene a sapere l’esito delle indagini?
In casi legali in cui il parto ha una componente fondamentale, spesso il magistrato come prima domanda chiede all’operatore perché non sia stato eseguito un taglio cesareo. Il medico quindi, memore di questa considerazione “legale” del taglio cesareo, si trova in alcuni casi portato e spinto nel praticarlo.

Come si può ridurre questa percentuale?
Nella mia esperienza più che decennale svolta in diverse strutture ho potuto constatare che l’atteggiamento tecnico del medico è influenzato dal tipo di informazioni, per qualità e quantità, che parenti e paziente sono riusciti ad avere sul tema del parto cesareo e da quanto questi stessi medici sono sotto pressione per paura di denunce o ritorsioni nel caso qualcosa vada storto con il parto naturale. Queste informazioni – corrette – devono essere date in primo luogo dal personale medico, che non deve rifugiarsi nel parto chirurgico per gestire meglio le proprie pazienti, e in secondo luogo, ma forse anche più importante, anche dai media.

Malpractice, mass media e sfiducia: sono le tre componenti di questa percentuale così alta di tagli cesarei?
Sono convinto che l’immagine che hanno diffuso i media in questi ultimi anni non ha favorito assolutamente una risoluzione corretta dei casi e quindi ha amplificato la percezione nelle utenti di una malpractice che è molto meno diffusa di quanto sia in realtà.
È doloroso ammettere che a livello di Ordine dei Medici non vi sia stata nessuna azione contro questa propaganda disfattista nei confronti del settore ginecologico, e credo pertanto che sia indispensabile che la si smetta di offrire al pubblico versioni niente affatto scientifiche che non aiutano certo a migliorare un clima di fiducia – già comunque da risanare – che viene in tal modo distrutto definitivamente.

***

V.M, da pediatra, ci può raccontare qual è il punto di vista del “neonato” durante un cesareo?
Più che parlare degli effetti che ha, direi che sia più importante sottolineare ciò che il cesareo non provoca nel neonato. Durante il travaglio infatti la madre libera una serie di ormoni come adrenalina e noradrenalina che aiutano il neonato a prepararsi allo stress del parto.

Come si presenta il decorso post-operatorio?
Dal punto di vista del neonato il decorso post-operatorio è uguale, anche se bisogna tenere in considerazione che la montata lattea dopo un parto cesareo arriva in ritardo rispetto a quanto avviene dopo un parto spontaneo, per cui a volte è necessario dare un’aggiunta di latte artificiale, aspettando che alla madre arrivi il latte. Inoltre il neonato da taglio cesareo rimane con la mamma 5 giorni in ospedale anziché 2-3.

Quando è meglio sceglierlo e perché?
Le indicazioni al parto cesareo sono numerose e dipendono sia da cause materne, che da cause fetali. Per lo più si sceglie un cesareo se la madre è affetta da malattie importanti come diabete, gestosi, HIV o se il feto si trova in posizione podalica o di spalla,  o se c’è una sproporzione  tra la grandezza del feto e del bacino, o ancora se dagli esami si vede che nascituro manca ossigeno

Chi dovrebbe prendere questa decisione? O proporlo?
La decisione dovrebbe sempre essere un atto medico-ostetrico, purtroppo nelle cartelle ostetriche si legge sempre più spesso che la scelta è stata della madre.

Perché secondo te in Italia vi è una percentuale così alta di parti cesarei?
La percentuale in Italia dei parti cesarei varia dal 40% in strutture sanitarie pubbliche fino al 70-90% in cliniche private, soprattutto nel Sud.
Sicuramente dietro una percentuale così alta di cesarei si cela un certa difesa legale da parte dei medici, che di fronte al più piccolo dubbio scelgono la via più medicalizzata. In più sono spesso le neo mamme, che ormai hanno il primo figlio verso i 40 anni, a spingere  i ginecologi a scegliere per loro per una via più comoda e senza dolore.

Il parto è un evento del tutto naturale, ma che ultimamente spaventa. Perché?
Sicuramente ciò che spaventa del parto è il dolore del lungo travaglio e l’idea di avere una responsabilità attiva in quei momenti concitati. Durante un cesareo in elezione avviene tutto in tempi rapidi e senza partecipazione da parte della neo-mamma.

Come si può intervenire per modificare questo trend?
Una parte importante come sempre spetta alla comunicazione, aiutando le mamme a capire perché è meglio scegliere la via naturale.
In più si dovrebbe risolvere il problema medico-legale. I medici ormai sono costretti a tutelarsi e nel prendere una decisione pensano spesso a cosa è meglio fare dal punto di vista legale.

 

Credit foto: Norte_it [Dario J Laganà]

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  1. […] Quali i rischi del cesario, per madre e bambino? Intervista a un ginecologo e a una pediatra […]

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