WOMAN's JOURNAL

E la terza vien da sè?

di Giovanna Boglietti 

Non c’è il due senza il tre. Quale sarà allora la terza ministra che darà grattacapi al premier Silvio Berlusconi, entro la fine dell’anno? Le donne della maggioranza non sembrano più così convinte di prestare il loro piacevole volto e il loro impegno politico al servizio del Pdl. Dopo la sfuriata di Mara Carfagna, pronta a lasciare il ministero della Pari Opportunità ma subito “recuperata”, è stata la volta di Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente. Lei resterà al governo “finché Berlusconi lo vorrà”, ma del partito non vuole più saperne.

Due ministre dallo stile discreto, ma attenzione a provocarle. In queste settimane, per chi le aveva criticate in quanto indifferenti alla battute del premier sul gentil sesso, hanno ottenuto la loro rivincita e piano piano stanno tirando fuori le unghie. Mara Carfagna si è schierata apertamente con la collega, affermando che “sarebbe sbagliato sottovalutare l’accaduto: il disagio espresso da Stefania Prestigiacomo nei confronti di un partito nel quale, troppo spesso, si preferisce, per fretta o disattenzione, non prestare ascolto alle idee diverse, è molto diffuso”.

Scricchiola nuovamente la maggioranza, e non per colpa dei finiani. Anche se a manifestarlo sono state proprio la pupilla di Italo Bocchino e la deputata un tempo più vicina a Gianfranco Fini. Insomma, non c’è libertà di espressione all’interno del Pdl, secondo le ministre. Ancora una volta la voce delle donne resta inascoltata: infatti anche la Prestigiacomo si infuria in sede di discussione.

Come riporta il “Corriere della Sera”, “la rottura tra il ministro dell’Ambiente e la sua maggioranza si consuma nell’aula della Camera. Motivo del contendere la proposta di legge poi approvata dai deputati con 283 sì, 190 no e 2 astenuti, che contiene interventi per agevolare la libera imprenditorialità e per il sostegno del reddito. Il ministro all’Ambiente chiede infatti a nome del governo di rinviare in commissione la legge per un approfondimento su una norma sullo smaltimento dei rifiuti per le piccole imprese. Prestigiacomo aveva spiegato ai deputati che stava lavorando a una soluzione da inserire nel Milleproroghe e per questo chiedeva il rinvio del testo in commissione, per aver il tempo di presentarla al decreto Milleproroghe. Il rinvio però viene bocciato per soli tre voti di scarto con la maggioranza che vota contro il governo e la minoranza che lo difende. Addirittura dai banchi del Pdl partivano le grida ‘dimissioni, dimissioni’. A questo punto la Prestigiacomo accusava il capogruppo Pdl, Fabrizio Cicchitto, di non averla ascoltata e di aver esposto il governo a un voto che poteva metterlo in difficoltà”.

Pace fatta. Cicchitto però ha precisato: “Su questo provvedimento, che va incontro alle esigenze delle piccole imprese, si è registrato un largo schieramento favorevole che è andato al di là della maggioranza avendo avuto il consenso dell’Udc e di Fli».

Prestigiacomo si commuove per il disappunto. Lei, che è sempre stata fiera di piangere e di dire la sua. Nel corso della sua carriera Stefania Prestigiacomo si è contraddistinta per il carattere fermo, molte volte contro colleghi maschi.

Le sue rimostranze sono state spesso “di donna”:

 2002, Girolamo Sirchia, ex ministro per la Salute, lascia in sospeso, causa ferie, il giudizio su un  ticket da imporre agli interventi abortivi. In difesa del diritto di scelta delle donne, Prestigiacomo non perde tempo a diffidarlo dall’approvare l’imposizione del ticket.

2005, in Consiglio dei ministri non si arriva a un punto sulla questione delle quote rose per le liste elettorali. Stefania Prestigiacomo spinge per il provvedimento. Il senatore Beppe Pisanu è contrario, Pier Ferdinando Casini giudica il provvedimento “non in cima al programma” e Silvio Berlusconi cerca di mettere pace, ma sbaglia la tattica persuasiva: “Non fare la bambina”. La ministra reagisce. Casini accusa il colpo: “doppio e maschilista”.

Prestigiacomo approva i divorzi veloci, sostiene le coppie omosessuali, la distribuzione gratuita dei preservativi osteggiata dal ministro Storace, che dà priorità ai vaccini. La deputata si è avvicinata alla politica con la Dc, ma ha da sempre sposato diverse cause radicali, anche dopo l’ingresso in Forza Italia nel 1994.

2006, bella quindi “compagna di…”. In questo caso, di Gianfranco Fini. Lo stereotipo riflette la propria banalità.

 2007, “Picchiare le donne è nella tradizione siculo- pachistana”. L’autore della massime è Giuliano Amato, ministro del governo Prodi. La ministra, siracusana (a 23 anni, è stata eletta presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Siracusa): “Sono offesa. Si scusi o lo querelo”. 

L’ultima battuta Stefania Prestigiacomo l’ha riservata alla collega Michela Brambilla, “la preferita del premier”: “La Brambilla è un burattino. Deve stare con i piedi per terra. Non è che si merita qualcosa solo perché è una bella donna o sa esprimersi bene in televisione”.

Prestigiacomo e Brambilla, come Carfagna e Mussolini. Allora ci può essere un due senza il tre?

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