WOMAN's JOURNAL

PER VOCE CREATIVA: Giovanna Lacedra intervista Jara Marzulli / blog Woman’s Art

“PER VOCE CREATIVA” è un ciclo di interviste riservate – e dedicate – alle donne del panorama artistico italiano contemporaneo. Ad inaugurarlo, l’incontro con Jara Marzulli (Bari, 1977).

Jara è una pittrice dallo sguardo molto intimo e materno. Ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Bari, insegna discipline artistiche ed è madre di due bambini, oltre ad esserlo delle sue tele. Tele sempre poeticamente pervase di corpi.

Già a partire dalla prima serie, intitolata “Strisce”, il corpo femminile diventa tema centrale ed essenziale della sua ricerca. Corpi feriti, fasciati, corpi gravidi;  corpi legati ad altri corpi. Garze, cerotti, lunghe ciocche di capelli, nastri di raso. Sangue. E più recentemente fiori ed insetti.

Donne, madri e bambine popolano le sue tele. L’identità femminile passa attraverso l’identità corporea.  E questo accade sin dall’infanzia. Immediatamente sei il tuo corpo che sente. E sente incessantemente: il legame, la distanza, la fusione e l’orrore del vuoto.

Jara dipinge con una tale sapienza tecnica, da potersi permettere quel graduale percorso verso la sintesi stilistica, che oggi sembra aver intrapreso.

 

Jara Marzulli

G.: Cos’è una Donna secondo te?
J.: Una donna è, nel corpo e nello spirito, un contenitore di messaggi universali

G.: Come vedi collocata la donna nella società contemporanea?
J.: Credo ci sia un peso molto oneroso che la donna contemporanea deve sostenere: il peso di una eredità che ci arriva da tutte le conquiste fatte da donne coraggiosissime, in un passato lontano e recente. Difendere tutto ciò è la nostra grande responsabilità.  Ma vedo anche molte fragilità. Mi riferisco ad una esagerazione deprimente circa l’uso dell’immagine corporea. Il corpo femminile appare oggi svuotato anche da un sano erotismo. E poi… la violenza sulle donne, ancora così ignobilmente diffusa! Questa società è complicata, se da una parte si compie la battaglia per una emancipazione e per una parità di diritti, dall’altra bisogna stare attente a non pretendere “posizioni” a tutti i costi senza conquista vera da parte dalla donna, perché questo potrebbe paradossalmente fomentare la “differenza”. 

G.: Descrivimi liberamente te in quanto Donna:

J.: Sono una donna coerente quando si tratta di compiere scelte. Forte, severa ma anche fragile.  fragilità la sento emergere quando mi concentro sul percorso infinito che è la costruzione della propria identità. Sono una guerriera delle mie idee e dei miei pensieri. Molto più equilibrata di ciò che potrei sembrare, so di essere una donna dalle ampie vedute. Ho assecondato il mio desiderio di amare, di essere amata e di avere dei figli. E sono di una sincerità estrema nel rapporto che ho con questo mio corpo, una sincerità tale da domandarmi, talvolta, in che modo affronterò il decadimento della carne.

G.: Qual è il dovere di un’Artista-Donna nella società contemporanea?
J.: Innanzi tutto non parlerei di dovere. Al di là delle battaglie femministe in cui anche una moltitudine di artiste si è battuta per esprimere le proprie idee, penso che fare arte per una donna sia un diritto. Trovo soprattutto pericoloso circoscrivere la femminilità per renderla più forte. Si rischia di ghettizzarla. Io insisterei invece per un dialogo tra opere.

G.:Quando, come e per quale ragione (se c’è una ragione)  una donna come te diventa un’Artista:
J.: Penso che non ci sia una ragione, ho seguito la mia propensione sin da piccola.

G.: Cosa osservi del mondo, e cosa di ciò che osservi diventa materiale da plasmare con la tua creatività?
J.:  Del mondo osservo l’umanità, soprattutto indagando gli sguardi. Dunque il materiale di cui mi servo è prevalentemente umano. Mi capita, quando qualcuno parla, di concentrarmi quasi esclusivamente sui suoi occhi e sulla sua gestualità. Le parole, per me, vengono molto dopo. Il fascino di un portamento o di una espressione mi da la possibilità di creare e plasmare un racconto pittorico.

G.: Quale tecnica adoperi e quali sono le tematiche della tua ricerca artistica?
J.:  Dipingo ad acrilico ed olio su tela di cotone fine. E dipingo corpi. Il corpo è sempre stato centrale nelle mie opere. E negli anni mi sono concentrata su tematiche relative al ricordo, all’origine, alla ricerca della propria identità, alla scoperta di sè. Dipingere è per me un tentativo di riscrivere quella storia nascosta nel corpo, quella storia che abita ciascuno di noi. E per narrarla uso oggetti simbolici come nastri, garze, insetti. La mia pittura si serve della carne per andare oltre la carne. Le mie donne vivono immerse in una atmosfera liquida. E la dimensione temporale non è mai definibile.

G.: Vuoi narrarmi la genesi di un tuo lavoro?
J.:  Parto sempre da uno studio fotografico: ho già chiara nella mia mente un’idea quando preparo il set. Ecco, già da quel momento la mia opera prende a vivere. Faccio una selezione accurata delle fotografie, e una volta operata la scelta, procedo con la  trasposizione pittorica. Comincio  stendendo prima una imprimitura gocciolante con gesso e colla sulla tela. Poi studio le proporzioni del disegno, e con matite colorate vado a costruire le figure. Nella fase di abbozzo mi servo di tonalità verdastre per la resa dei volumi. In sostanza la mia pittura si risolve per velature:  le ultime due sono molto liquide e calde: prediligo infatti i toni degli ocra, dei rossi e delle terre, per concludere un mio lavoro.

G.: Quali artisti o correnti artistiche hanno in qualche modo contaminato e influenzato il tuo lavoro?
J.:  Da sempre subisco l’incanto dell’arte risalente al secondo Ottocento Francese, a partire dalla rottura con la tradizione e con l’accademismo, operata dagli Impressionisti a partire dal 1874.  Sono sinceramente innamorata di Degas, Renoir, Toma… ma anche di Simbolisti e Pre-Espressionisti come Redon, Munch, Schiele.

G.: Ad ispirarti ci sono anche letture particolari?

J.:  Certamente. E anche in questo caso parto dall’Ottocento, spostandomi però su una produzione letteraria meramente femminile: le sorelle Bronte e Jane Austen.  Leggo Marguerite Duras, Isabel Allende, Antonia Arslan. Amo Karen Blixen per il forte sentimento d’amore nei riguardi della natura dei popoli di culture differenti dalla nostra. Trovo molto interessante Melania Mazzucco e sono affascinata dalle autobiografie, in special modo ho letto diverse autrici che hanno scritto le loro storie di coraggio nei paesi islamici. Tra le poetesse invece, mi trasportano Emily Dickinson e Sylvia Plath. 

G.: L’opera d’arte più “femminile” della storia dell’arte?
J.:  Giuditta che decapita Oloferne (del 1612 circa) di Artemisia Gentileschi

G.: L’opera d’arte che ti fa dire : “questa avrei davvero voluto realizzarla io!”?
J.:  Poiché  avrei voluto fare anche scultura direi le opere di Michelangelo perla Tomba di Lorenzo De’ Medici, dove sono rappresentate le allegorie dell’Aurora, del Crepuscolo, della  Notte e del Giorno.

G.: Scegli 3 delle tue opere per parlarmi della tua ricerca:
J.:  “Intro ventre” del 2010:

Jara Marzulli – Intro Ventre – 120×100. 2010

In quest’opera vi sono concentrati aspetti differenti, come la trasformazione corporea della donna nella gravidanza ed il travaglio più che altro mentale. E qui il legame si fa sadica curiosità: la curiosità di una figlia e sorella del futuro nascituro, che apre l’interrogativo eterno della vita.

 

“Diana” del 2012:

Diana rappresenta la sicurezza di una donna: è una figura mitologica dal seno saturo di latte. La sua natura quasi bestiale incontra, in quest’opera, la capacità di mettere in discussione se stessa. Emblematico di tale prontezza è  il taglio della treccia: un gesto che la rimette in contatto con la “bambina” che è sempre dietro ai suoi occhi.

 

“La bambina e le api” 2012:

Jara Marzulli – La bambina e le Api – olio e matita su tela, 120×80. 2012

In questo dipinto, invece, una creatura lascia uscire da sé immagini ancestrali di insetti simbolici. Il nettare della vita scorre dai fiori tenuti stretti fra le mani. Si ripete il motivo del taglio della treccia: le trecce tagliate e calpestate simboleggiano il distacco da una storia vissuta. Rappresentano una sorta di alleggerimento dell’anima, ora pronta a viverne di nuove.

 

G.: Work in progress e progetti per il futuro:

J.:  Sto lavorando alla mia prossima esposizione personale,  prevista per il prossimo Maggio 2013 negli spazi della E-Lite Studio Gallery di Lecce. La mostra  raccoglierà tutti i lavori del 2012 più diversi inediti, e sarà curata da Roberto Lacarbonara.

Per approfondire, il sito di Jara Marzulli.

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3 Responses

  1. Luciana Bertorelli ha detto:

    Mi piace molto il taglio dell’articolo che va ad approfondire l’Artista Donna, con semplicità ed incisività.
    Brava Giovanna Lacedra e brava Jara Marzulli!
    Anch’io sono un’artista e lavoro su queste tematiche , in modo del tutto differente, perchè dipingo e modello sculture ceramiche.
    Vai a vedere il mio sito:
    http://www.lucianabertorelli.com
    Sulla Home Page c’è un bel filmato, “TERRA CREIA” durata 10 min. che parla dell’Artista-Donna

  2. Luciana Bertorelli ha detto:

    Mi piace molto il taglio dell’articolo che va ad approfondire l’Artista Donna, con semplicità ed incisività.
    Brava Giovanna Lacedra e brava Jara Marzulli!
    Anch’io sono un’artista e lavoro su queste tematiche , in modo del tutto differente, perchè dipingo e modello sculture ceramiche.
    Vai a vedere il mio sito:
    http://www.lucianabertorelli.com
    Sulla Home Page c’è un bel filmato, “TERRA CREIA” durata 10 min. che parla dell’Artista-Donna

  3. Annamaria De Bellis ha detto:

    le tue tele sono arrivate davanti ai miei occhi e ti ho scritto
    ho frequentato la tua stessa accademia e adesso ho messo su una libera compagnia di artisti: Artistindipendenti all’h20 for SOCIAL che gira e rigira per farsi sentire e vedere dove ci ospitano
    la vita resta dura per un’artista quando ancora si commuove ciao
    annamaria de bellis
    critico d’arte e art director
    giusto per

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