WOMAN's JOURNAL

Corpo avido e commestibile: la fotografia di Manuela De Merito / BLOG WOMAN’S ART

[di Giovanna Lacedra]

Un corpo commestibile e al contempo affamato. Che pure inghiottendo resta inappagato.

Corpo esposto e poi schermato. Glabro o adulterato.  Beffardo di se stesso. Divorante e divorato.

Negli scatti della De Merito il corpo – in particolar modo quello femminile –, si espone a volte in una nudità scomposta, altre volte in nodi eccentrici di pudore. È un corpo che si rompe in imprendibili dettagli (come nella serie “Mine”) o che si blinda in abiti dalle vivide cromie anni ‘60 (come nella serie “Consuming Time”).  In ogni caso è sempre un corpo che cerca, che ha fame e che smania. E parimenti è un corpo-corazza.

Prigioniero di se stesso.

Il corpo indagato dalla De Merito diventa emblema di un’ordinarietà della dipendenza.

Consumismo e insaziabilità. Parvenza e potere. Il tutto è il niente.

Ingozzarsi senza quantificare.

Divorare, per non essere divorati, senza neppure spendere  tempo a masticare.

 

Ingoiare, sveltamente. Abbuffarsi  di griff, automobili, beni immobili, oggetti sfavillanti, aggrappandosi poi a subdole ed ignobili dipendenze: patologici palliativi che regalano l’illusione di non sprofondare.

Con ironia e disincanto, leggerezza e intimismo, l’artista racconta la solitudine nascosta dietro questa grottesca corsa al dominio.

Sorrisi rassicuranti, make up impeccabili, denti bianchi, siamo tutti perfetti!

Se compriamo ciò che vogliamo, se riusciamo a divorare ciò che altri hanno solo annusato, allora saremo quasi felici!

Il linguaggio iconografico di Manuela De Merito è un linguaggio asciutto, senza inutili orpelli, che coniuga sapientemente gli aspetti visivi e concettuali delle sue composizioni, spaziando dalla fotografia alla performance, dalla video-art all’installazione.

“La mia è una violenza che s’insinua con raffinatezza nell’immaginario collettivo, chiede solo l’onestà del tuo sentirti coinvolto, non regala indulgenze: lo sei. È ammiccante e spietata, è la vita e non puoi far finta di non avere capito.” Queste le sue parole .

Frammenti di corpo, dunque. Frammenti di carne.

Frammenti di pelle.

Frattaglie di un corpo commestibile.

Che si offre e si smarrisce.

Si dà in pasto a chi vorrebbe invece sbranare.

Il corpo frammentato di  “Mine”, appare agitato in “You shot me down”. Ma probabilmente si tratta dello stesso corpo.

Un corpo imbrogliato nelle maglie di questo sistema. Fantoccio ferito dal coltello che sta cercando di maneggiare.

“La società è ipocrita –  afferma Manuela – io invece sono leale: amo le contraddizioni…”

Per conoscerla meglio si può visitare il suo sito.

 

 

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