WOMAN's JOURNAL

Perbenismo e unghie affilate / blog Watching a movie

di Valentina Zoccolo

George Cukor è stato definito “il regista delle donne”. Non poteva essere altrimenti dopo Donne (qui alcuni minuti del film), commedia agrodolce del 1939, condita con tanta ironia e un po’ di sarcasmo in cui le protagoniste sono tutte donne, nessun uomo compare mai sulla scena anche se di loro si parla per tutta la durata del film.

L’universo femminile ritratto dal regista mette in luce quello che all’epoca – la commedia è ambientata negli anni Trenta – appariva come il “lato oscuro del gentil sesso”, i piccoli grandi difetti per cui la donna era considerata comunque pericolosamente irresistibile.

Le protagoniste della pellicola sono fascinose creature pronte a tutto pur di accalappiare il miglior partito e tenerselo stretto. Bravissime nell’arte del pettegolezzo, che si tratti di amiche o nemiche, si immergono in un turbine di invidie, perfidie e rivalità. Le donne di Cukor sono però anche decise e intraprendenti, sicure di quello che vogliono e senza esitazioni, assolute protagoniste della loro vita, della quale decidono ogni aspetto senza subire alcuna interferenza esterna. Nel bene e nel male.

In questo gineceo al vetriolo spicca la figura di Mary (Norma Shearer, nella foto in basso), la protagonista del film, donna di buon cuore, poco interessata alle astuzie e agli espedienti che le sue amiche usano quando ci sono di mezzo gli uomini. Mary scopre tramite un’estetista troppo chiacchierona che il marito ha una relazione con la commessa di un negozio di profumi. Seppur affranta per la notizia che si abbatte come un fulmine a ciel sereno sulla sua vita, che fino ad allora sembrava perfetta, la donna decide di non accettare il ruolo di moglie tradita e parte per Reno per sveltire le pratiche della separazione, ospite di un cottage che riceve numerose donne nella sua stessa condizione.

Una volta rientrata a casa viene a sapere dalla figlioletta che Crystal (Joan Crawford), la donna che le ha portato via il marito, ha a sua volta una relazione e, decisa a vendicarsi, rivela all’ex coniuge la verità sulla nuova moglie, perché “mi sono cresciute le unghie, rosso giungla”, come esclama quando giunge l’ora di ricambiare il torto subito.

La tenera e arrendevole Mary è diventata una donna determinata, che lascia il marito fedifrago, anche se le regole sociali dell’epoca preferirebbero rimanesse moglie silenziosa e accondiscendente, salvo poi andarselo a riprendere per dimostrare a se stessa, alle sue amiche pettegole e alla maliarda nemica che, se vuole, può fare tutto, a dispetto del perbenismo e dei falsi buoni sentimenti in cui vive.

Quello che il regista vuole dire, in fondo, è che le “sue” donne hanno mille sfaccettature e peculiarità, difetti e pregi, sono indecifrabili e grintose e soprattutto indispensabili. Come tutte le donne del mondo.

 

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