WOMAN's JOURNAL

L’anima stratificata nei disegni di Emila Sirakova / BLOG WOMAN’S ART

[di Giovanna Lacedra]

Veli di lieve ed incisivo sentire. Trasparenze pervase di giochi chiaroscurali. Sono gli strati di carta oleata su cui Emila Sirakova – artista di origine bulgara –, traduce di ogni donna l’anima stridente.

Donne intrecciate in abbracci klimtiani.

Donne arrampicate ad altre donne.

Donne sole, avvitate in pose alla Egon Schiele.

Donne raccolte nell’attesa, con le ginocchia al petto e i capelli all’infinito.

Abilmente orchestrate in un’armonia di curve.

Ma tutte queste donne sono forse una donna soltanto.

Sono forse soltanto Lei. Donna che è tutte le donne.

Donna che si compone e si sfoglia in una sottile moltiplicazione di tracce.

Lei che a fasci muscolari strenuamente tesi, osa lo sforzo di dire “Io sono…”

E sembra nascere dai versi audaci di Joumana Haddad:

“Sono Lilith, i bianchi seni. Irresistibile è il mio fascino, perché i miei capelli sono neri e lunghi e di miele sono i miei occhi. La leggenda racconta che fui creata dalla terra per essere la prima donna di Adamo, ma io non mi sono sottomessa.”

Si lascia scrutare, Lei. Dal basso verso l’alto. Dall’alto verso il basso.

Da scorci arditi o prospettive angolari. Si lascia sentire.

E si snoda e si contorce.

E si serra e poi si schiude.

Come onda tra le onde, in un oceano di carta suonato da Ludovico Einaudi.

Con virtuosismo tecnico e precisione devozionale, la Sirakova patina le grida e i sottovoce di una donna labirintica. E la disegna come avrebbe fatto un maestro rinascimentale.

La linea che incide i contorni, è decisamente fiorentina.

È la linea sinuosa di Sandro Botticelli e Filippo Lippi. Mentre il tratteggio incrociato è memore dei volti disegnati da Domenico il Ghirlandaio.

La linea recinge l’epidermide dell’attesa. Nodi e snodi, nei tratteggi e nelle trame, bramano infiniti perdimenti, serpeggiando nei sentieri tracciati dai capelli scomposti.

Idee spettinate.

Contorsioni.

Anatomie rinascimentali, per pose vertiginose.

Sensualità attorcigliate ai nodi dell’anima.

Perché ogni donna ha una leggenda scritta sul corpo, che adesso prende forma mediante il disegno. Ed è ancora la linea a tracciarne la grammatica. È la linea a costruirne la sintassi.

Una linea decisa. Che sibila sogni ingabbiati nella carne. E costruisce volumi.

Una linea capace di presentificare l’anima segreta di ogni donna, operando per stratificazioni emotive.

E così l’anima, velo sopra velo, si mostra.

Prende corpo.

E il “padre di tutte le arti” (G.Vasari), poeticamente racconta di una nuova, tormentata, seducente femminilità.

 

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