WOMAN's JOURNAL

Gli uomini e le donne sono uguali. Una storia a puntate.

Capitolo 1

Ore 7,30

«Caro, passi tu dal supermercato oggi? Ho bisogno solo di due cosine…»

Non terminò la frase perché improvvisamente fu distratta dalla sua immagine riflessa nello specchio della camera da letto. Si stava sistemando la giacca quando si accorse di un ciuffo di capelli che pareva impazzito. Le andava proprio davanti agli occhi e terminava all’insù. Era la voce fuori dal coro in quel caschetto liscio e biondo. Ma non c’era tempo di sistemare la piega. Il treno non l’aspettava mica! Aveva solo 10 minuti. Così si abbottonò la zip e cercò di nascondere quel ciuffetto dietro l’orecchio, tanto per conservare l’ordine della (e nella) sua testa.

Lui l’aspettava sulla porta con l’aria assonnata e già pronto per una nuova giornata di lavoro.

«Ti invierò un sms con la lista.» Continuò lei con tono pacato mentre già varcava la soglia e si apprestava a scendere la prima rampa di scale.

Lui non rispose, tirò la porta e fece due giri di chiave. Una volta in macchina, seduti l’uno accanto all’altra, l’elenco proseguì.

«Ma non avevi comprato tutto ieri?» chiese lui.

«Sì, ma stamattina mi sono accorta che non ho l’acetone. E non posso girare più con questo smalto. Lo capisci anche tu. Vedi? Terribile! Davvero terribile.» Fece una breve pausa per rimirasi le unghie e poi proseguì, «E poi non c’è più carta igienica. E i tovaglioli. E se dovesse venire qualcuno? Non c’è niente da stuzzicare.»

«E chi dovrebbe venire?» proruppe lui un po’ perplesso, mentre già svoltava nel piazzale della stazione.

«Be’, non lo so, ma ci servono.» tagliò corto lei, aprendo lo sportello. «E il latte, i cereali… Ma poi ti scrivo. D’accordo? Devo andare, è tardi.» Lo baciò sulle labbra e scappò via.

Dopo aver preso posto sul treno, si avventò sul cellulare. E digitò il promesso sms con la lista della spesa.

… E non dimenticare la lacca per capelli.” Finito, inviato, stop. Rimise il telefono nella tasca della giacca a vento e pescò dalla borsa le sue parole crociate. Un toccasana per la mente. I migliori 20 minuti della sua giornata!

 

Da tutt’altra parte un telefono si illuminò facendo comparire sul display l’immagine di una bustina: un nuovo sms da leggere. Qualcuno si accorse di ciò.

«E’ il tuo telefono quello?»

«Sì. Un sms… magari lo leggo più tardi. Mi dicevi?» Lui era a lavoro e conosceva già il mittente di quel

messaggio. Non c’era fretta. Sarebbe passato dal supermercato nel pomeriggio, quindi…

Dopo un paio d’ore giunse un altro sms. E a distanza di poco un altro ancora. Giornata ricca, non poteva certo lamentarsi.

Erano già le 13 passate quando lui rientrò a casa. Posizionò la pentola con l’acqua per la pasta sul fornello e, nell’attesa, lesse i messaggi. Oltre alla lista della spesa, c’era anche la richiesta di passare dalla tintoria per ritirare un pantalone e di attivare la lavatrice già carica.

Nella coppia era lei quella che usciva tardi dal lavoro e che aveva meno tempo per curare la casa. Ma non avevano mai avuto problemi. Era così, prendere o lasciare.

Dopo un bel piatto di spaghetti al pomodoro, un’insalata, una mela e un caffè, si ricordò di premere play sul quadro comandi della lavatrice. Lavò velocemente i piatti e, prima di andare a fare la spesa, si concesse una pennichella. Proprio quando stava per prendere sonno, squillò il suo telefono.

«Amore, non dimenticare di prendere le alghe. Ho una gran voglia di sushi.» Era lei! «E il riso. Ma anche la salsa di soia. Sì, ma non prendere quella con il tappo nero. Meglio quella nella confezione di vetro. Sì, preferisco.» Lui annuiva in silenzio, prendendo nota su un post-it.

«E magari se stasera hai voglia di prepararmi una zuppetta di pesce… Sì, sì. Una zuppa di pesce. Quindi servono cozze, totani, vongole… Be’, fai tu. Ma ci sei?»

«Sì, ti ascolto. Sto annotando quello che mi chiedi. Anche se non capisco come mai ieri non ti è venuto in mente nulla di tutto ciò.»

«Cosa intendi? Mi stai dicendo che non vuoi andare a fare la spesa? No, ma come? Io non ho tempo e ieri non ci ho pensato a ritirare i pantaloni. Io lavoro dalla mattina alla sera tutti i giorni e non posso avere voglia di qualcosa di buono quando rientro? Ma ti rendi conto?» Era iniziato il patetico/drammatico monologo di una donna impegnata. «Se non capisci le mie esigenze, non possiamo costruire nulla.» Lui taceva, scarabocchiando uno dei post-it che aveva davanti. E confidava nell’intervento di un agente esterno che avrebbe fatto finire quella telefonata. Non ne poteva più, ma non di lei (si era abituato a quello stile da melodramma), ma di quelle richieste continue. Tuttavia, doveva riconoscere che davvero non aveva tempo durante la settimana. Le aveva consigliato sempre di scrivere sull’agenda tutto quello che le veniva in mente per poi acquistare tutto il sabato, ma non poteva certo obbligarla ad adottare un’abitudine che non le si addiceva. E poi c’erano le voglie improvvise. Cose che capitano a tutti. Così, mosso da uno strano senso di compassione misto ad affetto, la rassicurò, promettendole una cena straordinaria. Ma qualcosa andò storto…

 

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