WOMAN's JOURNAL

È ora di educazione sessuale

di Gaia Nina Marano

Nel 2010 il liceo scientifico Keplero di Roma è stato il primo istituto della Capitale ad installare nei bagni degli studenti macchinette automatiche per la distribuzione di preservativi ed assorbenti. Lo slogan dell’iniziativa era “Se vuoi amare fallo con la testa. Proponi al tuo preside l’installazione gratuita di distributori di preservativi e assorbenti nella tua scuola”. L’idea della scuola romana ha contribuito a rimettere in discussione il progetto educativo nazionale, facendo rinascere antiche fazioni contrapposte: una cattolico-conservativa ed una più liberale.

Tuttavia, mentre in Italia ancora ci interroghiamo sulla opportunità di considerare o meno l’educazione sessuale una materia di insegnamento pubblico, in Svezia, fin dalla scuola materna, gli alunni apprendono le prime nozioni utili sul tema.

L’educazione sessuale, infatti, è da tempo entrata nei programmi di studio delle scuole di molti Paesi, tra i quali la Svezia, la Finlandia, l’Inghilterra, la Francia, la Germania, l’Olanda e molti altri. Anche in America, sebbene vi siano molte differenze tra gli Stati, quasi tutti gli studenti ricevono una qualche forma di educazione sessuale, almeno una volta, durante la scuola media inferiore o superiore. Molti istituti, addirittura, cominciano a trattare l’argomento già dagli ultimi anni delle elementari. Da decenni, in Italia, l’esigenza di una specifica normativa per l’introduzione nella scuola di temi riguardanti la sessualità è oggetto di discussione senza, tuttavia, che nessun progetto si sia mai trasformato in realtà.

La prima proposta di legge per l’educazione sessuale nella scuola italiana risale al 1975. Successivamente se ne sono aggiunte altre, senza però riuscire a superare la discussione delle commissioni parlamentari. Il dibattito si arenava sempre su questioni di ordine morale o veniva interrotto dallo scioglimento anticipato delle camere. Fra i progetti più recenti ricordiamo: la proposta n. 218 del 9 maggio 1996, presentata dall’On. Alberta De Simone (Sinistra Democratica), dal titolo “Norme sull’informazione e sull’educazione sessuale nelle scuole”; la proposta n. 1023 del 17 maggio 1996, presentata dall’On. Nichi Vendola (Rifondazione Comunista – Progressisti), dal titolo “Introduzione dello studio dei temi relativi alla sessualità nella scuola pubblica” e la proposta n. 1722, presentata dall’On. Flavio Rodeghiero (Lega Nord), dal titolo “Norme in materia di informazione ed educazione sessuale nelle scuole”.

Oggi, sebbene sia stato rilevato, da diversi studi statistici, che una migliore conoscenza di se stessi e del proprio fisico riduce il rischio di gravidanze indesiderate ed il contagio delle malattie sessualmente trasmissibili tra i giovani, la scuola italiana ancora non fornisce gli strumenti necessari per conseguire la consapevolezza di se stessi e della propria sessualità.

Le scuole vanno avanti a fasi alterne e ricevere una appropriata educazione sessuale sembra essere, per i giovani italiani, solo questione di fortuna. In assenza di un impegno parlamentare, quindi, sembra attualmente potersi fare affidamento solo ed esclusivamente sul buon senso di genitori e docenti.

 

 

 

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Archiviato in:diritti, salute,

2 Responses

  1. Cristina ha detto:

    Anche se penso che la prima educazione sessuale debba venire dai genitori, che non dovrebbero assolutamente delegare ad altri questo importante compito, credo fermamente che la scuola dovrebbe avere un programma adeguato che sostenga appunto i genitori.
    Soprattutto in epoca di Internet, dove sul computer i ragazzi e i bambini di qualsiasi età possono vedere di tutto, ci sarebbe bisogno di un supporto dall’asilo in poi, ovviamente adeguato all’età dei bambini….
    Supporto sia per, come dice l’articolo, la salute e la prevenzione di gravidanze indesiderate, sia per far capire la differenza fra quello che si vede in tv e su Internet e la realtà, dove entrano in gioco paure, sentimenti, senso di inadeguatezza, ecc. a cui spesso gli adolescenti non sono preparati.
    Certo che ci vorrebbero docenti che lo sapessero insegnare veramente.
    Spero di non offendere nessuno scrivendo che forse abbiamo l’influenza di un Vaticano troppo vicino a casa per essere un po’ progressisti come sono gli altri paesi che hai citato nell’articolo…

  2. Patrizia ha detto:

    E’ proprio così, le famiglie restano le vere responsabili dell’educazione sessuale dei ragazzi…con tutte le mancanze che sappiamo.E’ come se questo aspetto della vita fosse oscurato e viene incredibilmente trascurato mentre ovunque imperversano messaggi e richiami a sfondo sessuale. Si allude continuamente, nella pubblicità, nei programmi televisivi ed esplicitamente nelle immagini dei media…ma allo stesso tempo non se ne parla seriamente, soprattutto con i giovani. Giovani che sono esposti ad un bombardamento di messaggi anche devianti sull’argomento, senza che la stessa società li aiuti ad affrontare con consapevolezza la materia. Basterebbe così poco e potrebbe essere creata una vasta e sana informazione! Ma come viene ricordato nell’articolo, si fa di questa materia oggetto di scontro ideologico…e tutto resta all’età della pietra!

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