WOMAN's JOURNAL

La posta del cuore

di Gaia Nina Marano

Valentina piega la maglia azzurra, quella con su scritto “ITALIA”… la ripone nel cassetto sotto la specchiera insieme a tutte le altre magliette estive ed accende il computer. L’Italia aveva perso l’incontro per le qualificazioni europee e la malinconia stava salendo. Si era ritrovata in un pub sotto casa con altri italiani emigrati e nostalgici. Aveva bevuto una birra che l’aveva gonfiata, mangiato arachidi da una ciotolina sporca e sulla guancia destra si era disegnata un cuore verde bianco e rosso che ora stava cominciando a sbiadirsi. Per i primi dieci minuti di partita era stata euforica, parlava e cantava, rideva e scherzava. Poi era scivolata fuori dal locale, trascinandosi lungo la grande via asfaltata che la conduceva a casa.

“Radio Italia solo musica italiaaaanaaa… Ed ora un classico di Gino Paoli: Una lunga storia d’amore, buona serata a tutti gli ascoltatori…”

Non sapeva bene cosa le stesse passando per la testa, non le mancava casa, non le mancava Marco né i suoi amici.. Eppure le mancava l’aria, le mancava il ricordo.. E le lacrime cominciavano a rigarle le guance, quasi a lavare via la nebbia che le circondava la mente. Pensava a lui, ma non sapeva bene perché. Pensava ai momenti vissuti insieme, ma non sapeva esattamente se fossero mai esistiti momenti come quelli che ricordava. Pensava alle parole dette, a quelle cattive, sbraitate e gridate in faccia l’uno dell’altra. Non era fiera di sé, eppure sapeva che non avrebbe mai potuto fare nulla di diverso.

Ora le dita correvano sulla tastiera bianca del Mac: “Caro L., non ho trovato un modo giusto fino ad oggi per raggiungerti, eppure ti ho pensato. Ho pensato a quello che ci è successo, che ci ha travolto e sbattuti lontano. Ora, che sono distante da tutto e da tutti voglio scriverti questa lettera, sperando che ti giunga e che tu possa comprenderla. Tra me e te oramai ci sono anni di silenzio e chilometri di distanza. Buffo come due persone che si sono tanto amate ora non sappiano più nulla l’una dell’altra. Ricordo che non eri a casa quel giorno che ho citofonato, avevo bisogno di parlarti. Tu non rispondevi al telefono ed io non sapevo più cos’altro fare. Da quel sabato non ti ho cercato più, e tu sei rimasto nella penombra del tuo riserbo. Alla vigilia della mi partenza sei riapparso, con un messaggio, ma io non avevo ancora avuto il coraggio di risponderti. Ho alcuni ricordi di noi: un bagno fatto insieme al mare, una cena a base di crocchette fritte, un cappuccino alle 4:00 del mattino e tante lacrime. So di aver sbagliato e molto con te, so di averti ferito, ma non avevo ancora compreso quanto anche tu avessi fatto del male a me. Dicono che l’amore sia fatto di due cose: sentimento e tempismo. A noi, forse, il tempismo è sempre mancato. Siamo stati travolti dagli eventi ed eravamo troppo giovani ed immaturi per metabolizzare il dolore di un qualcosa che ci ha allontanato per sempre, arroccati nelle nostre convinzioni. Oggi ti scrivo, non per riaprire quella ferita del passato che, pur cucita goffamente, ancora regge, ma per dirti che le lunghe storie d’amore, quelle vere, non finiscono nel vuoto, rimangono qui, dentro al nostro cuore e ci scaldano nelle notti più buie, quelle fredde e solitarie. Il ricordo di quei momenti ancora scalda il mio cuore e quando sono sola, quando davvero sono sicura che nessuno possa spiare i miei pensieri, io rivivo i profumi, i sapori, le canzoni ed i gesti del nostro amore. Non so che valore potrà avere questo per te. Per me è la consapevolezza di aver vissuto e ne sono felice. Sarai sempre nel mio cuore, V.”.

Valentina rimane ferma per qualche secondo, poi preme “INVIO”.

“Il suo messaggio è stato inviato” le conferma il computer, “La mia anima è svuotata” risponde lei prima di buttarsi nel letto.

 

 

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