WOMAN's JOURNAL

Crudeltà e buongoverno di una donna lucidamente avida

Agrippina minore

Agrippina era una donna bella, sensuale, ambiziosa e astuta.

Accecata dalla brama di potere, riuscì a diventare una delle figure femminili più influenti nella storia dell’Impero romano. Le monete coniate tra il 4 e il 13 dicembre del 54 d.C, per esempio, presentano l’effige (o effigie) di Nerone e Agrippina, dove Nerone era il dedicatario in quanto sovrano, ma Agrippina era colei che aveva dato l’ordine di farle circolare. Nonostante la corona fosse in testa al suo giovane Enobarbo, lo scettro era ufficialmente nelle mani di Agrippina.

Infanzia difficile per lei: niente coccole, ma scene di guerra all’esterno dell’accampamento dove visse i primi anni. Perse la sua famiglia a causa di Tiberio, sposò per volere del fratello Caligola un uomo che detestava e, ormai madre, fu inviata in esilio con l’accusa di congiura: Agrippina aveva solo 14 anni e già tanti drammi, tante sofferenze alle spalle. Ma non si diede per vinta.

Rientrata nuovamente in patria, riuscì a conquistare il nuovo sovrano, lo zio Claudio, vizioso e un po’ avanti con l’età. Le bastò soltanto mettere in cattiva luce la moglie Messalina, un’impresa neanche tanto complicata dal momento che la donna aveva sempre condotto uno stile di vita libertino.

E poi, e poi… Non si accontentò di aver ottenuto potere, bramava sempre di più e, per assicurarsi libertà d’azione, decise di sbarazzarsi di tutti i possibili ed eventuali nemici, primo fra tutti il figlio naturale di Claudio, l’erede legittimo, Britannico.

Agrippina e Nerone divennero sempre più influenti e crudeli. Qualcuno avanzò l’ipotesi che tra i due il rapporto si fosse macchiato di incesto tanto erano complici e uniti nell’avidità di potere.

L’equilibrio si ruppe quando Nerone, ormai imperatore, sposò Poppea. La madre non digerì mai la presenza della nuova imperatrice e, anzi, cercò di renderla invisa agli occhi del figlio. Non accettava di essere messa in secondo piano, di aver perso il ruolo di protagonista femminile, lei che con tenacia si era conquistata quel posto per riscattarsi da una vita difficile.

La gelosia nei confronti di Poppea e l’ingerenza nelle decisioni relative all’Impero portarono Nerone a progettare l’assassinio della madre. Dopo un primo tentativo fallito, in cui Agrippina riscontrò solo qualche ferita, venne la volta decisiva. E quando, alla vista dei sicari, la donna comprese che era giunta la sua ora, offrì il ventre perché la colpissero proprio nel punto esatto in cui tutto quella sete di potere a due era sfociata in ossessione e crudeltà.

“Circumsistunt lectum percussores et prior trierarchus fusti caput eius adflixit. Iam [in] morte[m] centurioni ferrum destringenti protendens uterum «ventrem feri» exclamavit multisque vulneribus confecta est.” (Tacito, Annales)

Per tutta la durata dell’Impero di Nerone, Agrippina non ebbe un’ufficiale sepoltura. Cremata frettolosamente, non le fu dedicata neppure una pietra tombale.

Tralasciando i modi barbari e la discutibile condotta della donna, si può notare come il suo esercizio del potere, sotto Claudio e poi con Nerone, abbia assicurato a Roma e alle Province dieci anni di progresso e buongoverno. Le fonti non lodano l’abilità e la riuscita del tentativo di governo della donna, ma si fermano ad enunciare i fatti, a descrivere il contorno.

Ai posteri l’ardua sentenza.

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