WOMAN's JOURNAL

Virtuose: quello che si fa per le donne e quello che non si fa

Venerdì scorso, al fresco di una sala dell’hotel Abano Ritz si sono riunite professioniste e rappresentanti di associazioni femminili chiamate a raccontare che cosa si sta facendo per affrontare alcuni problemi delle donne italiane. L’incontro, denominato V-Day e patrocinato da Ferpi Triveneto, è stato organizzato da Ida Poletto, direttrice dell’hotel, ideatrice de ilsitodelledonne.it e direttrice editoriale della rivista Virtuose.

Chi erano le virtuose presenti? La senatrice Emma Bonino, che ha aperto il dibattito, ha scherzosamente salutato la “compagnia di giro” che da un paio d’anni si muove per l’Italia per presentare proposte, discuterle e fare rete.

Cristina Molinari, presidente di Pari o Dispare – di cui Emma Bonino è socia fondatrice e presidente onoraria –, ha affrontato la questione della rappresentazione della donna nei media, presentando il Manifesto per un utilizzo responsabile dell’immagine femminile, promosso da PoD e già sottoscritto da decine di imprese. L’effetto negativo dello stereotipo è multiplo, ha spiegato, può essere lesivo, segregante e uniformante, per questo vigilare è indispensabile.

Sulla condizione delle donne nel mercato del lavoro, Alessandra Casarico, docente di Scienza delle finanze all’Università Bocconi, ha evidenziato le forti differenze nelle percentuali di occupazione femminile tra Nord (56,6%), Centro (51,7%) e Sud (30,7%) del nostro paese e tra donne che non hanno figli (65%) e donne che ne hanno uno (58,4%), due (53,2%) o tre (39,2%). In Italia esiste un circolo vizioso che parte da certe caratteristiche culturali (il familismo), passa per la scarsità di servizi e attraversa la bassa propensione delle imprese ad assumere donne. Per uscirne, secondo Casarico, sono necessarie politiche pubbliche, collaborazione tra pubblico e privato e intervento delle imprese. Si muove in questa direzione il Ddl Fornero che prevede voucher per servizi da fornire ai dipendenti (leggi anche Welfare aziendale: una mano tesa alle donne?).

Determinante sembra anche una maggiore attenzione all’uso del denaro pubblico e ai suoi effetti. Quante pubbliche amministrazioni hanno adottato il bilancio di genere?, si è chiesta Isabella Chiodi, vicepresidente di Ibm Europa. Pochissime, perché non esistono sanzioni.

Ma per avere una maggiore attenzione alle donne, sarebbe utile che ce ne fossero di più nelle istituzioni politiche e nelle amministrazioni locali. È anche questo che intende Emma Bonino quando afferma che il potere conta, che il mondo femminile dovrebbe essere più protagonista nel nostro paese, avere maggiori responsabilità e quindi più posti di responsabilità.

A questo proposito Anna Giovannoni, presidente di Fidapa distretto Nord-Est, ha annunciato che Fidapa aderisce all’appello dei presidenti delle commissioni regionali Pari opportunità per sostenere la legge sulla doppia preferenza di genere alle elezioni regionali: in base alla legge, è possibile esprimere due preferenze, ma la seconda va data a un candidato di genere diverso da quello del primo scelto. È un provvedimento del tipo “quote rosa”, come la legge 120/2011, spiegata da Susanna Magnabosco, che prevede la presenza prima del 20%, poi del 33% di donne nei Cda delle società quotate in Borsa e di quelle a partecipazione pubblica.

In questo quadro di azione e lotta, tuttavia, non si può fare a meno di notare un vuoto: solo Maria Elena Tomat, presidente della commissione Pari opportunità della provincia di Venezia, presente tra il pubblico, ha parlato di educazione e bambini, citando un percorso formativo per gli alunni delle scuole medie sperimentato nella sua provincia. Benché siamo tutti d’accordo sulla presenza di un problema culturale nel nostro paese, raramente in incontri come questo si sente parlare di educazione e di soldi – anche di soldi, perché servono fondi per fare formazione. Eppure appare indispensabile portare anche questo tema all’ordine del giorno: incontrarsi, condividere le proprie esperienze, fare pressione. Potremmo cominciare da qui, dalla rete: chi conosce programmi, progetti, corsi che parlano ai giovani può segnalarlo e condividerlo. A me vengono in mente Lorella Zanardo e il suo Nuovi occhi per la tv. E a voi?

 

Guarda la presentazione del Manifesto per un utilizzo responsabile dell’immagine femminile.

Nella foto (Archivio Virtuose): Cristina Molinari, Isabella Chiodi ed Emma Bonino.

 

Annunci

Archiviato in:diritti, economia, Politica, stereotipi, , , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

RSS Unifem news

  • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.

RSS Women watch delle Nazioni Unite

  • UN gender equality news feed ottobre 13, 2011
    The Womenwatch RSS feed has moved to UN gender equality news feed. Please update your news reader and bookmarks.

tweets

Scrivici

Segnalaci la tua lettura preferita a tema donne, relazioni e genere redazionewj@gmail.com

Visite

  • 29,818 volte

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per ricevere le notifiche dei nuovi articoli

Segui assieme ad altri 14 follower

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: