WOMAN's JOURNAL

Cyberbullying

di Gaia Nina Marano

Il bullismo è un fenomeno risalente che prolifera, per lo più, all’interno dei gruppi, coinvolgendo persone appartenenti alla stessa categoria sociale (commilitoni, compagni di classe, compagni di squadra etc.). Il cosiddetto “bullo”, diversamente da altre figure criminali, non agisce per far soffrire, ma per rafforzare la propria autostima e confermare la leadership all’interno del gruppo.

Oggi anche il bullismo si è adeguato ai tempi, andando ben oltre i classici “dispetti” tra compagni di scuola. Il bullo del 2012, infatti, ha dalla sua non solo la forza dei compagni che lo sostengono nel compimento delle bravate, ma anche l’anonimato ed il potere della tecnologia.

Chi perpetra atti gravi di bullismo, mediante l’ausilio di internet e delle sue interfacce (quali Facebook, Msn, Twitter o Youtube), commette quello che viene chiamato “cyberbullismo”, un fenomeno tristemente noto agli adolescenti dei nostri tempi.

E così, solo pochi mesi fa, tre studenti vicentini sono stati denunciati alla procura per i minorenni perché colpevoli di aver utilizzato le foto di due ragazze e di averle molestate e minacciate attraverso Facebook. In base a quanto è emerso nel corso dell’indagine, i tre studenti  avevano deciso di rovinare l’immagine virtuale delle due quattordicenni. Quindi, dopo essere entrati nel loro profilo Facebook, avevano postato immagini hard. Erano riusciti ad utilizzare le fotografie delle due studentesse e, con dei fotomontaggi, avevano applicato i loro visi sopra quelli di celebri pornodive. Infine, avevano postato su siti di annunci i loro dati e diffuso i loro indirizzi e-mail. Quando le due ragazze hanno compreso di essere vittime di una “cyberaggressione” da parte di “cyberbulli”, si sono rivolte alla polizia e, accompagnate dai loro genitori, hanno denunciato gli episodi.

Le cyberaggressioni possono concretizzarsi in una serie di reati ai danni della vittima, che vanno da quelli meno gravi (da un punto di vista giuridico di entità della pena) come le ingiurie, le minacce o il danneggiamento, a quelli più rilevanti, come la violenza privata, le lesioni e gli atti persecutori o lo stalking. Il comportamento prevaricatore del bullo, inoltre, può provocare alla vittima danni fisici e psicologici che, per la normativa civile, devono essere risarciti.

La cronaca ci insegna che le vittime del cyberbullying sono, prevalentemente, le ragazze adolescenti. Ancora una volta, dunque, il genere femminile è uno dei più colpiti dalla violenza, perché più debole, oltre che psicologicamente, anche fisicamente. Il cyberbullismo ha portato molte giovani ad abbandonare gli studi, all’isolamento, all’anoressia, alla bulimia e, nei casi più gravi, anche al suicidio. In alcuni Paesi, come l’America, il fenomeno è già all’apice e sono sorti movimenti, oltre che centri specializzati, per il sostegno delle vittime da cyberbullying e dei loro familiari.

In Italia siamo ancora all’inizio, tuttavia speriamo che non tardi l’introduzione di una normativa ad hoc, che possa aiutare le vittime di questo nuovo crimine a reagire e a tutelarsi senza timore.

 

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