WOMAN's JOURNAL

Intervista-mi

Busso alla porta socchiusa.

“Avanti!” una voce dall’interno, affabile e pacata, mi invita ad entrare. Varco la soglia. Una donna seduta dietro una scrivania mi chiede di avvicinarmi. Dal suo sguardo capisco che devo sedermi. Sì, annuisce quando mi vede spostare la sedia.

Tolgo la giacca, fa caldo. Poggio a terra la borsa. Eppure da qualche parte a casa devo avere uno di quei poggia-borsa che ora si usano tanto. Sì, da qualche parte, ma non qui.

Lei si schiarisce la voce e, intanto, batte ritmicamente la sua penna a sfera – presumo sia caricata con inchiostro nero, le si addice – sul piano davanti. Sfoglia un quaderno, uno di quelli che, una volta chiusi, sono bloccati da un elastico. Sbircio i suoi fogli. La grafia è appuntita e di piccole dimensioni. Quanti post-it! Appunti su appunti, deve avere un sacco di impegni, di appuntamenti da ricordare, di idee ancora in stato embrionale. Ma perché ho accettato di venire qui? Avrei fatto meglio a restarmene a letto. No, no… ma cosa penso? Sarà che non ho ancora fatto colazione, che ho bisogno di un caffè.

Guardo il suo viso. Gli occhiali le scivolano sul naso. Ha gli occhi distratti da alcuni segni grafici per me incomprensibili. E sfoglia, sfoglia… Quel suo gesto mi inquieta. Ad ogni pagina che muove sento che sto per cadere, ho le vertigini, ma forse è più come un vuoto d’aria, come quando sulla ruota panoramica la velocità aumenta improvvisamente e dal basso ti ritrovi subito in cima. Ostento una tranquillità che non ho, imposto un’espressione che non rientra nel mio repertorio. Mi fingo un’altra, per difesa, per timore di quello che dirà, che dirò.

Richiude il quaderno, un altro vuoto d’aria. Stavolta più intenso, so che è questione di secondi e poi comincerà a parlare…

“Si metta a sua agio, vorrei rivolgerle solo qualche domanda. Sarò rapida. Così proviamo a trarre qualche coordinata da questo calderone di esperienze.”

Mi sistemo sulla sedia corrugando il viso in un sorriso falso. Eppure ero già seduta comoda, perché questo gesto? Uno sguardo alle mie mani contratte sulle ginocchia e uno sulle sue che stringono la penna la cui punta è nascosta dal tappo. Uno sguardo ai libri poggiati all’estremità destra della sua scrivania, alcuni ancora incellophanati, e uno alle buste da lettera sparse alla sua sinistra, la sua posta. Velocemente. Gli occhi vagano scattanti da un punto all’altro. E ancora… uno sguardo ai libri dietro la sua figura e uno al suo viso concentrato. Uno sguardo al retro del monitor del computer e uno…

“Vorrei iniziare subito con un quesito,” dice. E il mio sguardo si blocca su una cartolina che fuoriesce dal pacchetto di buste bianche. “Ha una semiretta, con origine dal punto 0, su cui sono sono indicati i numeri 1, 2, 3 e 5. Deve collocarmi, dove lo ritiene più opportuno, il numero frazionario 3/2.” E tace.

Fingo un sorriso e la guardo. La sua figura si fa sempre più sfocata. E ora? I numeri iniziano a sfilare davanti ai miei occhi. 1, 2, 3 e 5… danzano, balzando da un punto all’altro della retta, a ritmo di valzer. Sono colorati, sono animati… Per eliminare quell’immagine surreale e metafisica scrollo la testa. Socchiudo gli occhi un istante e… “Be’, 3/2 è l’equivalente di 1,5 quindi… tra l’1 e il 2. Necessariamente.” Stupefatta: mi è bastato un attimo per giungere alla soluzione. Lo so, non è niente di straordinario, ma con il mio stato d’animo e la mia scarsa dimestichezza con i numeri sono riuscita a rispondere in modo corretto.

Lei sorride e incalza: “Un altro quesito: alle sfilate parigine appena concluse, Chanel ha presentato la sua nuova collezione AW 2012/2013 che alterna pietre preziose a cristalli e minerali.”

Si ferma un attimo, mi scruta da dietro i suoi occhiali dalla montatura vintage. Devo continuare a mostrarmi tranquilla, serena, sicura di me. Ma il suo modo di procedere non mi aiuta. Dove vuol andare a parare con queste domande? Cos’è, un test per valutare il mio QI? Forse si riferiva alle coordinate cartesiane e non…

Accenna un sorriso, ricambio per educazione, e continua: “Chanel ha puntato su elementi naturali ancora allo stato grezzo come minerali, pietre non lavorate, gemme… Le modelle avevano anche le sopracciglia tempestate di pietre. Su un sopracciglio sono state applicate 44 schegge tra cui quarzo rosa, rubini e zaffiri; il quarzo rosa è in quantità doppia rispetto ai rubini e gli zaffiri sono il quadruplo del quarzo. Dunque, qual è il numero esatto di schegge per ogni tipo di pietra incollate su quel sopracciglio?” Il suo sorriso si fa sonoro, quasi una risata. Sa di avermi messo in difficoltà. Abbasso la testa, non mi resta che cercare l’illuminazione e sperare di riuscire a rispondere correttamente anche stavolta.

“Può ripetere un attimo? Preferisco segnare questi dati… Sa, mi concentro meglio…”

Mi porge un foglietto bianco e una matita e, intanto, ripete: “44 schegge in totale. Il quarzo è il doppio dei rubini e gli zaffiri il quadruplo del quarzo…”

“Grazie,” dico sottovoce, mentre già inizio a fare i miei calcoli.

Dunque… Se il totale è 44… Devo fare presto, devo essere logica, matematicamente logica. Ma perché la butta sulla matematica?  No, non devo distrarmi… 44 schegge… Il quarzo è il doppio dei rubini…  x2… e gli zaffiri… x4… su un totale di 44…

Scrivo, cancello, riscrivo… Scarabocchi, sbavature, cifre. Non avevo mai pensato a Chanel in questi termini. Il dorso della mano si è macchiato di inchiostro, anche un’unghia porta uno striscio di penna. Non avevo messo lo smalto, non avevo immaginato che avrei scritto a mano e mi sarei trovata a contatto con problemi di matematica. Le sorprese della vita! Il tempo corre, devo far presto. In tutto questo mio ragionare e sragionare ho perso di vista la mia postura impeccabile e la mia espressione finta. Ora sono vera, può vedermi, può studiarmi, può conoscermi.

No, no. Devo concentrarmi sulle schegge. Il segreto sono i rubini. Se riesco a focalizzarmi su quelli, avrò la soluzione.

Q+R+Z=44

R=1

Q=2R

Z=4Q=8R

1+2+8=11

Pertanto 44:11 mi dà 4 schegge di rubini.

4 rubini x2=8 schegge di quarzo rosa x4=32 schegge di zaffiro

 

“Ci sono 4 schegge di rubino, 8 di quarzo rosa e 32 di zaffiro.”

Mi guarda con un’aria soddisfatta e tace. Sorride nuovamente. Forse non se l’aspettava. Be’, siamo pari, nemmeno io. Ma non posso cadere. In fondo non era così complicato.

“E se le ponessi un altro quesito?” chiede alzando un sopracciglio, tanto per restare in tema.

“E se cambiassimo argomento?” ribatto io tornando con la faccia a quell’espressione un po’ così.

Annuisce senza parlare, la ringrazio sorridendo. Il caldo di questo posto e l’ansia crescente mi hanno reso paonazza. Sento le orecchie bollenti e immagino che non devo essere un bello spettacolo. “Si ritiene soddisfatta del suo percorso fino ad ora?”

Che domanda è? Esiste la possibilità Lascia o raddoppia? No, eh? D’accordo. Deglutisco tutta la saliva che mi si è raccolta in bocca e mi accorgo di avere una gran sete. Nessuna fonte di idratazione all’orizzonte, inutile chiedere.

“Soddisfatta… Non lo so. Sto bene. Purtroppo non sono capace di fare il punto di una situazione che è in continua trasformazione. Sto crescendo, mi sto evolvendo, imparo continuamente cose nuove, rispolvero vecchie conoscenze e va bene così. A casa tutto bene, la salute… grazie a Dio, il lavoro… be’, quello non lo so, dipende da lei.”

Stavolta scoppia in una grassa risata. Resto stupita, perplessa: perché? Non voleva essere una battuta. Ero seria, serissima.

Si è accorta del mio sguardo interrogativo. Si ricompone mentre ancora ha il riso sulle labbra.

“Mi scusi per la reazione spropositata.”

“Ma no, si figuri. È

Mi interrompe. Guida lei la conversazione. “Ma le hanno mai detto che ha una mimica facciale degna di un’attrice del muto?”

No, veramente no. Ma evito di darle questa notizia. Mi sforzo di celare l’imbarazzo crescente dietro un falso sorriso. Un altro! Forse ho inarcato troppo le le labbra. Forse non sono stata abbastanza credibile.

La donna si toglie gli occhiali, si stira la pelle alle estremità degli occhi con i polpastrelli ed è proprio in quel momento che mi accorgo di quelle piccole rughe d’espressione – le zampe di gallina – che rendono il suo viso ancora più interessante. Avrà anche qualche capello bianco? No, non mi lascia tempo per vagare con la fantasia.

“Dal su CV vedo che si è sempre data da fare. Le va di raccontarmi qualcosa?”

Mi va? Sinceramente no, ma lo farò lo stesso.

Inizio il mio racconto, prestando attenzione ad omettere i particolari, le mie impressioni… Le interessa sapere soltanto cosa ho fatto fino ad ora, valutare le mie competenze, le mie parole. Ma mento ogni volta che la butto sul personale. Non è qui che mi conoscerà. Anzi, non so neppure se mi conoscerà un giorno. Dipende da me, dipende da lei. Devo entrare nelle sue grazie perché con le mani in mano non so stare. E poi non mi dispiacerebbe lavorare qua.

“Bene, direi che mi ha quasi convinta. Consulterò la mia collega e nel pomeriggio le daremo una risposta.”

“La ringrazio.”

Si alza, mi fa strada. Be’, non mi sarei certo persa in 15 mq. Ancora le sorrido. Conquistata la posizione eretta, i piedi urlano per il dolore causato da quelle bellissime scarpe scomode con il tacco alto. Mi precede. Apre la porta. Si volta e mi accorgo di esserle troppo vicina. Indietreggio di scatto e… ahi! una storta. Se ne è accorta, ma non dice nulla. Ancora sorrido, ricambia.

“Grazie e arrivederci.” È questa la parte che preferisco di un colloquio: la fine.

Appena fuori dallo stabile mi sfilo le scarpe e ne indosso altre: il trionfo della comodità! Ora posso dedicarmi a me: sano e soddisfacente shopping fino a pranzo. E poi… tornerò a casa ad aspettare la sua chiamata.

 

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