WOMAN's JOURNAL

“Point” of view

“Esiste, non esiste… Quante storie! Ohhh, non lo so. Per me esiste. Le ho già detto tutto. Posso andare?”

Le sue risposte tendevano a farsi affrettate, purgate degli approfondimenti dovuti ai come e ai perché, ai flashback e agli esempi. L’unico desiderio che le ronzava in testa, come una zanzara agonizzante che ancora tenta di riprendersi, era quello di finire. Aveva già in mente il prosieguo ideale della sua giornata terrena. Ma le domande non cessavano: puntuali, concise, insinuanti, rompiscatole. L’obiettivo di quell’intervista era conoscere il suo punto di vista, la sua verità. Magari prendere un caffè sul viale dei ricordi, delle sue fantasie e passeggiare nel bosco della sua privacy, nell’intimità più intima di un essere umano. Accettando non si era resa conto di quello che l’attendeva. Spesso non pensava alle conseguenze delle sue azioni. E non era tanto una questione di superficialità, quanto di superbia: a livello teorico era sicura di saper fronteggiare ogni situazione meglio di chiunque altro. Balle! Superiore a chi? Sì, stava peccando per l’ennesima volta di superbia e – mettiamocelo pure – tracotanza. Ma tanto ormai il Giudizio Universale non la spaventava più.

“In uno studio recente è stato descritto a livello anatomico. Condivide quanto detto qui?” L’intervistatrice le passò un foglio di dimensioni A4.

Il punto G. ha una lunghezza di 8,1 mm, una larghezza di 3,6 mm e uno spessore di 0,4 mm. È situato sotto la membrana dorsale perineale, a 16,5 mm dalla parte superiore del meato uretrale, orientato a 35° rispetto al bordo laterale dell’uretra.

 

Dopo una rapida lettura e qualche momento di incertezza, rispose secca: “Nascosto! Ben nascosto!”

“Ma mi dica: è d’accordo con questa localizzazione?” incalzò l’intervistatrice.

“E io… non sono esperta di anatomia. Però per quel che ho capito dovrebbe essere corretta. Sì, sì, approvo, condivido. E ora per favore posso andare via?”

“Ancora un paio di domande e poi avremo finito.”

La fronte si fece ancora più rugosa quando aggrottò le sopracciglia per il dissenso. Ma restava seduta là, su quella poltrona scomoda e beige. L’anca sinistra continuava a darle noia. Cercava di tanto in tanto di cambiare posizione premendo con tutto il corpo sul bastone che non aveva lasciato nemmeno per un momento. Era il suo scettro: regina di che? E la corona? Ne aveva ricevuta una tempo fa. Ma non era abbellita con pietre preziose nè intagliata a mano da un orafo sapiente. No, una semplice corona di fiori. Garofani e tulipani chiari forse.

“Come ha fatto il dottore a dimostrare che è proprio quello il posto in cui si cela il punto G.? Può spiegarcelo?”

“E come ve lo spiego? Al momento dell’autopsia ero deceduta. Capisce? Morta, parcheggiata, finita. Incapace di provare qualsiasi stimolo. Che già da viva mi era diventato difficile. Perché un’autopsia la si fa ad un cadavere, non ad una persona viva. Intende?”

L’intervistatrice annuì con la testa e sorrise.

“Era un chirurgo plastico o un ginecologo, non so bene. Un certo Iosif Missoski, Mussosgi…”

“Mussorgskij.” la corresse.

“Esatto… quello! Sa, ho 83 anni – avevo 83 anni – e a volte posso non memorizzare correttamente le informazioni. Ma non mi sto giustificando. Ci tengo soltanto a precisare. E non scriva questo per favore.”

“Come?” intervenne l’altra che per un momento smise di scrivere sul suo taccuino per fissare la vecchia.

“Sì, non annoti tutto quello che le dico. Faccia una selezione.” continuò.

L’intervistatrice annuì di nuovo senza parlare. Scarabocchiò ancora qualcosa prima di tornare alla carica. “E lei, pur non avendo sentito nulla, dal momento che era deceduta, può dire con sicurezza che esiste un punto nel corpo femminile capace di dare il massimo piacere?”

Ribatteva sempre sulla stessa nota. La vecchia era ormai stanca di rispondere a domande dalla risposta soggettiva, stanca di stare seduta, stanca di concentrarsi su una passato che ricordava appena. “Non sono più tanto sicura.” Tagliò corto.

“Quindi tutto quello che mi ha detto in precedenza è soltanto un’ipotesi. Gli esempi che ha addotto potrebbero solo essere casi fortuiti?”

“Sì, signorina. In vita sono stata felice e soddisfatta sessualmente. Volevo avvallare la scoperta del dottor Mussosgi…”

“Mussorgskij” la corresse nuovamente.

“Sì, lui… Volevo dimostrare con la mia testimonianza che aveva ragione. Ma ora che mi ci fa pensare non sono più tanto sicura. O meglio, non so se questo vale anche per le altre donne. Io funziono… funzionavo così. Potrebbe essere uguale per tutte oppure no. Ora non mi faccia dire altre fesserie. Questa è la mia versione, la mia esperienza.”

“Capisco.” e scriveva, scriveva, scriveva.

La pazienza della vecchia era agli sgoccioli. “Ora posso andarmene?” chiese gentilmente, alzandosi in piedi e facendo confluire tutto il peso del corpo sul bastone.

Nessuna risposta. L’intervistatrice era impegnata a scrivere.

“Guardi signorina che il mio tempo è scaduto. Ed anche il suo. Perciò io vado via e lei si fa un bell’articolo con il materiale che è riuscita a recuperare da questo nostro incontro. Chiaro?”

Il tono della sua voce non lasciava dubbi: l’intervista era davvero finita. L’intervistatrice l’accompagnò alla porta e la salutò ringraziandola per il suo prezioso contributo. Quel che accadde dopo è soltanto fantasia.

 

Racconto liberamente ispirato alla notizia Ansa relativa alla scoperta del punto G. fatta dal dottor Adam Ostrenski dell’Institute of Ginecology di St. Petersburg in Florida.

 

 

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