WOMAN's JOURNAL

Honduras: carcere per la contraccezione d’emergenza

di Gaia Nina Marano

In Honduras è imminente il voto per approvare una legge che condannerà al carcere chiunque abbia assunto (venduto, prescritto o altrimenti distribuito) la pillola del giorno dopo, anche se in seguito ad una violenza sessuale.

L’Honduras non è nuovo ai provvedimento legislativi limitativi dei diritti delle donne. Attualmente, infatti, l’aborto è assolutamente vietato e punito con la reclusione in carcere fino a dieci anni.

In Honduras, la contraccezione d’emergenza è stata vietata, per la prima volta, nell’aprile 2009. Già un mese dopo, però, il Presidente in carica, Josè Manuel Zelaya, pressato dalla indignazione pubblica mondiale per questo provvedimento, è stato costretto a “congelare” il divieto. Ha così avuto inizio un acceso dibattito che, dal Congresso, è arrivato fino alla Corte Suprema honduregna.

Nel giugno 2009, tuttavia, un colpo di stato ha destituito il Presidente Zelaya, e una deputata del Partito Liberale, Martha Lorena Alvarado, ha portato all’approvazione di un decreto che proibisce appunto la vendita, l’uso e la distribuzione dell’anticoncezionale d’emergenza.

Diverse organizzazioni per la difesa dei diritti delle donne hanno criticato tale decisione, ricordando che l’Organizzazione mondiale della Salute ha definito non abortiva la pillola del giorno dopo. Molti sostengono, infatti, che la Alvarado «rappresenta gli interessi dell’Opus Dei nel paese» e «i pareri che ha presentato sono di medici appartenenti alla stessa setta».

La questione ha generato una controversia giuridica arrivata fino alla Corte Suprema che, proprio pochi giorni fa, ha statuito che la pillola del giorno dopo è abortiva e quindi che il decreto del 2009 che vieta la sua commercializzazione non va contro la Costituzione né viola i diritti della donna. Anzi, rispetta l’art. 126 del codice penale -che punisce l’aborto senza alcuna eccezione-.

Dopo una serie di considerazioni sul quando esattamente la pillola farebbe effetto, la Corte conclude così la sua decisione: «Per fini pratici e di fronte all’impossibilità di determinare il momento esatto in cui la pillola farà effetto, siamo dell’opinione che la stessa debba considerarsi come abortiva, per evitare in questo modo qualsiasi controversia generata dal modo in cui agisce la pillola in questione».

Alcuni membri del Congresso sono ancora contrari all’approvazione di questa legge (che prevede il carcere non solo per le donne che assumono la pillola del giorno dopo, ma anche per i medici che la prescrivano e per chiunque la venda). Pertanto, c’è la speranza che, ancora una volta, l’opinione pubblica mondiale riesca a fermarne la consacrazione legislativa, come, del resto, era già successo in precedenza.

Ed infatti, la contraccezione d’emergenza è vitale per le donne di tutto il mondo, ma ancor di più lo è in quei paesi, come l’Honduras, in cui la violenza sessuale perpetrata nei loro confronti è fuori controllo e i tassi di gravidanze indesiderate sono elevati, poiché l’accesso ai normali metodi contraccettivi viene limitato, se non addirittura impedito.

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Archiviato in:esteri, Politica, salute,

10 Responses

  1. stefania ha detto:

    Grazie di averci informato terribile situazione. E soprattutto di avere diffuso il link per aderire alla petizione internazionale cotro questo decreto disumano (http://www.avaaz.org/en/no_prison_for_contraception/?slideshow )

    La condizione delle donne è sempre difficile e laddove manca democrazia e i popoli sono maggiormente afflitti dalla povertà la condizione delle donne è disumana. Facciamo sentire la nostra voce noi che possiamo gridare!

  2. luisa ha detto:

    C’è talmente tanto da dire…che preferisco il silenzio…..

  3. nati ha detto:

    E’ una realtà sconvolgente quella che riguarda la condizione delle donne in molti paesi dell’America Centrale e Latina…non solo l’Honduras, ma altri stati come Cile, lArgentina, Equador e Perù penalizzano le donne rendendo difficile l’accesso alla contraccezione. Ma l’Honduras si è spinto ben oltre. Speriamo che la mobilitazione internazionale contro questa proposta di legge ottenga il suo scopo. L’informazione e la rete creata dalle organizzazioni internazionaliper i diritti delle donne sono più che mai importanti!

  4. Cristina ha detto:

    Mi sorprendo quando proprio le donne limitano la libertà di altre donne…
    Ad ogni modo… vedo che sempre più spesso le petizioni sul web portano a grandi risultati, diamoci da fare!

  5. ely ha detto:

    E’ una lotta impari, l’emancipazione delle donne trova continui ostacoli. Mi considero una privilegiata per essere nata e per vivere in Europa, anche se anche qui le donne devono ancora fare strada e in paesi come il nostro, anche di più. Ma alla maggioranza delle donne sono negati diritti minimi. Bisogna continuare a lottare per noi per aiutare meglio le altre che non possono farlo. E grazie anche in questo caso al web possiamo restare unite, fare rete perchè il pericolo maggiore è il silenzio e l’oblio. Ecco perchè tutto ciò che fa e dà informazione è importante, perchè tiene le coscienze sveglie!

    • gaianina ha detto:

      Siamo molto privilegiate.. solo che ho l’impressione che alle volte le nostre compagne si dimentichino della nostra fortuna, riducendo i progressi sociali ad una comparsa in uno show televisivo… questo mi fa molta paura! Quante di noi sono veramente consapevoli e fiere della nostra emancipazione? E quante ne ignorano il valore invece?

  6. angela ha detto:

    Sono solidale con l’appello che avete diffuso e ho sottoscritto anch’io la petizione. Grazie per l’informazione che fate!
    Vorrei invitarvi a leggere questo articolo di cui vi posto il link

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/04/30/quelle-donne-bruciate-per-emulazione-in-argentina.html

    Già il titolo mi aveva preoccupato e la lettura mi ha sconvolta! Sull’onda del folle gesto di un cantante rock argentino che aveva dato fuoco alla propria compagna ( i particolari di questa storia di rapporto tragicamente violento li ritrovate nell’articolo) uomini/giovani argentini uccidono le proprie fidanzate o compagne. Già una quindicina sono state uccise, arse vive! Avevate mai letto o sentito qualcosa al riguardo sui nostri media?!?

    • gaianina ha detto:

      Ogni modalità di omicidio ha un significato psicologico o, quantomeno, una stretta connessione.
      Il dare fuoco è una modalità cruenta, lenta, dolorosa che, al pari dell’acido, rovina la vittima, senza necessariamente ucciderla. Lo scopo è, dunque, quello di far soffrire la vittima e far sì che sia in parte coscente di quello che le sta accadendo! Questo è a mio avviso l’aspetto più grave di questi atroci delitti. Ciò indica che gli uomini scelgono consapevolmente di bruciare la compagna “per darle una lezione che non potrà dimenticare”. La vogliono punire, far soffrire, pentire e, soprattutto, rovinare per sempre affinché non possa mai essere di nessun altro. Il movente psicologico sociale, a mio avviso, è estremamente grave e ciò che sta succedendo, in Argentina, come in tanti altri paesi del resto, può essere prevenuto, a mio avviso, solo se si interviene in anticipo! Si devono educare gli uomini a non essere padri padroni, bisogna far sì che sin da piccoli, imparino il rispetto per ogni essere umano, comprese la madri, le sorelle, le amiche… Solo così si intrviene veramente e solo così possiamo porre rimedio, a mio avviso. Non so voi cosa ne pensate, mi farebbe piacere confrontarmi!

  7. angela ha detto:

    in linea di principio sono d’accordo con quanto scrivi, ma è un processo lento che richiede i tempi di una o più generazioni…intanto che si fa. Mi chiedo? potrebbe attecchire anche da noi una tale malvagità? Quale può essere un forte deterrente a tanta brutalità?Certo tanta informazione, proporre modelli positivi, in modo martellante…come vedi i negativi attecchiscono con grande facilità. E ci vorrebbe un sistema giudiziario particolarmente severo per i reati di violenza nei confronti delle donne.

    • gaianina ha detto:

      Sono d’accordo con te! E purtroppo credo che non si tratti di nazionalità… anche in Italia credo potrebbe attecchire… E hai ragione nel dire che la prevenzione è un rimedio a lunga durata, che dà i suoi frutti solo dopo molto tempo. Invece alle donne servono risposte concrete ed attuali! Io, per esempio, credo nell’idea dei Tribunali specializzati. Ci dovrebbe essere una corte interamente ed esclusivamente dedicata alla famiglia ed alle problematiche sociali connesse. Non, come adesso accade, delle mere sezioni fittiziamente specializzate! Ci vorrebbero magistrati, avvocati e forze dell’odrine formate adeguatamente per seguire i casi relativi al diritto di famiglia e di conseguenza, ai diritti delle donne (le vittime più numerose insieme ai bambini)! E poi ci vorrebbe un trattamento penale a parte per chi commette questi reati, una giustizia snella, senza burocrazia che vada direttamente a colpire il colpevole… Le soluzioni al problema ci sarebbero eccome, solo che non sembrano interessare gli uomini di potere!

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