WOMAN's JOURNAL

Interruzione volontaria di gravidanza

di Gaia Nina Marano

Il 22 maggio del 1978, in Italia veniva approvata la Legge n. 194 recante le “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”. Il successo della 194 lo si deve, principalmente, all’impegno del Partito Radicale che, in collaborazione con il Centro sulla sterilizzazione e sull’aborto (CISA), ha combattuto con forza affinché le donne italiane potessero riacquistare una dignità sociale ed umana, persa durante il ventennio fascista.

I militanti radicali, in particolare, condussero una dura campagna volta ad arginare il fenomeno degli aborti clandestini, creando così i primi consultori in Italia, nonché un ambulatorio specialistico nella sede fiorentina del partito.

Ed infatti, prima del 1978, il Codice Rocco (agli artt. 545 – 555) configurava l’interruzione volontaria di gravidanza come un “delitto contro l’integrità della stirpe”, punibile con la reclusione.

Fu poi la Corte Costituzionale, con la nota sentenza n. 27 del 18 febbraio 1975, a fornire il precedente fondamentale per l’adozione successiva della Legge 194. Nella predetta pronuncia, la Consulta denunciava “l’illegittimità costituzionale dell’art. 546 del codice penale, nella parte in cui non prevede che la gravidanza possa venir interrotta quando l’ulteriore gestazione implichi danno, o pericolo, grave, medicalmente accertato nei sensi di cui in motivazione e non altrimenti evitabile, per la salute della madre”, evidenziando la inevitabile necessità, per l’Italia, di assumere una nuova posizione etico-politica sull’aborto.

Alcune informazioni di ordine pratico

•L’interruzione volontaria di gravidanza può avvenire, ad insindacabile giudizio della donna, entro i primi 90° giorni dall’ultima mestruazione.

Dopo i 90° giorni, l’IVG può essere praticata, ma solo se:

– la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;

– sono accertati processi patologici, come rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro che determinano grave pericolo per la salute fisica e psichica della donna.

•L’iter per la IVG prevede sempre un incontro con il proprio medico di fiducia o con il medico di un consultorio, il quale, per prassi, inviterà la donna a riflettere sulla sua scelta.

•Solo trascorsi 7 giorni dalla predetta visita (salvo urgenze riscontrate clinicamente), verrà rilasciato un certificato, che l’interessata presenterà alla struttura competente per l’operazione.

•L’intervento può essere svolto presso ospedali pubblici o cliniche private convenzionate e, comunque, ogni Asl ha il dovere di garantire l’interruzione volontaria di gravidanza, mettendo in contatto la donna con la struttura a lei più vicina.

•L’aborto è una operazione che si pratica in day-hospital.

•L’IVG è un intervento totalmente gratuito, se eseguito nelle strutture autorizzate.

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Archiviato in:diritti, salute,

5 Responses

  1. paola ha detto:

    L’articolo ricorda sinteticamente il percorso di una legge che è stata ed è molto importante per le donne. Ero molto giovane nel’78 ma seguivo con partecipazione il dibattito che attraversava il paese su questi temi di emancipazione…e poi i referendum del 1981 nei quali si chiedeva l’abrogazione di parti della legge sia da parte dei suoi promotori radicali, che l’avrebbero voluta meno restrittiva, che del movimento per la vita che invece voleva ridurne drasticamente l’efficacia.Ma la legge ha resistito ed ancora, seppure non perfetta, resiste ai periodici assalti. E’ una legge molto importante per le donne, come ricordate nell’articolo, per la loro dignità di esseri umani. Non è retorica:le donne non sono sempre trattate da tali anche in un paese evoluto come il nostro.

    • gaianina ha detto:

      Riflettevo su quali argomenti potessero interessare alle lettrici della rubrica… Poi ho pensato che alle volte si danno per scontate informazioni che ancora, purtroppo, non lo sono. Spesso si sentono dubbi e perplessità circa il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza nel nostro paese. La Legge 194 è stata una conquista molto importante, ma pochi ne sanno contenuto e provenienza… e questo credo sia un peccato. Perché la libertà sociale femminile passa, a mio avviso, soprattutto attraverso l’emancipazione sessuale. Che non significa (come spesso, purtroppo, viene intesa con leggerezza) semplicemente libertà di fare sesso, di abortire, di separarsi, di usare contraccettivi…significa avere coscienza del proprio corpo e della porpria dignità. Avere coscienza delle potenzialità femminili, uniche nel genere umano, ed utilizzarle nel migliore e più nobile dei modi possibili! Questa conoscenza dovrebbe essere, a mio avviso, il punto di partenza per la nostra educazione.

  2. stefy ha detto:

    Come Paola anch’io sono una lettrice un po’ matura, appena ventenne nel ’78 e ricordo con commozione l’approvazione della legge 194 e la convinzione con cui è stata difesa negli anni successivi. Sono d’accordo con Gaia quando sottolinea l’importanza di ricordare e, ancora, informare le donne, soprattutto le più giovani, riguardo i loro diritti e le loro possibilità. L’emancipazione si realizza attraverso la consapevolezza del proprio valore e pretendendo il rispetto della propria dignità. La legge 194 è un importante sostegno per le donne e un baluardo per la loro autodeterminazione.

  3. ely ha detto:

    La legge 194 è stata una legge molto sofferta per il paese ma anche molto efficace perchè ha visto diminuire nel tempo il numero degli aborti e ha aperto il discorso sulla contraccezione. nessuno ha mai pensato di utilizzare l’interruzione di gravidanza come strumento di contraccezione!
    Certo nel passato era uno dei pochi mezzi a disposizione delle donne per scegliere considerata l’arretratezza del nostro paese in materia di educazione sessuale. Arretratezza che sconta le conseguenze ancora oggi facendone pagare il prezzo maggiore proprio ai giovani che non vengono educati ed aiutati ad affrontare una sessualità consapevole.

    • gaianina ha detto:

      Eppure il servizio educativo nazionale non fa nulla per crescere i giovani in modo consapevole. Ancora ci sono genitori che si oppongono a far fare educazione sessuale ai propri figli. Ma poi, dico io, perché parlare di educazione sessuale??? Insegnare il ripsetto, anche sessulamente parlando, del tuo corpo e di quello del partner, non dovrebbe rientrare nella EDUCAZIONE CIVICA??? E l’educazione civica, non dovrebbe essere obbligatoria a scuola???Cosa stiamo aspettando a mettere mano ai programmi educativi?!

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