WOMAN's JOURNAL

150 persone per assumere una giovane libraia

Tra i luoghi in cui le donne fanno cultura, politica, comunità, ce n’è uno che sta vivendo una rivoluzione, e tenta il salto generazionale in un modo del tutto inedito. È la Libreria delle donne di Bologna (via San Felice 16/a), che ha lanciato la campagna Un’assunzione collettiva per creare un posto di lavoro, formare una libraia, garantirsi un futuro. Ce ne parlano Rita Borgioli e Alessandra Casarini (entrambe a destra nella prima foto).

Quando è nata la Libreria delle donne di Bologna e a che scopo? È nata nel 1996, pochi anni dopo la chiusura della prima libreria delle donne della città, che si chiamava Librellula. Era diventato difficile, se non impossibile, trovare libri di saggistica e politica sul pensiero femminile e soprattutto il cosiddetto materiale grigio, volantini, opuscoli, dispense sull’azione politica. Noi facevamo parte dell’associazione Alta Marea, che si occupava del femminile in varie forme, e abbiamo deciso di creare il luogo che era venuto a mancare, unendo al nostro patrimonio di riflessione e approfondimento il desiderio di aprirci al pubblico.

Chi sono le donne della libreria? Oggi siamo tre donne – più una che si occupa della parte economica – appartenenti al gruppo originale e tredici nuove arrivate, che collaborano con noi da qualche mese. Tutte lavoriamo a titolo volontario.

Chi frequenta la libreria? Ci troviamo in un quartiere semicentrale abitato soprattutto da residenti, quindi i nostri clienti sono le persone che vivono qui, donne, ragazze, ricercatrici, mamme, grandi lettrici, ma anche molti uomini. Siamo parte integrante del tessuto sociale del quartiere.

Che cos’è la campagna Un’assunzione collettiva? Desideriamo creare un posto di lavoro da quando abbiamo aperto, ma per ragioni economiche non è stato possibile, siamo un’associazione no profit, e se alla fine del mese avanziamo qualcosa compriamo dei libri. La questione è diventata un’urgenza quando è stato chiaro che noi tre non bastavamo più, ma come fare? Ci serviva un’idea, e l’abbiamo trovata collettivamente, affrontando il problema con le socie di Alta Marea e l’aiuto della Mag di Verona. Siamo molto orgogliose della soluzione finale: un’assunzione collettiva, 150 persone che si impegnano a versare 100 euro all’anno per 4 anni in modo da poter assumere una ragazza di meno di 29 anni con un contratto di apprendistato professionalizzante. Abbiamo accumulato una sapienza di libraie che vogliamo trasmettere alle giovani generazioni, inoltre la libreria è un punto di riferimento per le donne e gli uomini della città e noi vogliamo darle un futuro. Abbiamo lanciato la campagna a settembre del 2011 e ora siamo a 123 sottoscrizioni.

Come sceglierete la libraia da assumere? Abbiamo le nostre volontarie e molti curricula: li analizzeremo tutti, incontreremo le candidate e poi decideremo. Per noi è importante che ci sia non solo il desiderio di un posto di lavoro, ma soprattutto quello di diventare libraia, imparare la professione.

Oltre a vendere libri, che attività organizzate? Prima di tutto vendiamo libri, libri scritti da donne che scegliamo perché li riteniamo importanti e preziosi per lo sviluppo del pensiero femminile, inclusi libri rari e fuori catalogo e una piccola quantità di libri usati. Ma la libreria è anche un luogo di elaborazione culturale e politica, organizza incontri, seminari, presentazioni.

In che senso la vostra attività si può definire politica? Nel senso che le hanno dato le donne, quello di politica come incontro, impegno, consapevolezza dell’interdipendenza, voglia di lavorare attraverso l’elaborazione collettiva.

Siete un esempio di imprenditoria femminile che funziona, avete usufruito di agevolazioni o leggi ad hoc? Ci siamo sempre autofinanziate. Abbiamo richiesto fondi alle istituzioni in poche occasioni e sempre per progetti specifici, piccole somme che non ci sono mai state negate.

Avete rapporti con altre librerie e luoghi delle donne? Sì, c’è un legame con tutte, in particolare con quella di Milano (leggi l’articolo su Woman’s Journal), le cui donne ci hanno fatto da madrine e maestre quando abbiamo iniziato la nostra attività. Nel 1996 una di noi è andata a Milano per imparare il mestiere, perché non avevamo nessuna esperienza commerciale.

Potete darci qualche consiglio di lettura? Iniziamo con Il sorriso dei gabbiani di Kristín M. Baldursdóttir, un libro popolato da personaggi femminili inquietanti o buffi che riesce a unire serietà e leggerezza. In questo periodo vendiamo bene L’amore a settant’anni di Vanna Vannuccini e molto interessante è La ragazza di Ventas di Dulce Chacón, un’opera drammatica e commovente sulla guerra civile spagnola. Infine La gioia di scrivere di Wislawa Szymborska, che noi amiamo da sempre benché solo adesso, a poca distanza dalla morte, sia diventata così nota. Per i piccoli, Cosa fanno i bambini? e Cosa fanno le bambine?, due libri di un autore uomo, Nikolaus Heidelbach, che abbiamo accolto per la loro grafica eccezionale e i personaggi interessanti.

Foto: Maria Chironi.

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