WOMAN's JOURNAL

Scende la neve

“Hai preparato tutto?” … “Sì… Credo di sì…” … “I guanti?”

“Sì, sì li ho presi… se trovi il mio quaderno, quello rosso, beh … Allora significa che mi sono scordata quello! Cerca di mangiare, chiamami… Chiamami capito? E non fare quella faccia preoccupata…” … “Ti amo.”

“Anch’io…”

Valentina stava andando in aeroporto. Erano le cinque del mattino. Roma dormiva sotto una sottile pellicola gelata. La neve aveva spolverato le strade della città e le ruote del taxi sembravano scivolare sull’asfalto bagnato.

“Mi lasci pure qui… Io sono arrivata.”

“Buon viaggio signorina!”

“Grazie…”

Era la prima volta, dopo tanto tempo, che partiva da sola.

Lui era rimasto a casa, nella loro casa, quella con tutte le fotografie appese al muro, la cucina piccola e scomoda, quel letto pieno di coperte e cuscini perché lei non riusciva a dormire senza sentirsi soffocare dal calore delle lenzuola.

Aveva paura e allo stesso tempo si sentiva elettrizzata perché stava per fare quel viaggio che tanto aveva desiderato. Sarebbe rimasta fuori per un po’ di mesi, non sapeva bene per quanto.

Lui aveva accettato, un po’ dispiaciuto, “Ma sono sicuro di noi, e poi ti verrò a trovare appena metto insieme i soldi per il biglietto!”. Lei non sapeva cosa stava facendo.

Forse, ancora una volta, seguiva la corrente e si faceva cullare tra le sue braccia, sperando di essere depositata in un posto sicuro. Per ora di certo aveva solo il biglietto di andata per gli Stati Uniti.

“Valeeee!!!”

Qualcuno aveva gridato il suo nome. Ma conosceva bene quella voce: era Ale che correva verso di lei trascinandosi dietro Cri, con la sciarpa più lunga di lei che penzolava a terra. Erano le sue più care amiche ed erano venute per salutarla.

“Sei pronta? Hai preso tutto? Io mi sono segnata tutti i numeri e le indicazioni di dove vai… E questo è per te!”

“Ma che cos’è?”

“Niente, un libretto di viaggio. Ci sono segnati tutti i numeri utili, gli indirizzi… E poi ci abbiamo messo qualche foto di noi! Chiamaci capito? Ci mancherai!”

“Mi mancherete anche voi…”

Si strinsero in un forte abbraccio e poi Vale si confuse tra la folla assonnata che cercava di superare il varco di polizia.

Non sapeva perché stava partendo, forse perché lo aveva programmato da tanto tempo e poi non lo aveva fatto. Forse voleva dimostrare ancora che era in grado di stare da sola, che era capace di cavarsela… Era felice, la aspettava un periodo ricco di novità, ma non riusciva a trattenere le lacrime.

L’abitudine aiuta a sentirsi protetti e coccolati. Appena si esce dal guscio, invece, si sente il freddo della precarietà e l’istinto porterebbe a ritornare indietro. Lei era ferma all’ingresso…

“Prego, favorisca la carta di imbarco.”

Un passo avanti: ora era uscita e la sua avventura stava iniziando.

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