WOMAN's JOURNAL

Reati violenti ed intenzionali: la tutela risarcitoria

di Gaia Nina Marano

La Corte di Appello di Torino ha statuito un principio innovativo e destinato a far discutere: nel caso in cui gli autori di un omicidio, di lesioni dolose o di violenza sessuale non siano stati individuati, siano irrintracciabili ovvero non abbiano i mezzi economici per pagare, sarà lo Stato a dover indennizzare la vittima.

La Corte ha così deciso in favore di una diciottenne –rumena di origine, torinese di adozione- che, nel 2005 era stata sequestrata e violentata da due connazionali. I due aggressori, resisi latitanti immediatamente dopo la condanna, infatti, non hanno mai scontato la pena detentiva inflitta dal Tribunale di primo grado (pari a dieci anni e sei mesi di carcere) e, tantomeno, hanno adempiuto alla aggiuntiva condanna pecuniaria pari ad Euro 90.000.

Tuttavia la giovane, con l’aiuto di un team legale d’eccellenza, ha oggi ottenuto parziale soddisfazione per la sua originaria richiesta.

La Corte di Appello di Torino, riesaminando la decisione di primo grado, ha stabilito che: “E’ lo stato che deve risarcire, con un indennizzo equo ed adeguato, la vittima (o i suoi familiari) di un reato violento nel caso in cui il responsabile sia rimasto sconosciuto, o si sia sottratto alla giustizia, o non abbia risorse economiche sufficienti”.

Questo che oggi in Italia sembra un principio assolutamente innovativo, è quanto già da tempo accade in tutti gli altri Paesi dell’Unione Europea (ad esclusione della Grecia) in seguito all’adozione del Direttiva 2004/80/CE del 29 aprile 2004, ad oggetto l’indennizzo delle vittime di reato violento ed intenzionale.

Il legislatore italiano, infatti, avrebbe dovuto attuare detto sistema d’indennizzo statale tempo addietro tuttavia, non avendo rispettato i termini prescritti, è stato condannato dalla Corte di Giustizia Europea nel novembre 2007, con la sentenza C-112/2007 (la Direttiva 2004/80/CE era già stata preceduta dalla Convenzione europea relativa al risarcimento delle vittime di reati violenti del 1983, rimasta anche questa inattuata sia in Italia che in Grecia) .

Lo Stato italiano, in base alla direttiva 2004/80/CE, dovrebbe garantire ai cittadini e agli stranieri, vittime di reati intenzionali e violenti (omicidi dolosi, lesioni dolose, violenze sessuali) commessi sul territorio italiano, un risarcimento (o, perlomeno, indennizzo) equo e adeguato, ogniqualvolta l’autore del reato sia rimasto sconosciuto o si sia sottratto alla giustizia o, in ogni caso, non abbia risorse economiche per risarcire la vittima per i danni arrecati a questa o, nel caso di morte, ai famigliari.

In particolare, il Tribunale di primo grado di Torino aveva già constatato che allo stato in Italia “nessuna norma di diritto interno riconosce … il diritto al risarcimento per reati intenzionali violenti diversi da quelli già regolamentati dallo Stato prima ancora dell’entrata in vigore della direttiva”.

Preso atto, dunque, dell’inadempimento dello Stato italiano, anche la Corte d’Appello di Torino ha condannato la Presidenza del Consiglio a risarcire le “conseguenze morali e psicologiche” subite dalla ragazza, liquidando la somma di € 50.000 (riducendo, però, la somma originariamente stabilita in primo grado).

Sebbene la sentenza, del Tribunale di Torino prima, e della Corte d’Appello poi, inauguri una nuova via risarcitoria per le vittime di reati violenti, rimane ancora evidente la differenza fra l’Italia e gli altri Stati europei: ad oggi le vittime colpite sul territorio italiano da questi reati non hanno un fondo cui rivolgersi. Per ottenere quanto loro spettante secondo il dettato della Direttiva 2004/80/CE, le vittime italiane devono ricorrere giudizialmente, sopportando, quindi, tutte le difficoltà emotive ed i costi propri di un processo.

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Archiviato in:diritti, Politica, società,

3 Responses

  1. stefania ha detto:

    La conclusione dell’articolo sintetizza in modo tecnico,e non emotivo, lo stato delle cose in italia in materia di diritti e tutela delle donne. Nonostante tutto…nonostante i richiami…nonostante gli esempi dei nostri oari…nonostante …tutto giace nel “cassetto” …il problema continua ad essere eluso, anzi, ignorato. Non è mai un tema all’ordine del giorno!
    Mi chiedo se non sia ora di rivendicare l’applicazione di questa norme di giustizia che danno dignità alle vittime di reati intenzionali come questi e che tracciando una via certa per chi deve giudicare diffondere una nuova consapevolezza sociale del problema.

  2. c. ha detto:

    Dovremmo batterci perchè vengano rese efficaci nel nostro sistema norme già attive in altri paesi europei più sensibili alle tematiche dei diritti delle donne e della parità fra i sessi. Questa è la strada da seguire, batterci perchè attraverso l’applicazione di norme di giustizia la società sia obbligata a crescere e a responsabilizzarsi su questi temi.

  3. alice ha detto:

    Anche questa mattina ho sentito la notizia di una strage per “gelosia”: a Bari un uomo ha ucciso la moglie e altre due persone. Trovo orribile mescolare le parole, come se un sentimento potesse giustificare questa violenza e questa idea folle di considerare le donne una proprietà di cui si può disporre sull’onda dei propri istinti. Dobbiamo dare segnali forti per far crescere la mostra società e i soi uomini.Il Tribunale di Torino ha indicato la strada che dobbiamo perseguire con decisione. Grazie.

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