WOMAN's JOURNAL

“Sul lavoro passi indietro”, l’opinione della consigliera di parità del Lazio

Da oggi incominciamo una serie di approfondimenti sul tema del lavoro. Cercheremo di proporvi molti punti di vista diversi, dando spazio soprattutto alle esperienze delle giovani donne che si trovano a dover conciliare un lavoro precario con il desiderio di un figlio. Il tema del lavoro sarà anche al centro del prossimo incontro nazionale del gruppo Se non ora quando, che si riunirà a Bologna i prossimi 3 e 4 marzo. Qui il programma.

Questo primo intervento è della Consigliera di parità alla regione Lazio, Alida Castelli. Le consigliere di parità si occupano di monitorare l’applicazione della normativa sul lavoro e le pari opportunità su tutto il territorio nazionale, dipendono dal ministero del Lavoro. L’articolo apparirà sul prossimo numero di marzo del mensile Noidonne. Per inviarci i vostri commenti e testimonianze sul tema del lavoro scrivete a redazionewj@gmail.com

Andata e ritorno

Chi di crisi economiche ne ha viste altre, sa che davanti alle emergenze la prima cosa che rischia di saltare sono i diritti conquistati nel mondo del lavoro, o almeno questo è il rischio. Si possono perdere, sostituiti da più avanzati equilibri che dovrebbero dare frutti migliori in un futuro prossimo, ma si possono perdere e basta. Sta al potere di contrattazione, alle lotte, scegliere quei diritti che non sono “negoziabili”.

Per chiarire, ci sono diritti cui non si può prescindere, pena l’uscita dal mercato del lavoro, e/o la non rientrata, ma anche la non possibilità di entrarci mai. Alcuni diritti sono effettivi, altri pur effettivi sono anche molto simbolici e l’esempio più importante è quello dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Diritto simbolico, ma non per questo meno importante, nel senso che i cambiamenti intervenuti in questi anni hanno fatto sì che esso ormai riguardi una stretta cerchia di lavoratori, da sempre quelli delle aziende con più di 15 dipendenti, da sempre riguardano più uomini che donne perché le donne sono presenti nel mercato del lavoro in settori, pensiamo solo al commercio ad esempio, dove l’articolo 18 difficilmente si applica.

Ma per le donne, ci sono in ballo ben altri diritti. Primo per tutti è ancora quello “solito” legato alla maternità.

Nei premi di produttività degli accordi Fiat, tra l’altro, le donne sono escluse, se in maternità, allattamento, congedi parentali, malattia dei figli o permessi legati alle legge 104: bel risultato, di cui però a parte le donne delle Fiom nessuno ci ha informato. Nelle piattaforme di molti contratti integrativi in discussione in questo momento si tende ad escludere anche in altri contratti la possibilità di accedere al premio di produttività se in maternità, allattamento ecc. Allora a che sono servite le battaglie per il riconoscimento del valore sociale della maternità?

Siamo sicure che in una fase di contrattazione così dura come quella di questo periodo non scambieremo il diritto alla maternità per i permessi sindacali?  In un recente contratto infatti l’azienda ha posto i lavoratori davanti alla scelta o di riconoscere la maternità e l’allattamento ai fini del conteggio della produttività o i permessi sindacali. La trattativa non è ancora finita, ma ho paura che alla fine verranno  preferiti questi ultimi.

Questo per dire, che nella difficoltà in cui siamo, la solita vecchia storia che si penalizzano sempre le solite, non mi sembra affatto un ipotesi o un attacco di vetero femminismo. Quello che mi preoccupa è che vedo una sempre maggiore scollatura tra chi se ne accorge e chi no. Anche le nostre battaglie, la nostra presenza nelle piazze forse deve cominciare ad essere più attenta e precisa.  Anche al sindacato dobbiamo far capire che alcuni diritti come quello della maternità non è negoziabile.

Siamo andate (poco ma in modo significativo) avanti dobbiamo sapere che ci può essere un (tragico) ritorno.

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