WOMAN's JOURNAL

“Tuba”, un angolo di lettura ed erotismo al quartiere romano del Pigneto

Dopo aver fatto visita alla Libreria delle donne di Milano (vedi l’articolo), facciamo la seconda tappa della nostra esplorazione dei luoghi creati da donne per le donne a Roma, in via del Pigneto 19, dove si trova Tuba, “un bazar erotico, libreria delle donne, uno spazio espositivo, un luogo d’incontro”, come si legge sul sito. L’hanno fondata Barbara Piccolo, 37 anni, e Barbara Kenny, 34, che ha risposto alle nostre domande.

Quando è nata Tuba e a che scopo? Tuba è stata un parto di testa. Io e Barbara volevamo cambiare le nostre vite attraverso un lavoro che ci somigliasse. La gestazione è iniziata ad agosto 2006 e si è completata nel novembre 2007. Il risultato è stata la somma dei nostri desideri: io volevo fondare a Roma quello che in molte grandi città europee – Parigi, Londra, Barcellona, Madrid, ma anche Bologna – esisteva già, un luogo in cui affrontare la sessualità da un punto di vista femminile e femminista, Barbara desiderava creare uno spazio di incontro.

Chi sono le donne di Tuba? Siamo entrambe laureate in antropologia e ci impegniamo da sempre nel sociale, anche se prima lo facevamo in ambiti diversi, io nel movimento femminista e lei nella cooperazione internazionale. Ma Tuba è ormai una comunità, le sue donne sono tutte quelle che hanno attraversato questo spazio, si sono entusiasmate e lo hanno riempito con suggerimenti e proposte. Da noi vengono anche uomini, alcuni dei quali sono ormai habitué, per quanto talvolta ci dicano che non tutti i maschi si sentono sereni all’idea di entrare qui, pensano di dover stare attenti al modo in cui si comportano, e questo secondo me è un valore aggiunto.

Quali libri e prodotti proponete? Proponiamo libri di ogni genere scritti da donne – narrativa, saggistica, fumetti, libri illustrati e di fotografia, letteratura per l’infanzia – che dicono sulle donne qualcosa che condividiamo. Siamo partite con i capisaldi del pensiero e della letteratura femminista, poi abbiamo cominciato a costruire il nostro catalogo con un lavoro esplorativo, leggiamo tutti i libri che vendiamo, anche per poter consigliare le lettrici e i lettori. E poi vendiamo giocattoli erotici, esponendoli non in uno spazio separato, ma assieme ai libri. Sono tutti legati al piacere, propongono una visione della sessualità non oggettivante, in linea con una tendenza europea che da noi fatica a farsi strada. I nostri fornitori producono solo oggetti che condividiamo, sono case spagnole, tedesche, svedesi e olandesi, spesso pensate e gestite da donne.

Che cos’è il servizio Tuba a domicilio? È un servizio che non abbiamo inventato noi, le prime a offrirlo sono state le inglesi e ora in Spagna è una vera e propria moda. È molto semplice: veniamo a casa tua con una valigia piena di giocattoli erotici per una sorta di vendita diretta vecchio stile, come si faceva con pentole e cosmetici. Sono sempre incontri divertenti, si crea un’intimità tra le partecipanti e si ride molto.

Che altre attività organizzate? Mostre di illustrazioni e pittura – la prossima sarà del Collettivo la ruta –, aperitivi, discussioni e presentazioni di libri. Recentemente abbiamo ospitato la fumettista libanese Maya Zankoul, mentre a breve Agnese Trocchi presenterà 69 storie di puro piacere e Chiara Lalli parlerà del suo C’è chi dice no. Dalla leva all’aborto come cambia l’obiezione di coscienza con Loredana Lipperini.

Sul sito di Tuba si leggono termini come “desideri”, “corpi gioiosi”, “forza politica”, “erotismo” riferiti alle donne: in che modo questi aspetti della realtà femminile si concretizzano nel vostro progetto? Tuba è uno spazio pensata per essere accogliente e facilmente attraversabile, vuole veicolare messaggi e prodotti in modo piacevole, senza morbosità e senza malizia. Per il quartiere è un luogo in cui accadono eventi culturali accessibili a chiunque e gratuiti, per la città è un punto di riferimento per le donne che sono in movimento pur non costituendo un movimento politico, che stanno cambiando lo status quo attraverso i loro comportamenti quotidiani, le loro idee, le soluzioni che inventano. Fin dall’inizio abbiamo voluto che fosse un progetto politico in grado di generare reddito ed essere autosufficiente. È un’esigenza della nostra generazione, non saremmo in grado di sostenerlo con un lavoro volontario, e la sua longevità è legata anche a questa capacità.

Siete un esempio di imprenditoria femminile che funziona. Avete usufruito di agevolazioni o leggi ad hoc? Tuba funziona, è vero, ma con le sue fatiche. Nel corso degli anni la redditività è aumentata e non abbiamo debiti, ma la situazione è difficile sia perché è un’impresa giovane e di principianti, nata in piena crisi economica, sia perché quello che sostiene è un concetto nuovo. È nata grazie a un bando regionale del 2006 per l’imprenditoria femminile che ci ha permesso di avere un finanziamento a fondo perduto.

Avete rapporti con altre librerie e luoghi delle donne? Collaboriamo con la Casa internazionale delle donne, che ci sostiene molto e ospita un piccolo spazio espositivo per i nostri libri, e siamo amiche del 22, lo spazio occupato di via dei Volsci, a Roma. Inoltre, benché non esista una rete, stiamo costruendo rapporti con altre librerie delle donne, da Betty&Books di Bologna alla Libreria delle donne di Milano.

Potete darci qualche consiglio di lettura? Per le bambine senza dubbio La vera storia della principessa sul pisello di Octavia Monaco. Per gli adulti, Il gioco delle parti di Laura Schettini, Il bambino pesce di Lucía Puenzo e Beirut, I love you di Zena El Khalil. Sugli uomini, scritto da un uomo, Essere maschi. Tra potere e libertà di Stefano Ciccone.

Foto di Fabio Zayed.

 

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