WOMAN's JOURNAL

Non chiamatele casalinghe, sono “mamme a tempo pieno”

Siamo nell’ era del politically correct per cui bisogna rispettare le pari opportunità, prima di linguaggio che di tutto il resto. Anzi, se il resto non è pari per nulla, va bene uguale, non ce ne si lamenta troppo, ma se si sbaglia una “a” o una “e”, se si usa “presidente” al posto di “presidentessa”, le femministe sono pronte a sbranarti. In particolare le femministe della prima ora, quelle pronte a ricordare le battaglie degli anni Sessanta e Settanta, quelle che girano in giacche di lana, hanno fantasiose spille e capelli sempre a posto, magari senza tinta. Cioè, quelle che non fanno altro lavoro che le “femministe”. Insieme alle “mamme a tempo pieno” sono il trionfo dell’ipocrisia.

Di “mamme a tempo pieno,”  ce ne sono ormai moltissime. Sono quelle che, fino agli anni ’80, si chiamavano e facevano chiamare casalinghe, e che oggi non vogliono più essere etichettate così. La casalinga lava i piatti, spazza, fa le lavatrici. Loro, forse fanno anche quello, per il resto badano ai figli, che non è mai stato un lavoro ma oggi lo è diventato. Perché?

Non perché lo chiedano i figli o non ci siano abbastanza servizi, un tempo ce n’erano molti meno (nei mitici anni ’70) e le donne facevano la corsa per entrare nel mondo del lavoro. Oggi, per le trenta – quarantenni  crescere i figli è diventata la prima occupazione perché sono in crisi d’identità. Frustrate da carriere inconsistenti, da lauree con master inutilizzabili si dedicano alla prole, sperando di recuperare l’identità perduta. Temo che non ci riescano e per questo si sentano quasi offese da coloro che le chiamano casalinghe. Ma chiamare le cose con il proprio nome è il più importante gesto di libertà e onestà che ci si possa concedere.

Lo ammetto, potrei diventare una di loro, per comodità o per noia: incontrarsi al bar alle 10 con le amiche dopo aver accompagnato i figli a scuola, dedicarmi all’associazionismo e ai 100 hobby che riuscirei a coltivare mentre i figli sono impegnati a fare altro. Dio me ne scampi…

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