WOMAN's JOURNAL

Garantire sufficienti fondi ai centri antiviolenza, la richiesta dell’Onu e delle associazioni italiane

Si è svolto un importante incontro ieri, alla Sioi, la società italiana per l’organizzazione internazionale che ha sede a Roma. La relatrice Onu contro la violenza verso le donne, la sudafricana Rashida Manjoo, ha esposto ai giornalisti parte dei risultati del suo viaggio esplorativo in Italia. Il viaggio, iniziato il 15 gennaio, si è concluso ieri ed ha avuto lo scopo di verificare sul campo la reale condizione di vita goduta dalle italiane e dalle donne che risiedono, anche solo per un periodo, perché in carcere o clandestine nel nostro Paese. Ha analizzato la violenza in tutte le sue forme, fisica, economica, psicologica, visitando case rifugio, carceri, ospedali, ministeri, parlando con le forze di polizia. Potete leggere un mio resoconto della sua conferenza stampa qua. Nella foto, un momento della fiaccolata contro la violenza verso le donne organizzata ieri sera, in diverse piazze italiane, da Se non ora quando. Foto: se non ora quando

Invece, la rete Dire dei centri antiviolenza italiani, l’Udi, Unione delle donne d’Italia e la piattaforma italiana Cedaw, un insieme di associazioni, gruppi e fondazioni che hanno avuto l’ònere e l’onòre di presentare all’Onu il primo rapporto ombra sull’applicazione della Carta internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (la Cedaw appunto), lancia una campagna per far conoscere la Cedaw alle cittadine e ai cittadini italiani e si impegna su alcuni punti:

  • a chiedere alle istituzioni italiane, l’immediata firma e la ratifica della “Convenzione Europea per la prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne” adottata ad Istanbul a maggio 2011, per una strategia politica globale e compatta contro la violenza di genere, e già firmata da 16 paesi tra cui anche Macedonia, Turchia, Slovacchia, Montenegro;
  • chiede, un impegno preciso e chiaro sulla costruzione di una legge che definisca la violenza di genere in tutte le sue forme e che prenda atto delle raccomandazioni che il Comitato Onu, che vigila sull’applicazione della Convezione internazionale per l’eliminazione delle discriminazione nei confronti delle donne (Cedaw), ha posto al governo italiano (su modello della legge spagnola che espressamente prevede come reato la violenza di genere; in Italia invece si parla solo di violenza sessuale o di lesioni);
  • chiede il rispetto e l’applicazione puntuale da parte delle istituzioni italiane della “Convezione internazionale per l’eliminazione delle discriminazione nei confronti delle donne” (CEDAW), ratificata dall’Italia nel 1985, unica convenzione che parla delle donne con un’ottica di genere e non delle pari opportunità, vincolante per il nostro paese;
  • chiede un impegno particolare nell’applicazione della “Convezione internazionale per l’eliminazione delle discriminazione nei confronti delle donne”, che vada a coinvolgere gli enti locali che dovranno mantenere un costante sostegno economico ai centri antiviolenza italiani, gestiti da donne attraverso un’ottica di genere, per rendere così reale e duraturo l’intervento sul territorio contro la violenza.

I centri antiviolenza domandano da più di un anno che vengano garantiti fondi continuativi e sufficienti per portare avanti le proprie attività. Il ministero delle Pari Opportunità, ancora guidato da Mara Carfagna, ha pubblicato i bandi a novembre per finanziare con 6 milioni di euro i centri già esistenti, e 4 per strutture nuove. Entro pochi mesi le domande arrivate al ministero saranno esaminate e sappiamo per certo che quei fondi, una volta attribuiti, andranno direttamente alle strutture ritenute idonee, non passando dalle regioni e dagli enti locali. Una garanzia di efficienza a cui si dovrà aggiungere, l’adeguato finanziamento da parte dello Stato, nel tempo, una richiesta che ieri è arrivata anche dalla Relatrice Onu sulla violenza.

Link interessante: Rapporto sull’applicazione della Cedaw nel mondo arabo

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