WOMAN's JOURNAL

Il Brunch – Rassegna stampa

2012, è l’anno delle donne che decidono (La Stampa, 9 gennaio 2012) – “Nel 2011 sembra in effetti arrivata a pieno sviluppo un’onda lunga di riconoscimenti alla sapienza femminile, con l’ingresso generalizzato delle donne ai livelli più alti della gestione del potere. Dal premio Nobel a tre leader africane – il cui lavoro in verità è stato riduttivamente tradotto in impegno umanitario – all’economia, alla politica, all’editoria. In Usa ad esempio, nel 2011 si sono affermati tre nuovi editori, Tina Brown, Arianna Huffington e Oprah Winfrey. In un periodo di crisi profonda dell’informazione tradizionale, hanno rilanciato il settore, innovandolo, cambiandone il linguaggio, ma anche risanando bilanci, producendo profitti e, nel percorso, diventando anche personalmente molto ricche, cosa che non guasta. La portata di queste eccellenze femminili è una buona indicazione del volume di pressione da cui sono state spinte in alto. Negli ultimi anni, ma nel 2011 in particolare, il protagonismo di massa delle donne ha abbracciato il globo e le culture”. L’opinione di Lucia Annunziata.

Le assicurazioni per le donne? Più care (Corriere della Sera, 13 gennaio 2012) – Com’è sacrosanto che sia, l’Europa difende la parità di diritti fra i sessi. E per difenderla meglio, ad esempio nel campo delle assicurazioni, fra poco potrebbe chiedere alle donne di pagare le loro polizze sulla vita un buon 30% in più. O l’11% in più, nel caso delle assicurazioni automobilistiche. È l’esito paradossale che potrà avere l’applicazione di una recente sentenza della Corte di giustizia Ue, secondo un’indagine affidata al centro di ricerca «Oxera» di Oxford e Bruxelles e presentata dalla Federazione degli assicuratori europei.

Pensioni, una via di fuga per le donne (Italia Oggi, 9 gennaio 2012) – Le donne (e soltanto le donne) che vorranno andare in pensione con le vecchie regole, ossia con 57 anni di età con 35 di contributi (58 anni se lavoratrici autonome), potranno continuare a farlo, sino al 2015, scegliendo il trattamento calcolato interamente con il criterio contributivo.

La violenza confinata nel privato (Corriere della Sera, 7 gennaio 2012) – Rapporti e ricerche internazionali ci informano già da diversi anni che l’aggressività maschile è la prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni in tutto il mondo e che tale violenza si consuma soprattutto tra le pareti domestiche. Ma non servono dati statistici per sapere che la violenza contro le donne è materia pressoché quotidiana di cronaca nera e, forse proprio per questo, considerata ancora un fenomeno trascurabile, legato alla sfera personale e alla patologia del singolo. La mano che si arma contro una donna è quella di un marito, di un amante, di un padre, di un fratello. Le cause: una separazione, aspettative disattese, equilibri familiari che si vanno modificando, affermazione di ruoli e poteri che si crede minacciati.

Non si cambia il Paese mortificando le donne (l’Unità, 8 gennaio 2012) – Qualche giorno fa “Se non ora quando”, la rete che con le manifestazioni del 13 febbraio e dell’11 dicembre ha fatto emergere il desiderio e la necessità di un nuovo movimento delle donne, ha preso carta e penna e ha scritto al Presidente del Consiglio, ai segretari dei partiti e alle organizzazioni sociali chiedendo un incontro per proporre il proprio punto di vista sulle scelte necessarie per la ricostruzione civile ed economica dell’Italia, dopo Berlusconi e il berlusconismo. Due mesi fa 14 donne diverse per culture ed esperienze, sindacaliste, intellettuali, giornaliste, donne della società civile, hanno scritto alla ministra Fornero chiedendo il ripristino della legge contro quelle “dimissioni in bianco” proposte soprattutto alle giovani donne al momento dell’assunzione. Una legge abrogata tre anni fa dal ministro Sacconi e ormai, dopo molto lavoro, universalmente conosciuta.

Donne e giovani: nuove idee sul lavoro (Corriere della Sera, 9 gennaio 2012) – Il peggio del peggio? Essere donna, ventenne e abitare al Sud. Trovare lavoro in queste condizioni è un’impresa da far tremare i polsi. Perchè nel Mezzogiorno, dove la disoccupazione giovanile era a due cifre già prima della crisi, oggi gli under 30 si trovano a spasso nelle piazze, non certo in fabbriche e uffici.

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