WOMAN's JOURNAL

La fecondità mondiale: donne istruite e sane fanno la differenza

di Piera Mastantuono

Il 31 ottobre 2011 si è raggiunto il numero di 7 miliardi di persone al mondo. I dati riguardanti il tasso di fecondità (il numero di figli per donna) permettono di stimare che, nei paesi più sviluppati, il tasso di fecondità sia di circa 1,7 nati per donna, al di sotto del cosiddetto tasso di ricambio (stimato a circa 2,1). Diversamente nei paesi meno sviluppati di tutti, dove il tasso si aggira intorno al 4,42 ma in gran parte dell’Africa sub-sahariana si arriva a 5,1.

Le stime provengono dal rapporto UNFPA Popolazione e opportunità, nel mondo a sette miliardi, il quale analizza e commenta le cifre riportate. Infatti, questi numeri portano con sé numerosi problemi, come spiegaLeonardo Chavane, del ministero della Salute del Mozambico:

“l’alto tasso di fecondità è un problema di salute pubblica. Le donne che non intervallano le gravidanze con almeno due anni non hanno il tempo di controllare il loro stato di salute e quello dei figli che hanno già avuto.”

La preoccupazione del Mozambico in merito all’alto tasso di fecondità nazionale è motivata anche dal fatto che tale crescita supera la capacità dello stato di fornire beni, servizi e opportunità lavorative, soprattutto per la popolazione giovane che è in rapida espansione. Dopo la conferenza del Cairo del 1994 la comunità internazionale si è impegnata a garantire, entro il 2015, il pieno accesso ai servizi per la salute riproduttiva, compresa la pianificazione familiare. Si calcola che siano 215 milioni le donne in età riproduttiva che, nei paesi in via di sviluppo, ricorrerebbero alla pianificazione familiare, se potessero accedervi. Il vantaggio della pianificazione sarebbe immediato poiché si eviterebbe la morte di un milione di bambini ogni anno.

Inoltre, sarebbe necessario, sottolinea Samuel Mill, esperto di salute alla Banca Mondiale

“dire agli uomini che è economicamente vantaggioso intervallare le gravidanze e avere meno figli. Con meno figli è più facile avere la possibilità di farli studiare, e si spende meno per farli mangiare. Il messaggio per le donne dovrebbe essere che gravidanze più distanziate equivalgono a figli e madri più sani.”

Oltre ai casi di Mozambico ed Egitto, suscita preoccupazione anche quello dell’India, dove il metodo contraccettivo più utilizzato è quello della sterilizzazione, con una percentuale del 37% tra le donne che usano metodi contraccettivi rispetto all’1% degli uomini. La sterilizzazione è letteralmente selvaggia tanto che è dovuta intervenire la legge per disciplinarla e mettere il limite a 30 sterilizzazioni possibili per ciascun medico, a fronte delle 50-60 al giorno del passato. Altro problema del paese è quello della selezione delle nascite. Il problema è stato evidenziato dall’ultimo censimento nazionale del 2011: nella fascia di età 0-6 anni il numero delle femmine è sceso a 914 ogni 1000 nati maschi, allargando il divario del 2001 che era di 927 su 1000. Gli aborti selettivi, sebbene illegali, e la trascuratezza spesso fatale con cui ci si prende cura delle bambine dopo la nascita sono ritenute le cause principali di questa anomalia. Il dramma è che sono proprio le ecografie, strumento di salute, a diventare invece mezzo di “selezione”. La principale motivazione per tutto ciò è di natura economica: le femmine sono viste come onere finanziario per via della necessità della dote.

Una situazione diametralmente opposta occorre in Finlandia, di cui sono stati analizzati i tassi di fecondità, pari a 2,1 figli per donna, al di sotto del livello di sostituzione. Ma asili nidi, aiuti alle famiglie ed altro rendono la situazione ben più rosea, anche se c’è un preoccupante aumento dell’età in cui si partorisce, tale che potrebbe in futuro condurre ad un aumento del tasso d’infertilità.

In generale, dallo studio emergono due aspetti particolarmente interessanti: nel mondo in via di sviluppo, le donne che non riescono ad avere figli rischiano di essere liquidate come fallimenti umani, anche se l’infertilità maschile riguarda oltre la metà dei problemi di concepimento, e uno degli elementi fondamentali per uscire da questa situazione, come dimostrato dalle ricerche svolte negli ultimi vent’anni, è laconoscenza.

È risultato infatti che, quando le donne sono sane, istruite, e possono accedere a servizi integrati per la salute sessuale e riproduttiva, compresi quelli per la pianificazione familiare, i tassi di fecondità (e le dimensioni medie delle famiglie) diminuiscono. Quindi, delle azioni concrete per la salute riproduttiva vanno nella direzione dei diritti umani alcuni dei quali sono compresi proprio tra quelli riproduttivi. E avere le informazioni e gli strumenti utili è necessario ad esercitare il diritto stesso.

 

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