WOMAN's JOURNAL

Il paese delle imprenditrici

Nel nostro paese il 16% delle lavoratrici è costituito da imprenditrici, a fronte di una media europea del 10%. Parte da questo dato sorprendente l’esplorazione dell’imprenditoria femminile italiana che Angela Padrone compie attraverso il suo ultimo libro, Imprese da favola. Viaggio nel paese delle donne che si inventano il lavoro, pubblicato a ottobre da Marsilio Editori (vedi anche la pagina su Facebook).

Scopo del viaggio è spiegare perché il mondo dell’imprenditoria femminile sia così vasto, capire se presenti peculiarità che lo differenziano da quello maschile e se alcune apparenti contraddizioni siano davvero tali.

Punto primo: com’è possibile che, in un paese in cui l’occupazione femminile arriva appena al 46% e la disoccupazione tra le ragazze raggiunge il 29%, il numero delle imprenditrici sia una cifra da record? La risposta è nella domanda stessa: spesso la presenza di ostacoli consistenti sulla strada che porta a un impiego spinge le donne a “inventarsi qualcosa”, a creare da sé la propria occasione; e in una società in cui imprenditori e lavoratori autonomi sono il 25% della forza lavoro attiva (contro il 14-15% dell’Europa) le donne sembrano dotate di particolare dinamismo e spirito d’iniziativa.

Punto secondo: se l’Italia è all’ottantottesimo posto nella classifica dei paesi in cui è più facile aprire un’impresa, perché le donne tentano comunque l’avventura e crescono più degli uomini? Padrone spiega che la maggior parte delle attività autonome femminili (l’81%) è sorta tra il 1990 e il 2008, quando sono stati varati leggi e provvedimenti che incentivavano l’imprenditoria delle donne, una conferma dell’importanza di questo genere di sostegno.

Punto terzo: perché nell’attuale congiuntura critica le aziende guidate da donne dimostrano una maggiore tenuta rispetto a quelle a conduzione maschile? A quanto pare, per due qualità che le contraddistinguono: una maggiore prudenza, per esempio nel ricorso al credito, e una propensione molto più forte a fare rete con altre imprese, capacità oggi determinante.

Quello delle imprenditrici è un caso virtuoso in un sistema che si connota per alcuni difetti strutturali (insufficienti servizi per la maternità, scarse politiche di conciliazione vita-lavoro, una cultura che scarica ancora sulle donne le mansioni di cura nella famiglia, per citarne solo alcuni) che ostacolano le lavoratrici e indeboliscono tutti. A sostenerlo è Mario Draghi, del quale Padrone cita le Considerazioni finali del 2011 stese in qualità di governatore della Banca d’Italia: “La scarsa partecipazione femminile al mercato del lavoro [è] un fattore cruciale di debolezza del sistema”.

Angela Padrone è un’esploratrice particolarmente adatta al compito che si propone, occupandosi da anni di lavoro ed economia nella redazione del Messaggero e avendo compiuto indagini in questo settore per i suoi libri precedenti, Precari e contenti. Storie di giovani che ce l’hanno fatta (2007) e La sfida degli outsider. Donne e giovani insieme per cambiare l’Italia (2009). Per Imprese da favola ha scelto la formula della narrazione: 22 brevi racconti di vita di donne che hanno creato un’impresa dal nulla, spesso per necessità, talvolta quasi per caso; giovani che hanno fatto della propria passione un mestiere; donne che hanno ereditato un’attività avviata e l’hanno fatta crescere; ragazze che hanno provato, ma (per ora) senza successo; adulte che lottano quotidianamente contro la crisi economica; madri che hanno abbandonato l’impiego in seguito alla nascita dei figli e, dopo averli cresciuti, hanno deciso di tornare a scommettere su se stesse. Descritte a tutto tondo, con essenzialità e delicatezza, potrebbero essere 22 personaggi di altrettanti romanzi, e invece sono tutte persone reali, che agiscono con coraggio in un mondo estremamente contraddittorio.

Scarica l’introduzione del libro in pdf.

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