WOMAN's JOURNAL

Il Brunch – Rassegna stampa

Per le donne tagli drastici (Il Sole 24 Ore, 29 ottobre 2011) – Nel futuro delle lavoratrici autonome il mix fra inasprimento dei requisiti e limatura degli importi pensionistici sarà ancora più esplosivo di quello che attende i loro colleghi uomini. Artigiane e commercianti, come le dipendenti pubbliche, saliranno nei prossimi anni sugli scalini che nel 2026 (o nel 2024 se passerà l’idea dell’anticipo del meccanismo ventilata negli ultimi giorni) porteranno i requisiti per il pensionamento di vecchiaia allo stesso livello previsto per gli uomini che lavorano nel settore privato e in tutto il pubblico impiego. Il tutto, ovviamente, aprirà nuovi spazi ai pensionamenti di anzianità, fino a oggi poco gettonati nel lavoro femminile privato, ma l’assegno sarà ultralight.

Libia, la guerra voluta dalle donne (Corriere della Sera, 1 novembre 2011) – “Si è fatto trascinare in un pantano dall’ idealismo di tre donne” dicevano in molti di Obama nei lunghi mesi in cui i ribelli non riuscivano a prevalere sulle forze di Gheddafi, nemmeno col massiccio supporto aereo della Nato. La guerra in Libia, un Paese non strategico per gli Stati Uniti, è stata a lungo un’ altra ferita aperta per la Casa Bianca. Una guerra che il presidente non aveva cercato e nella quale si era imbarcato – mandando comunque avanti i partner europei della Nato – su pressione del segretario di Stato Hillary Clinton, dell’ ambasciatrice Usa all’ Onu, Susan Rice, e di Samantha Power, uno dei consiglieri più ascoltati alla Casa Bianca. Ora che il conflitto si è concluso, che Gheddafi è stato eliminato e che la Libia è passata dalla colonna delle perdite a quella dei profitti nel magro bilancio della presidenza Obama, il Washington Post ricostruisce tutta la vicenda sottolineando come nella partita un peso decisivo l’ abbia avuto proprio la Clinton.

La crisi delle donne over 50 (Corriere della Sera, 31 ottobre 2011) – Le mamme acrobate? Dilettanti. La nuova frontiera delle fatiche femminili si varca alla soglia dei cinquanta. Quando i figli — ventenni o giù di lì — sono ancora in casa, con addosso le camicie stirate dalla mamma e le gambe sotto il tavolo a pranzo e cena. In ufficio un bel mattino il capo ti accoglie, spalleggiato dal rampante, e giovane, assistente: “Siamo costretti a ridurre il personale, la tua posizione da domani non esiste più”. Tradotto: arrivederci e grazie.

Donne e giovani: niente lavoro (La Stampa, 29 ottobre 2011) – La situazione italiana è rispecchiata guardando alle cifre dell’Europa: su base annuale il tasso di disoccupazione tra gli uomini è rimasto stabile al 9,9% nell’area euro ed è sceso dal 9,6 al 9,5% nell’Ue a 27, quello tra le donne è cresciuto rispettivamente dal 10,4 al 10,6% e dal 9,7 al 9,9%. “L’Italia avrà difficoltà a crescere fintanto che, come si evince dai dati Istat, metà della popolazione femminile continuerà a non avere un posto di lavoro e a non cercarlo”, è il commento del ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna. Che elenca le misure previste dal governo per contrastare il problema della disoccupazione: “E’ già stata siglata con i sindacati un’intesa per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro che consentirà maggiore flessibilizzazione del part time”.

Africa, il sogno delle donne (Libero, 1 novembre 2011) – All’apertura del World Social Forum di Dakar, lo scorso febbraio, un gruppo di donne ha steso uno striscione con il quale chiedevano che il Nobel 2011 fosse assegnato alle donne africane. A Oslo le hanno ascoltate. La notizia ormai è ampiamente conosciuta ed è quella che, un mese fa, il comitato norvegese ha assegnato il Nobel per la pace a Ellen Johnson Sirleaf, la Presidente della Liberia, a Leymah Gbwee, avvocatessa liberiana, e Tawakkol Barman, attivista yemenita, per la loro lotta non violenta a favore della sicurezza delle donne e al loro diritto a partecipare ai processi di pace. Una sorta di premio collettivo, di tributo alla battaglia che le donne africane combattono in un continente afflitto da fame, malnutrizione, grandi problemi sanitari e dilaniato da tantissimi conflitti, ma anche a chi nel mondo arabo sta combattendo contro la tirannia dei dittatori, come nel caso del presidente yemenita Ali Abdellah Saleh.

La lesbica e il dottore (Il Messaggero, 31 ottobre 2011) – “Non può donare il sangue perché il suo rapporto sentimentale è considerato a rischio”. E’ stata questa la risposta che Lidia Marchesi, una donna lesbica di 39 anni, ha ricevuto dal centro trasfusioni del Policlinico Umberto I di Roma. “E’ stata una cosa assurda”, spiega la donna che lavora come impiegata nello studio di un commercialista. “Vivo e ho rapporti stabili con un’altra donna da quattro mesi, quindi posso donare il sangue”, ha commentato Lidia, riferendosi al limite previsto dai medici della struttura, per escludere fattori di rischio legati ai rapporti sessuali.

Il mito della maternità (la Repubblica, 3 novembre 2011) – Saggista e filosofa francese, Elisabeth Badinter è una femminista sui generis, quanto mai libera nei giudizi. Spesso e volentieri controcorrente. Ha combattuto le sue battaglie sulla scia delle posizioni di Simone de Beauvoir, ma con altrettanto vigore ha polemizzato con un certo femminismo di matrice americana, sorto negli anni Ottanta del secolo scorso e poi trapiantato in Francia, che abbandonando l’universalismo e la rivendicazione di pari diritti, si è rinserrato in una posizione sessista, separatista e “naturalista”. In cui la diversità femminile si rappresenta nella figura della madre: “Non so quante di queste femministe ne siano consapevoli, ma ripropongono tal quale il modello di Rousseau. Fino alla pubblicazione dell´Émile, le donne francesi erano molto libere riguardo alla maternità. Anche in provincia, o nelle classi sociali più umili. Poi arriva Rousseau e afferma che bisogna tornare alla natura, perché lì sta la saggezza. E la gloria della donna dove si manifesta? Nella maternità, naturalmente. L´adesione femminile a quel modello si fa immediata, impressionante. Con il bel risultato che gli uomini della Rivoluzione francese penseranno bene di recludere in casa le donne. A vivere la loro gloria, solo e soltanto in quanto mamme”.

Annunci

Archiviato in:rassegna stampa, , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

RSS Unifem news

  • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.

RSS Women watch delle Nazioni Unite

  • UN gender equality news feed ottobre 13, 2011
    The Womenwatch RSS feed has moved to UN gender equality news feed. Please update your news reader and bookmarks.

tweets

Scrivici

Segnalaci la tua lettura preferita a tema donne, relazioni e genere redazionewj@gmail.com

Visite

  • 29,689 volte

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per ricevere le notifiche dei nuovi articoli

Segui assieme ad altri 14 follower

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: