WOMAN's JOURNAL

E se nel cda la quota rosa è di famiglia, che succede?

La presenza di donne nei consigli di amministrazione non necessariamente produce effetti di ‘buona governance’ delle aziende. In Italia, addirittura può avere un impatto negativo, per via di una pratica tipica di molte aziende nazionali, e cioè la nomina di consigliere appartenenti alla famiglia dell’azionista di maggioranza. E’ quanto risulta da una ricerca condotta sulle società italiane quotate in borsa, intitolata Women on boards in Italy, a cura di Magda Bianco, Angela Ciavarella e Rossella Signoretti, pubblicata sul Quaderno Finanza n. 70 (Ottobre 2011) della Consob (pdf scaricabile dal link).

Lo studio rivela come delle 173 consigliere di amministrazione italiane in carica nel 2009 (il 6,3% del totale, aumentato al 6,8% a fine 2010), 94 siano risultate avere legami di parentela con la proprietà. La presenza di donne nei board delle aziende italiane inoltre sembra influire negativamente sulle pratiche di ‘buona governance’. Tra gli indicatori di questo aspetto, l’indagine assume la frequenza delle riunioni dei Cda: ne risulta che quelli in cui è presente almeno una donna, si riuniscono in media 11 volte l’anno, meno di quelli a composizione interamente maschile. Il numero delle convocazioni scende però drasticamente a meno di 8 annuali se le donne che lo compongono sono di nomina familiare. Resta tuttavia da capire se i dati emersi siano effettivamente legati alla presenza delle donne nei board, o al fenomeno del ‘capitalismo familiare’, che caratterizza molte Pmi italiane. Si dovrebbe forse verificare se anche nei board tutti maschili con membri ‘di famiglia’ si registrano analoghi cali di qualità della governance.

Le autrici evidenziano poi come dal loro lavoro sulle società italiane non risulti una necessaria correlazione tra  performance aziendale e diversità di genere.

Firstly, differences in performance measures are never statistically significant, neither comparing companies with an all- male board and those with a diverse board, nor considering firms where boards are composed by family-affiliated women and those with boards composed by non- family females. (…) Clearly, this analysis is not sufficient to assess the effects of gender diversity on corporate governance and performances. However, findings cast some doubts onthe possibility that the results of many studies proving a positive effect of gender diversity on corporate governance and performance could apply in the Italian case. (pag. 20)

In generale, spiegano nell’introduzione, dalla letteratura sul tema è controverso se vi sia un effettivo rapporto causale tra diversità di genere all’interno dei board e incremento delle performance aziendali (non stiamo qui a specificare i criteri di misura che sono arcani tecnici).

Much of empirical research on gender diversity has focused on its effects on performance measures, though with mixed evidence. While some authors find a positive relationship between gender (and ethnic) diversity and Tobin’s Q or accounting measures of performance (Erhardt et al, 2003; Carter et al., 2003), others do not reach statistically significant nor conclusive results. The impact of diversity varies with firm characteristics: it may be beneficial in some but detrimental in others. (pag. 8.)

Correlazione tra due fenomeni non significa implicazione causale, sottolineano le autrici della Consob. Ricerche di questo tipo, argomentano, potrebbero stabilire implicazioni causali laddove non necessariamente ce ne sono: ad esempio tra i risultati positivi di alcune aziende e la diversità di genere nei board. Inoltre possono essere soggette a problemi endogeni. Per esempio, fenomeni spiegati in termini di impatto positivo delle donne nei board, potrebbero essere meglio (o altrettanto bene) attribuibili ad altri fattori specifici e ‘nascosti’ come la ‘cultura aziendale’.

Al di là dei tecnicismi, dalla ricerca emerge il problema specifico del ‘capitalismo familiare’ che sembra caratterizzare molte realtà italiane, e riapre alcuni interrogativi sull’utilità delle quote rosa in questo paese. Questioni poste polemicamente da Annalisa Chirico oggi su Chicago-blog, secondo cui le quote avranno come effetto “la cristallizzazione per legge di quel pantano antimeritocratico, dove imperante è la logica della cooptazione”.

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