WOMAN's JOURNAL

Il Brunch – Rassegna stampa

Il treno delle donne (l’Unità, 25 settembre 2011) – Dalla parte della Costituzione, a fianco del presidente Napolitano. Il “treno delle donne per la Costituzione” ha fatto tappa sabato 24 a Roma ricongiungendo nella capitale i convogli delle “custodi” della Carta provenienti dal Nord e dal Sud Italia. Un’iniziativa lanciata su Facebook dalla promotrice Nella Toscano della “Rete donne siciliane per la rivoluzione gentile” che man mano ha contagiato e coinvolto 90 associazioni, movimenti  e comitati (dalla Rete Viola all’Arcidonna, dai Centri antiviolenza al Forum ambientalista, fino a personalità della società civile come Silvia Calamandrei) che si sono ritrovati sabato nella Capitale in un triplice appuntamento: prima Montecitorio, poi il Quirinale, infine piazza Santi Apostoli. Perchè senza le donne “non c’è cambiamento”.

Il voto alle donne in Arabia Saudita (la Repubblica, 26 settembre 2011) – Il re dell’Arabia Saudita ha annunciato ieri che anche le donne avranno diritto di votare alle elezioni locali e potranno entrare a far parte delle amministrazioni. “Poiché ci rifiutiamo di marginalizzare le donne”, ha detto re Abdullah con una certa faccia tosta, “abbiamo deciso di coinvolgerle nelle amministrazioni a partire dalle prossime elezioni”. L’annuncio non è stato accolto da reazioni unanimi. “È una grande notizia”, ha commentato una delle attiviste saudite più note, Wajeha al-Huwaider. “È tempo di rimuovere le altre barriere che non ci consentono di avere una vita normale senza i nostri guardiani di sesso maschile”. Le donne dell’Arabia Saudita, infatti, sono tra le più discriminate del mondo. Non possono viaggiare, lavorare o subire interventi chirurgici senza l’autorizzazione dei loro mariti e non possono neanche guidare.

Donne e sondaggi (Corriere della Sera, 25 settembre 2011) – Le donne sono sparite dai sondaggi. Questa la denuncia contenuta nell’ appello promosso dall’ associazione “Pari o dispare”, firmato, tra gli altri, dalla presidente Cristina Molinari, da Lella Costa, Luciana Littizzetto, Franca Valeri, Franca Rame e Dario Fo, Marisa Laurito, Erminia Manfredi, Nancy Brilli, Lea Pericoli e Francesca Comencini. Scrivono nella lettera-appello: “In un periodo tanto difficile per il Paese e per le donne, arrivano altre sorprese guardando i programmi Rai. Altro che quote rosa! Che fine fanno le donne nei sondaggi elettorali?”.

Laurea o patonza? (Il Fatto Quotidiano, 29 settembre 2011) – “La politica è una terra di dominio maschile. Promuovere una cultura delle pari opportunità vuol dire parlare di libertà e di modernità. Vuol dire investire sull’autonomia della persona, su una logica lungimirante di solidarietà, inclusione e meritocrazia”. Barbara Saltamartini, responsabile delle donne Pdl, ce la mette tutta per dimostrare che nel gineceo dell’amore contano i valori veri: qualità, onore, merito. Peccato che le colleghe di partito se le stiano dando di santa ragione per stilare inedite classifiche: conta più il fresco slancio di una giovane “patonza” o la saggia esperienza di una militante verace?

A Roma il Pdl è affare di donne (il Riformista, 29 settembre 2011) – Sostiene Gianni Alemanno che Giorgia Meloni non si candiderà a sindaco della Capitale “anche perchè sa che si tratta di un impegno molto difficile”. Non è certo un’osservazione cavalleresca. Tanto più che sono proprio le donne – con il tentativo di scalata di Renata Polverini alle vette del Pdl e la ridda di nomi al femminile per la corsa al Campidoglio – ad agitare le acque della destra romana.

“Un simbolo per l’emancipazione” (l’Unità, 27 settembre 2011) – Wangari Maathai è stata la prima donna africana a vincere il Premio Nobel per la Pace. Molte persone ritengono Maathai una ambientalista, una donna che piantava alberi. In realtà, il suo attivismo ambientalista era parte di un approccio olistico per dare potere alle donne, sostenendo la democrazia e proteggendo la terra. Era la principale ambientalista e difensore dei diritti delle donne in Kenya. Affermava che le donne hanno una connessione unica con l’ambiente e che le violazioni dei diritti umani delle donne accentuano il degrado ambientale. Il ricordo di Dacia Maraini.

Donne digitali (Corriere della Sera, 28 settembre 2011) – La “women’ s fiction”, narrativa femminile in senso largo che comprende il rosa, la chick lit, i romanzi scritti da donne che hanno per protagoniste le donne e le loro relazioni con il mondo (uomini, famiglia, lavoro), in Inghilterra sembra aver risentito più di altri generi della crisi, tanto che, secondo una recente indagine, le vendite hanno subito una severa flessione, soprattutto nella grande distribuzione. Le donne acquistano spesso i libri al supermercato e, dovendo depennare qualcosa dalla lista della spesa, i libri sono tra le prime vittime. È anche vero però che il romance è stato in assoluto, insieme al thriller, il genere che ha avuto più successo nel digitale, tanto che Harlequin, il marchio più diffuso per la letteratura rosa, ha una sua etichetta, Carina, che pubblica soltanto ebook. La portata del fenomeno è tale che sarà analizzato in un focus al Digital Books World 2012, il grande convegno che si svolgerà a New York il prossimo gennaio.

Le donne che nessuno conosce (la Repubblica, 29 settembre 2011) – Arriva in libreria “Non è un paese per donne”, 14 storie al femminile. Repubblica pubblica la prefazione di Miriam Mafai: “Ho vissuto per quasi cinquant’anni in un paese nel quale i mariti potevano picchiare la moglie per correggerla, nel quale l’ unica forma di contraccezione prevista era l’ aborto clandestino o il coitus interruptus, nel quale le donne non potevano entrare in magistratura perché – aveva dichiarato alla Costituente un insigne giurista – per alcuni giorni del mese (indovinate quali) non sarebbero state in possesso dell’ equilibrio necessario per giudicare. Non chiedetemi in che paese vivevo: quel paese era l’ Italia. Chi, come me, ha conosciuto l’ Italia di allora, quella condizione di subalternità delle donne, la loro/nostra esclusione da importanti professioni e posti di responsabilità non può non guardare con soddisfazione e orgoglio alle donne e alle ragazze di oggi, al loro successo negli studi, alla loro sempre maggiore presenza in professioni una volta considerate maschili”.

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