WOMAN's JOURNAL

Social network e disturbi alimentari

Si chiamano “pro ana”. Sono siti, blog, forum in cui si parla di anoressia nervosa e bulimia. Nati alla fine degli anni Novanta negli Stati Uniti, sono arrivati presto in Europa, prima in Gran Bretagna, Francia, Spagna, poi anche in Italia. All’inizio degli anni Duemila, media, psicologi, studiosi e medici hanno cominciato a interessarsi al fenomeno, perlopiù allarmati per i suoi possibili effetti negativi (leggi l’articolo del Time del 2005). Tuttavia, l’universo pro ana non è omogeneo né definito ed è difficile stabilire quanto possa stimolare comportamenti alimentari non sani.

Per approfondire la natura e gli effetti delle relazioni che si attivano in questi spazi virtuali, l’Agenzia Nazionale per la Ricerca francese sta finanziando il progetto Anamia, che li studia in relazione ai rapporti instaurati off line. I risultati della ricerca forniranno indicazioni utili per una migliore prevenzione e cura. Paola Tubaro, sociologa ed economista, attualmente professoressa alla University of Greenwich di Londra, è tra gli ideatori del progetto e collabora alla ricerca.

Il 15 giugno di quest’anno Tubaro ha inoltre realizzato nella sua università il primo workshop del progetto Uncivil Bodies, coordinato assieme a Caroline Smith, artista e docente anche lei alla University of Greenwich. Il seminario ha messo faccia a faccia numerosi esperti di alimentazione specializzati in campi differenti (psicologia, psichiatria, sociologia), artisti e rappresentanti del Beat (Beating Eating Disorders). Con il secondo workshop, tenutosi l’8 luglio, Caroline Smith ha realizzato una performance i cui partecipanti sono stati invitati a dipingere grandi tele bianche avvalendosi di una gamma predefinita di cibi e i cui risultati sono visibili nelle immagini di questa pagina.

Professoressa Tubaro, perché riunire intorno a un tavolo personalità e competenze così diverse?

Dal mio punto di vista, un approccio interdisciplinare è indispensabile per affrontare la questione dei disturbi alimentari, poiché essi sono legati alla profonda trasformazione culturale, economica e sociale che coinvolge la società occidentale e che ha cambiato il nostro rapporto con il cibo.

Che novità introducono i cosiddetti siti pro ana?

Prima della rivoluzione attuata dal web 2.0 l’anoressia e la bulimia erano vissute in una condizione di quasi totale isolamento, chi ne soffriva riusciva a nasconderlo a genitori, parenti, compagni di scuola per molto tempo, spesso fino a quando non era necessario ricorrere al medico: la solitudine era connaturata alla malattia. La possibilità di entrare in contatto a distanza e di incontrare facilmente persone dagli interessi simili fornita dai nuovi spazi sociali accessibili su internet ha permesso loro di superare l’isolamento e trovare qualcuno “che capisce”, qualcuno che – soprattutto – non giudica. L’uscita dall’isolamento può determinare un cambiamento della condizione e delle caratteristiche di chi soffre di questi disturbi.

Quali effetti può avere il superamento dalla solitudine?

Accanto al rischio che i siti pro ana rafforzino le pratiche proprie della malattia, esiste la possibilità che il supporto e la comprensione dei pari rappresentino un appiglio. Se è vero che i siti istituzionali sono autorevoli e ricchi di informazioni affidabili, è vero anche che il loro approccio può scoraggiare chi teme il giudizio. La comunità che si forma nel mondo virtuale, al contrario, accoglie e capisce in virtù dell’esperienza condivisa, per tale ragione può costituire un supporto. Questo sembra particolarmente verosimile in Francia, dove i siti che offrono aiuto prevalgono su quelli che propongono l’anoressia e la bulimia come scelta e stile di vita.

Negli ultimi anni, i parlamenti di diversi paesi hanno messo mano a leggi che istituiscono il reato di istigazione all’anoressia. In Italia, prima nel novembre 2008, poi nel settembre 2010, è stata proposta l’introduzione nel codice penale dell’articolo 580-bis, che punirebbe gli atti finalizzati a indurre pratiche alimentari che possono provocare l’anoressia o la bulimia. Questi provvedimenti hanno frenato la diffusione dei siti pro ana?

In effetti, trovare siti e blog pro ana è diventato più difficile da quando sono allo studio queste leggi, l’aumento dell’attenzione delle istituzioni nei confronti del fenomeno ha indotto molti siti e forum a diventare privati e a “nascondersi”.

Quali sono le cause dell’anoressia e della bulimia?

È opinione comune che siano fortemente influenzate dall’immagine del corpo femminile trasmessa dalla moda e dai media. Non a caso, le persone colpite sono solitamente ragazze adolescenti che vivono nei paesi occidentali industrializzati, ma anche in quelli non occidentali che presentano un’economia in crescita il fenomeno si sta allargando. Inoltre, negli ultimi anni si osserva un abbassamento dell’età delle giovani interessate dai primi sintomi della malattia (si comincia a 12-13 anni) e la sua diffusione cresce tra i maschi. Ma la questione, a mio avviso, va considerata in una prospettiva più ampia.

Vale a dire che la responsabilità non va data semplicemente alla moda?

Ritengo che il nodo del problema stia nel modo in cui i modelli mediatici vengono interpretati, e l’interpretazione è mediata dal contesto sociale e relazionale di chi li riceve. Un cambiamento del network sociale può quindi modificare il processo di mediazione e i suoi effetti. D’altra parte, la nostra società mostra un’evidente difficoltà nella gestione del comportamento alimentare in sé, visibile anche nella conseguenza estrema di abitudini sbagliate, ma di natura opposta, e sempre più diffuse: l’obesità.

Qual è lo scopo dei vostri studi sui disturbi alimentari e i siti pro ana?

Partendo dal presupposto che accogliere e curare chi soffre di disturbi alimentari è un dovere sociale, attraverso lo studio dei siti pro ana e la collaborazione tra discipline auspichiamo di trovare una risposta a domande quali: che cosa possiamo imparare dalle comunità virtuali che si sviluppano nel variegato universo pro ana?, di che cosa hanno effettivamente bisogno le persone che lo frequentano?, quale può essere il ruolo e quali i comportamenti di strutture sanitarie, operatori sociali, genitori e famiglie?

Nell’ambito di una ricerca condotta dalla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health e dalla Stanford University School of Medicine, pubblicata nel 2010 sull’American Journal of Public Healt, sono state monitorate 180 pagine web dedicate ai disturbi alimentari: l’83% di esse presentava contenuti che incentivavano a persistere nel comportamento non sano, il 38% forniva informazioni o link utili per la guarigione.

La regione virtuale in cui si discute di anoressia è estremamente variegata. Alcuni forum vogliono consentire di esprimersi a chi soffre di anoressia o bulimia e contemporaneamente offrono aiuto e supporto per uscirne. Esistono siti esclusivamente dedicati a informare sulle conseguenze nefaste di questo genere di disturbo e sui percorsi di guarigione (qui un esempio), ma anche pagine web, profili Facebook (due esempi qui e qui), video su YouTube esplicitamente in polemica con il mondo pro ana. E poi ci sono i siti pro ana in senso stretto, luoghi in cui ragazze adolescenti fanno dell’anoressia una sorta di fede, un obiettivo, una compagna, un idolo; ammettono con orgoglio di puntare alla magrezza estrema, costi quel che costi; cercano e forniscono immagini di modelle e star magrissime, liste di libri, canzoni e film sul tema; esaltano la propria capacità di autocontrollo, la forza dimostrata resistendo alla fame; danno consigli sulla dieta e gli esercizi fisici necessari a bruciare le calorie assunte, in alcuni casi anche su diuretici e lassativi per smaltire il cibo ingerito o sul modo migliore per nascondere gli effetti del vomito e della perdita di peso eccessiva, come la scomparsa del ciclo mestruale, lo sfaldarsi delle unghie, la caduta dei capelli. Queste giovani chiamano Ana l’anoressia e Mia la bulimia: personificandole, le rendono autorità capaci di imporre restrizioni in funzione di un obiettivo e insieme compagne comprensive e fedeli. Nei loro blog, tuttavia, non parlano solo di questo, mettono in comune la propria vita e le proprie emozioni con altre ragazze, che le ascoltano, le incoraggiano, le capiscono; raccontano la propria solitudine e trovano sollievo nelle risposte delle lettrici.

Con il trascorrere degli anni alcuni siti e blog hanno cambiato la propria identità: le esperienze vissute dagli autori (prevalentemente autrici), la lotta per la guarigione, le ricadute, il superamento della malattia sono emersi nelle loro pagine web. Tra i casi più noti ci sono quelli di Disordered Nation e Cerulean Butterfly; a quest’ultimo la CBS ha dedicato un servizio nel 2009.

Il dibattito sulle cause di anoressia e bulimia e sugli effetti di questi siti web è più che mai aperto, se si pensa che a marzo di quest’anno proprio Vogue Italia, bibbia della moda da sempre, ha lanciato un appello per ottenere la chiusura di tutti i siti pro ana.

Foto: Christa Holka

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