WOMAN's JOURNAL

Stalking: la serenità psichica come bene giuridico indiscusso

di Gaia Marano

La Legge 38/2009, come tutte le novità legislative, ha già dato vita a due netti schieramenti: chi è assolutamente favorevole alla norma introdotta e chi la ritiene essere un grande fallimento. Possiamo qui dire che purtroppo, o per fortuna, le norme non sono semplici regole cristallizzate nei codici, bensì materiale malleabile, che si adatta all’evolversi quotidiano della società.

E’ indubbio che una norma, di per sé, non sarà mai perfetta, proprio perché l’imperfezione è umana ed appartenente al genere umano è anche il “legislatore”, tuttavia si può credere nella forza di un principio e far sì che la coscienza sociale cresca intorno a questo.

Tutelare le vittime di stalking con uno strumento legale apposito, dedicato a loro, è già di per sé un grande passo avanti che aiuterà tutti coloro che subiscono “atti persecutori” a denunciare i proprio aguzzino. E’ infatti importante che le vittime parlino e realizzino che la violenza, fisica o psicologica, è pur sempre violenza e in quanto tale non deve essere tollerata, ma denunciata alle competenti autorità.

Il termine stalking, di derivazione anglosassone, significa letteralmente “fare la posta”, e indica sostanzialmente tutti quei comportamenti di tipo persecutorio che fino ad oggi non avevano un’esclusiva identità nel nostro ordinamento.

Il Decreto Legge n. 11 del 23 febbraio 2009, convertito nella Legge 23 aprile 2009 n. 38, ha introdotto anche nel codice penale italiano il reato di stalking (art. 612-bis c.p.).

Il reato, rubricato “atti persecutori”, è stato inserito nel capo III del titolo XII, parte II del codice penale, nella sezione relativa ai delitti contro la libertà morale, ed è caratterizzato da una condotta tipica, costituita dalla reiterazione di minacce o di molestie posta in essere dal c.d. “stalker”. Perché sussista il reato le minacce e le molestie devono determinare nella persona offesa un “perdurante e grave stato di ansia o di paura”, ovvero un “fondato timore per la propria incolumità o per quella di persone a lei vicine”, oppure “costringerla ad alterare le proprie abitudini di vita” (il c.d. “evento dannoso”).

Il reato penale di stalking, trova invece già applicazione da tempo in diverse nazioni estere, tra cui Stati Uniti, Canada, Nuova Zelanda e in Europa, Regno Unito, Germania, Austria, Belgio, Danimarca e Irlanda. Tuttavia, a ben vedere, l’intervento del legislatore italiano, non colma del tutto la lacuna normativa, bensì si limita a dare una disciplina più articolata e severa alla tutela del bene giuridico della c.d. “serenità psichica”, protetto dalla fattispecie delittuosa delle minacce (art. 612 c.p.) e da quella della molestia o disturbo alle persone (art. 660).

Una misura penale importante dunque, volta a tutelare quelle persone che spesso si trovano a fare i conti con ossessive invadenze nella propria vita privata, come ad esempio possono essere il ripetersi di comportamenti molesti, ossessivi, persecutori, telefonate a tutte le ore, attenzioni ripetute, appostamenti, regali non graditi, biglietti e sms. Una varietà di atti apparentemente innocui ma che spesso degenerano, creando nella vittima uno stato di ansia, paura, timore per la propria incolumità.

Uno dei luoghi dove maggiormente viene perpetrato il reato di “stalking” è proprio il nucleo familiare e, tipicamente, le vittime sono i soggetti non solo psicologicamente ma anche economicamente più deboli, come mogli e conviventi, le quali devono tutelare la loro incolumità e soprattutto quella dei loro figli. Per molti anni le vittime hanno temuto che denunciando il loro persecutore sarebbero rimaste senza casa o senza fonti di sostentamento e perciò hanno desistito dall’esporre denuncia, continuando a sopportare condotte vessatorie e molestie reiterate.

L’obiettivo di questa legge, consiste dunque nel fornire tutti gli strumenti necessari alle vittime per venire allo scoperto e denunciare, senza timore, il proprio aguzzino.

Il legislatore vuole così disciplinare, con la fattispecie tipizzata, il diritto alla libertà morale, da intendersi come la facoltà del soggetto di autodeterminarsi. Infatti, tra i vari effetti che la condotta persecutoria dello stalker può causare nella vittima, vi è proprio “l’alterazione delle proprie abitudini di vita”, intesa come un esempio di violenza privata.

Il legislatore vuole altresì tutelare l’ulteriore bene giuridico dell’incolumità individuale, quando le minacce o le molestie provocano un “perdurante e grave stato di ansia o di paura” il che, quale patologia medicalmente accertabile, comporta la lesione del bene salute, con conseguente rilevanza anche in sede civile.

Il delitto è normalmente punibile a querela della persona offesa, ma sono previsti alcuni casi in cui si può già procedere d’ufficio. Al fine di rafforzare la tutela delle vittime, il testo legislativo prevede anche l’introduzione di strumenti cautelari finalizzati a interrompere tali condotte già prima dell’accertamento giudiziale della responsabilità penale, riconoscendo alla vittima, già prima dell’inizio del procedimento penale, la possibilità di richiedere al Questore di ammonire l’autore della condotta.

Elementi costitutivi del reato di Stalking

Il determinarsi dell’illecito in esame, presuppone la ricorrenza di più elementi costitutivi:

1) condotta “tipica” del reo – elemento oggettivo

La condotta tipica dello stalker è identificabile in un’arbitraria e reiterata intromissione nella vita della propria vittima, realizzata per il mezzo di comunicazioni indesiderate, quali telefonate, sms, lettere, biglietti, ovvero di contatti indesiderati, come pedinamenti, appostamenti e frequentazione dei medesimi luoghi. La mera reiterata condotta minacciosa o molesta, tuttavia, non è da sola sufficiente ad integrare la nuova fattispecie criminosa.

2) particolare stato d ‘animo della vittima – elemento psicologico

Tale fattispecie richiede inoltre il verificarsi di uno specifico evento dannoso: a) “un perdurante e grave stato di ansia e di paura”; b) “un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di una persona al medesimo legata da relazione affettiva”; c) “costringere ad alterare le proprie abitudini di vita”.

Tuttavia la condotta dello stalker, anche se non produttiva dell’evento dannoso (ovvero, l’ingenerare nella vittima: un perdurante e grave stato di ansia e di paura; un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di una persona al medesimo legata da relazione affettiva; costringere ad alterare le proprie abitudini di vita), qualora dovesse in concreto essere considerata idonea e diretta, in modo non equivoco, alla realizzazione dello stesso, potrà comunque portare al riconoscimento della responsabilità penale in capo allo stalker a titolo di tentativo.

Sotto il profilo dell’elemento psicologico, tenuto conto della natura di reato abituale del delitto rubricato “atti persecutori”, l’intenzione dovrà necessariamente travalicare la realizzazione dei singoli atti che compongono la condotta tipica, dovendosi necessariamente rivolgere alla esecuzione di un più complesso disegno criminoso.

In sede di giudizio, si possono creare non poche difficoltà in ordine alla prova dell’evento dannoso in capo alla persona offesa. E di fatti, ben arduo sarà rintracciare elementi probatori idonei ad affermare che il sospetto stalker ha agito per provocare nella propria vittima uno stato d’ansia, di paura per la propria o altrui incolumità, ovvero una modifica delle sue abitudini di vita.

Pene previste

Per il reato di stalking è prevista la reclusione da 6 mesi a 4 anni, salvo che il fatto costituisca un reato più grave. E’ altresì previsto un aumento di pena se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato, da persona prima legata da relazione affettiva o già ammonita dal Questore. La pena è aumentata fino alla metà se la vittima è un minore o una donna in stato di gravidanza o se il fatto è commesso con armi o da persona travisata.

Circostanze aggravanti

– la commissione del reato ad opera del coniuge legalmente separato;

– la commissione del reato ad opera del coniuge divorziato;

– la commissione del reato ad opera di persona che sia stata legata

da relazione affettiva;

– l’essere, il soggetto passivo, un minore (pena aumentata fino alla metà);

– il ricorrere delle circostanze aggravanti di cui all’art. 339 c.p.

(pena aumentata fino alla metà).

Modalità e Tempistiche

Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi dalla conoscenza dei fatti che si ritengono costituire reato. Si procede tuttavia d’ufficio, come detto, se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di persona diversamente abile nonché quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d’ufficio.

Links e numeri utili:

• Il numero verde 1522. Contro lo stalking il ministero delle Pari Opportunità ha istituito il numero verde nazionale 1522, attivo 24 ore su 24, che offre assistenza psicologica e giuridica indirizzando presso gli sportelli allestiti nelle questure.

L’Osservatorio Nazionale Stalking, si occupa del sostegno psicologico e legale delle persone (sia di sesso maschile che femminile) presunte vittime, della risocializzazione dei presunti autori, della prevenzione primaria e sensibilizzazione di preadolescenti, di ricerca, di sensibilizzazione della cittadinanza, di aggiornamento e supervisione degli operatori della sicurezza, www.stalking.it

• La fondazione Doppia Difesa, creata dall’Avvocato Giulia Bongiorno e da Michelle Hunziker, offre consigli legali e sostegno psicologico, www.doppiadifersa.it

 

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Archiviato in:diritti, salute,

11 Responses

  1. monica ha detto:

    Speriamo che questa legge possa veramente aiutare chi è perseguitato. Troppe volte abbiamo letto o sentito di donne vittime di “ex” trasformati in folli persecutori…che tuttavia vengono descritti da chi li conosceva come “brave persone” che mai avevano fatto pensare che…almeno oggi esiste uno strumento per porre dei limiti.

    • gaianina ha detto:

      Lo strumento legislativo è importante, ma ancora di più la sua divulgazione e comprensione attraverso il dialogo che le donne possono instaurare tra di loro! E’ importante che si sviluppi un confronto costruttivo tra tutte noi, perché solo parlando e conoscendo le storie anche delle altre persone, ci si può rendere conto di come problemi per noi magari insormontabili, possono in realtà essere affrontati e sopraffatti facilmente!

  2. carlotta ha detto:

    Non so quanto questo strumento legislativo sarà utilizzato nella pratica e quali risultati concreti porterà.Ma è importante che l’abuso psicologico, oltre alle violenze fisiche, sia considerato e che, come ci ricorda l’articolo, venga identificato il diritto al “benessere psicologico” di una persona. Già è difficile per le donne rivendicare “la proprietà” del proprio corpo, incredibile affermare il diritto alla salute e al benessere psicologico. Ritengo che questa affermazione sia importante, quasi dirompente, anche se non so quanto se ne siano resi conto coloro che hanno votato la legge. Fortunatamente.

    • gaianina ha detto:

      Sono pienamente convinta che il benessere fisico passi anche per il benessere mentale e culturale. Un ambiente sano, aperto e disposto al dialogo permetterebbe a molte donne di esprimere le loro abilità, troppo spesso represse solo per l’ignoranza generale. Conosco molte donne potenzialmente libere e brillanti, che però non sanno di esserlo e per questo sono portate a subire soprusi da parte di uomini mediocri.
      Speriamo che l’informazione e il confronto tra di noi, possa aiutare tutte le ragazze e tutte le donne a comprendere la loro forza e a liberarsi dalle loro paure!

  3. valentina ha detto:

    Questo articolo e’ molto informativo e dunque davvero utile per capire quali strumenti esistono per affrontare problematiche cosi’ serie.

  4. patrizia ha detto:

    navigando sul magazine on line ho letto questo articolo.sono stata purtroppo vittima di stalking anche se non ho sporto denuncia . era difficile pensare di farlo perchè chi mi perseguitava era ancora il mio compagno. nemmeno io capivo fino in fondo di essere vittima di una forma di maniacale persecuzione. ne sono uscita da sola ed è stato terribile.la legge è fondamentale come strumento di protezione ma serve ascolto e sostegno per capire cosa ti succede ma chi telo può dare se sei sola come ero io?

    • gaianina ha detto:

      Cara lettrice, è vero, è facile parlare di codici e norme e credere che tutto sia semplice come le parole messe per iscritto. In realtà la vita e i problemi che ci colgono sono un complicatissimo intreccio di sentimenti, coincidenze e paure, che ci possono letteralmente paralizzare. Tuttavia, mi sento di dire, che dobbiamo lottare per non sentirci sole. Vedi, anche solo navigando sul web si possono scoprire molte cose! E allora è questo che vorrei trasmettere: non smettiamo mai di sapere, di cercare, di volere, impegnamoci per conoscere il mondo intorno a noi! Questo è quello in cui credo. Quello che consiglio invece, dal punto di vista pratico, è sempre di parlare con un legale o di cercare una associazioni cui chiedere aiuto (come quelle indicate nella pagina web) e raccontare tutto senza timore. Una via di uscita c’è sempre e non dobbiamo mai smettere di crederci!

    • Laura ha detto:

      ciao patrizia
      se hai voglia di raccontarci la tua storia in anonimo, noi la pubblichiamo volentieri. IL nostro indirizzo è redazionewj@gmail.com
      grazie per aver lasciato il tuo importante commento e a presto

  5. michela ha detto:

    la legge è una conquista importante fatta inseme una vittoria per tutte, ma la cosa su cio concordo di più è che occorre essere unite, guardare il mondo attorno a noi e non pensare di non poter fare nulla! Ascoltarci fra noi donne e saper ascoltare i silenzi delle nostre amiche. Questo ci puo rendere fortissime e ci permetterà non solo di ottenere tutela legale di fronte ai soprusi ma di superare anche tutti quei soprusi invisibili (per ora) alla legge ma che subiamo tutti i giorni sul lavoro o in famiglia…. a volte talmente abituali che ci sembrano “normali” e questo non per lamentarsi ma per supportarci e per poter pensare che non è normale ma che nella vita si puo essere anche trattate come desideriamo…. che non è sbagliato desiderarlo ……
    grazie dello stimolo.

  6. anna ha detto:

    mi sono rivolta ad un centro antiviolenza e sono stata accolta dalle volontarie e aiutata dal loro servizio legale. mi hanno aiutato a trovarela strada giusta per difendermi. consiglio a tutte le donne che si trovano in difficoltà di rivolgersi ai centri antiviolenza. a milano funzionano e l’aiuto è concreto.ce la potete fare, abbiate fiducia in voi stesse e in chi vi tende la mano.

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