WOMAN's JOURNAL

Il lato rosa della manovra

La manovra economica da 54 miliardi arriva giovedì alla Camera per l’approvazione finale. Molti gli scontenti, tra questi le donne. Svantaggiate da un welfare insufficiente, sono quelle che pagano di più i tagli alla spesa pubblica (nei trasferimenti agli enti locali e nell’abolizione degli sgravi fiscali) e l’assenza di misure di crescita economica.

Abbiamo raccolto una serie di interventi che in questi giorni hanno affrontato la condizione femminile italiana alla luce delle novità introdotte a cominciare dalla prima versione della manovra (quella del 13 agosto, detta di ferragosto) all’ultima.

“Non è un Paese per donne” la puntata su Radio 3 Interventi e analisi solo femminili della situazione italiana con uno sguardo all’estero, in Germania.

Il prezzo maggiore pagato dalle donne di Chiara Saraceno Le donne sono l’anello debole del Paese: sono emarginate dal mercato del lavoro e penalizzate dalla manovra preparata dal Governo. Per la maggior parte impiegate nel settore pubblico, soffriranno dello stop agli aumenti di stipendio nei prossimi due anni, andranno in pensione più tardi perché così è giusto che sia, ma non riceveranno in cambio nulla. Nessun aumento dei servizi (come asili nido e assistenza per anziani) nonostante la difficoltà delle donne italiane nel conciliare lavoro e famiglia (sono 800mila secondo l’Istat quelle che sono state costrette ad abbandonare il proprio posto di lavoro dopo la nascita dei figli). Con i tagli agli enti locali, ricadranno su di loro i costi di minori e peggiori servizi.

Bonino: “La manovra cambia ma per le donne non c’è nulla” La leader radicale e vice presidente del Senato non è sorpresa dalle decisioni del Governo che ha deciso di tagliare le detrazioni fiscali per le famiglie, dopo aver “scippato” 4 miliardi derivanti dall’innalzamento delle donne nel pubblico impiego e che erano stati accantonati in un fondo che doveva essere impiegato per misure di conciliazione. Quello che serve sono più servizi per bambini e anziani e una riforma universalistica degli ammortizzatori sociali che riporti giustizia nell’attuale sistema squilibrato a favore dei baby boomers uomini.

“Incentivare la domanda e cambiare la cultura, le ricette per l’occupazione”, intervista all’economista Fiorella Kostoris. Poche ricette ma quelle giuste basterebbero ad aumentare l’occupazione femminile e, quindi, anche la crescita del Paese: modificare i congedi parentali e la legge sulla maternità per renderli entrambi più equi, combattere la discriminazione di genere dei datori di lavoro con un’authority ad hoc, cambiare il linguaggio, così da eliminare gli stereotipi che penalizzano le donne (un esempio per tutti: si dovrebbe dire paternità intellettuale ma anche maternità intellettuale).

Il dramma delle donne “Questa manovra sarà il nostro incubo” Tagli alla spesa, innalzamento dell’età pensionabile, nessuna misura per incentivare l’occupazione femminile. Ci sono tutti gli elementi per presagire che, nell’attuale situazione del Paese, l’occupazione femminile (già molto bassa) continuerà a calare, con conseguente scarsa crescita. Come aveva messo in evidenza lo scorso maggio il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi , la scarsa occupazione femminile è un fattore cruciale di debolezza. Il Governo non sembra preoccuparsene.

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