WOMAN's JOURNAL

Lo sguardo maschile sui maschi

Arrivata l’estate, giornali, telegiornali e approfondimenti trovano finalmente vita più facile: in spiaggia le donne si spogliano per forza, scovare corpi seminudi da mettere in copertina è molto più semplice. Così la Repubblica può titolare Dive alla prova costume e Il Corriere della Sera aprire la rubrica Vip al mare in cui mandare in scena una sfilata fotografica di corpi femminili, famosi o appena noti, con il costume fuori posto dopo una nuotata o con qualche centimetro di grasso, finora nascosto dai vestiti, a portata di obiettivo.

È così che le donne vengono impaginate nelle riviste, in bella posa o riprese in movimenti goffi che svelano parti solitamente coperte. È con questa funzione che appaiono in tv e sui giornali, quella di corpi giovani e seducenti a ogni costo, cibo pronto per soddisfare la fame dello sguardo maschile. Non solo così, ma prevalentemente così.

E anche quando il loro ruolo è palesemente un altro, la prima categoria in base a cui vengono lette è quella estetica. “Prego inquadrare spettacolare décolleté della signorina” disse Bruno Vespa premiando Silvia Avallone con il Campiello Opera Prima per Acciaio (guarda il video). Terremoto News International. Via “la rossa”, arriva Mockridge titolava qualche giorno fa Il Fatto Quotidiano a proposito del caso Rebekah Broocks. Kate versione Marilyn si leggeva il 10 luglio sul Corriere della Sera, accostamento acrobatico volto a giustificare alcuni scatti in cui il vento solleva l’abito giallo della duchessa scoprendole gambe e glutei.

Se nella società contemporanea lo scopo delle donne fosse conquistare un uomo che le mantenga per poi figliare, se l’obiettivo degli uomini fosse scegliere una donna da mantenere per potersi riprodurre e la scelta si giocasse tutta sull’aspetto fisico, identificare la donna con il suo corpo e considerare il corpo esclusivamente un’arma per sedurre avrebbe senso. È evidente, tuttavia, che nella società contemporanea uomo e donna non sono questo. Perché, allora, lo sguardo maschilista persiste e condiziona ancora – e fortemente – il nostro immaginario, le nostre azioni, le scelte, la psiche, i click?

Il fatto che anche le donne lo abbiano adottato e usato per secoli certo non aiuta. Il 14 luglio, Martina Marchiorello scriveva su Repubblica.it: “Ci siamo, è scattata l’ora ‘X’: il momento della prova costume. Per le celebs, coi teleobiettivi puntati. E per noi, con lo sguardo impietoso della vicina d’ombrellone”. Appunto.

Sono, questi, ragionamenti da bacchettona? Si vuole forse uccidere la seduzione, la bellezza, la libertà (anche sessuale), la creatività dei corpi, dei fotografi, dei designer? Ovviamente no.

Quello che si vorrebbe è mettere le cose al loro posto. Se sono qui come scrittrice, a che pro parlare del mio seno? Se sono la direttrice di un giornale, perché etichettarmi in base al colore dei capelli? Se sono la moglie del futuro sovrano del Regno Unito, perché ridurmi a un manichino invece di indagare le mie capacità relazionali e politiche, le mie competenze storiche ed economiche, i miei obiettivi sociali e professionali?

Quello che si vorrebbe è stabilire un equilibrio nel bilancio della rappresentazione mediatica delle donne, in cui da sempre il corpo seduttivo prevale di gran lunga su tutte le altre facce della femminilità.

Non siamo stanche che ci disegnino così?

Lidia Ravera, scrittrice, sceneggiatrice e giornalista, diventata famosa per Porci con le ali, scritto nel 1976 assieme a Marco Lombardo Radice, è stanca da tempo. E quando Berlusconi ha fatto l’ennesima battuta sull’aspetto di Rosy Bindi, ha deciso di intervenire. È nata allora, nel 2009 sull’Unità, la sua rubrica Par condicio, uno spazio di 900 battute in cui, tre volte a settimana, ha ritratto un esponente dell’allegra brigata politica e mediatica italiana con gli stessi colori della tavolozza maschilista normalmente usata per dipingere le donne. A marzo di quest’anno la rubrica è stata sospesa e Ravera ha traslocato al Fatto Quotidiano, ma intanto il Saggiatore ha raccolto i bozzetti in un volume, Piccoli uomini. Maschi ritratti dell’Italia di oggi, che ha pubblicato ad aprile.

La prima parte del libro è una carrellata di volti noti, da Alemanno a Zaia; la seconda, un’antologia di commenti critici su persone, fatti e simboli dell’Italia secondorepubblicana. Qualche estratto:

Di Roberto Castelli, 62 anni, colpisce, più che l’avvenenza, certamente appannata dall’età, l’uso improprio di una delle principali armi di seduzione di massa: il sorriso. Invece di servirsene per simpatizzare, ne abusa per aggredire. Sorride sempre contro. È il suo modo di difendersi, lo scherno.

Una testa di riccioli neri, un viso spazioso e contento, il sorriso irresistibile dell’ultimo della classe. Una carriera di giovane somaro. Giovane. E somaro. Un talento naturale per la semplificazione del pensiero, per la soppressione radicale del linguaggio. Renzo Bossi è il modello della Nuova Italia.

I rottamatori a congresso, gli sfascialeadership, i luddisti del macchinario partitico sono giovanotti fra i 35 e i 49 anni. […] Inutile mascherarsi sotto un abbigliamento casual. Ormai il “felpa e jeans” dilaga negli ospizi. Consigliabile, invece, un linguaggio franco e sfacciato. D’obbligo le promesse di cambiamento radicale (nessuno si aspetta dettagli su modalità e obiettivi), meglio se accompagnate da un fremito di incontinenza ormonale all’indirizzo della presa di potere.

Dal menarca alla menopausa le femmine della specie sono costrette a “pensare l’aborto” perché hanno la responsabilità fisica della procreazione. La scienza ha concepito una pillola che consente di abortire riducendo i fattori dolore e rischio. Il trauma psichico resta inalterato. Dico questo per rassicurare quelli che ci tengono a vederci soffrire. Non si sa mai, la vita dovesse diventarci troppo facile. Tranquilli, stiamo male lo stesso. Anche se decidiamo di “cavarcela con una pillola”.

Leggere uno dopo l’altro questi ritratti letterari è come tirare su ciliegie da un cesto, il gusto è uno solo, quello della critica sociale e politica, ma ognuno ha un carattere speciale, tende al dolce, all’agro o all’amaro, è più tenero, caustico, disincantato. Tutti insieme restituiscono l’immagine di un’Italia guidata da uomini vecchi culturalmente molto più che anagraficamente, incapaci di capire il cambiamento, intellettualmente sterili. Uno accanto all’altro, formano un patchwork che delinea la storia recente del nostro paese e i suoi vizi più antichi. Ma l’intento non è vendicativo, piuttosto è didascalico: subendolo, questi uomini capiranno l’errore che sempre commettono?

Leggi alcune pagine di Piccoli uomini. Maschi ritratti dell’Italia di oggi sul sito de il Saggiatore.

Foto in alto: Stock.XCHNG.

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