WOMAN's JOURNAL

“Cerco il miracolo. Vado dal fotografo”. Il fenomeno delle modelle per un giorno

di Giovanna Boglietti

La ragazza comune davanti all’obiettivo. Sì, proprio quella che non ti aspetti. La “non-modella”, la studentessa, il tipo meno avezzo a giocare a colpi di ciglia e pose ammiccanti. Eppure, è la ragazza comune, che modella non vuole diventare, a rivolgersi sempre più spesso a un fotografo per fissare la propria immagine come non si è mai vista.

Non bastano gli scatti artigianali, ricavati con una semplice macchina digitale o un autoscatto. Il fantomatico “book”, oramai passato di moda, è troppo costoso e, soprattutto,  non necessario. Servono un professionista, che lavori sul corpo e sulle luci con la cura (e i risultati) che solo lui possiede, e una manciata di fotografie da incorniciare o regalare. Michele, fotografo da diversi anni, racconta a Woman’s Journal della singolare clientela che affolla sempre più spesso il suo set.

Si tratta, in fondo, anche della mutazione genetica di un mestiere. Lui è diventato “il fotografo dei miracoli”, di quelli che hanno il compito di trasformare la ragazza della riduttiva “porta accanto” in una modella, per un solo celeberrimo giorno.

Il fotografo dei miracoli, sì. Molte delle ragazze che si rivolgono a me non sono modelle di professione, né lo vogliono diventare. Non chiedono degli scatti pensando a un possibile sbocco professionale, semplicemente per gioco e per civetteria. Alcune se li tengono per sé, altre li regalano ai fidanzati. Poche le portano in un’agenzia specializzata. Mi sembra un cambiamento dei tempi.

Arrivano sul set con una sola pretesa: vedersi in veste nuova, come una modella. Si è creato, almeno nel mio caso, un passaparola tra amiche e amiche di amiche. Tutte a farsi fotografare, convinte che il fotografo possa trasformarle in qualcosa che, spesso, non sono. Questa è la sola pretesa, per il resto non sono affatto esigenti.

Per essere esigenti, insegnano i professionisti, si deve sapere quello che si vuole. E non sempre è così:

Le ragazze che non mostrano la loro immagine per lavoro non hanno richieste particolari. Non si osano, non propongono, non scelgono neppure la location per il servizio fotografico. Sono io a prendere l’iniziativa: le risaie, una fabbrica dismessa, una casa abbandonata. Questo rende le cose molto difficili, perché si aspettano un risultato che in realtà non dipende dal fotografo, bensì da loro stesse.

Insomma modelle non ci si improvvisa:

Con una professionista chiaramente si lavora sodo e in poco tempo, basta anche mezz’ora. Lei sa la posa che è meglio assumere, tiene le spalle alte, è sinuosa se lo deve essere, guarda come e dove è meglio guardare. Nel caso di una ragazza comune, capita che parta molto convinta e che si blocchi davanti all’obiettivo, assuma atteggiamenti innaturali o si irrigidisca. Ricordo che una cliente si è portata dietro una bottiglia di vino rosso per sciogliersi, a costo di riuscire a posare! Un’altra aveva le idee così confuse che, dopo i primi scatti con addosso un maglione, alla fine mi ha chiesto di posare in topless: due risultati opposti!

Belle e disinibite ad ogni costo, dunque? Le ragazze non mollano, posare per gli scatti-culto o scatti-ricordo è diventata una moda; come quella di lasciarsi immortalare ogni sera nei locali in voga, che fidelizzano così il loro pubblico pagante. Un’altra trasformazione del mestiere del fotografo.

Chi gli chiede le fotografie, racconta Michele, è ben cosciente dei suoi difetti o imperfezioni fisiche. Sta a lui, allora, valorizzare i punti di forza della cliente:

Una sfida interessante. C’è da tenere presente che le stesse modelle danno disponibilità in base alle loro caratteristiche o al genere di servizio che sono disposte a fare; quindi non tutte possono posare per tutto. Ho lavorato anche con una ragazza in sovrappeso, dal viso molto espressivo. Lei era più sciolta di coetanee fisicamente dotate per la fotografia e posso assicurare che il risultato è stato di gran lunga superiore.

Insomma, meglio la donna “soggetto” della foto?

Che dire, la donna fotografata può essere un oggetto, da ammirare per la sua bellezza. Ma è altrettanto bella una donna meno prestante e che sa esprimersi con lo sguardo. C’è un lato delle donne molto forte che emerge: decidono loro quando sentirsi oggetto, nel momento in cui piace a loro. Voler parlare con il corpo non è un male, così come volersi sentire attraenti e desiderabili, senza cadere nella volgarità. Una fotografia può sminuire come valorizzare una persona. Una cosa però è importante: avere un’idea, essere convinte, stare bene con se stesse. Altrimenti, risulta impossibile giocare con la propria femminilità e ci si affida ciecamente al fotografo, che non fa miracoli.

Ma questa tendenza non vale solo per il gentil sesso:

Se le ragazze sono emozionate e spesso non sanno che pesci pigliare, i maschi sono davvero esigentissimi. Un po’ per l’età: le ragazze comuni che giocano a fare le modelle per un giorno hanno intorno ai vent’anni, mentre i ragazzi sono un po’ più grandi, arrivano ai 25 anni. Mi è capitato di ricevere direttive molto strette da un ragazzo: sul suo profilo migliore, per esempio. O richieste specifiche, come usare uno spruzzino per mantenere sul fisico palestrato l’effetto “bagnato”.

Compito ancora da studiare, quello del “fotografo dei miracoli”. A metà fra il culto del Bello e l’elevazione del Carino, guida e nello stesso tempo seguace dei desideri della clientela, fra professioniste e dilettanti. E una morale, non condizionata dalla pesante lettura psicologica spesso inflitta alla “generazione dell’apparire”:

Sono soddisfatto del mio lavoro quando una ragazza comune, passata l’inibizione, lascia il set sorridente. Significa che ha raggiunto quel che voleva. E l’ha fatto per lei, lei sola.

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2 Responses

  1. non ci trovo nulla di male, anzi! Una volta si ricorreva al fotografo solo per immortalare il giorno più bello,oggi forse volgiamo che ogni giorno sia il più bello.

  2. L. ha detto:

    anche io vorrei una foto a torsolo nudo, con la tartaruga (rovesciata!) agli addominali! 😀

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