WOMAN's JOURNAL

Uomini contro donne e minori

Il mese di giugno si è chiuso nel sangue. Nella notte tra il 25 e il 26 una quindicenne è stata violentata da tre minorenni a Fano; il giorno dopo un uomo ha assassinato la moglie a Padova. Il 28, nella provincia di Cosenza, sono stati arrestati i componenti di una banda criminale accusati di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile. Il 29 un’anziana è stata uccisa nella sua casa di Collegno dal convivente, che poi si è tolto la vita.

Si tratta di episodi, non però di episodi isolati: la violenza maschile sulle donne ha radici culturali resistenti e profonde, benché solo recentemente sia diventata oggetto di studio. Diamo un’occhiata alle cifre.

Secondo i dati pubblicati dall’Istat nel 2010, ottenuti da un sondaggio effettuato nel 2006, quasi 7 milioni di donne italiane tra i 16 e i 70 anni hanno subito violenza fisica o sessuale nel corso della vita (1 milione 400 mila prima dei 16 anni, vale a dire il 6,6% della popolazione femminile italiana) e oltre 7 milioni hanno subito o subiscono violenza psicologica.

Perché gli uomini – non tutti, ma troppi – aggrediscono, molestano e picchiano donne e bambini? Qual è l’origine di tale violenza? Che cosa facciamo e cosa dovremmo fare per affrontarla?

Patrizia Romito, docente di Psicologia all’Università di Trieste, ha fornito alcune risposte in numerose pubblicazioni, tra cui La violenza di genere su donne e minori. Un’introduzione, edito da Franco Angeli nel 2000 e uscito quest’anno in una versione ampliata che contiene anche contributi di Micaela Crima, Margherita De Marchi e Daniela Gerin. Attraverso i dati di ricerche internazionali e numerosi esempi tratti da fatti di cronaca, in questo libro Romito affronta il tema spiegandone le cause culturali, valutandone i costi anche in termini di salute delle donne e considerando il ruolo della pornografia come concausa; osserva, inoltre, i segnali di cambiamento e di resistenza da parte degli uomini e valuta strumenti e azioni messi in atto in Italia e all’estero a sostegno delle vittime e a contrasto della violenza maschile.

Il perno su cui si basa la sua analisi è la matrice maschilista della cultura occidentale, in cui “la violenza maschile […] è resa possibile da un contesto sociale che l’ha legittimata per secoli”, fatto riscontrabile anche nel linguaggio e a lungo sancito dalla legge. Il codice penale italiano ha contemplato il delitto d’onore fino al 1981, mentre lo stupro è stato un crimine contro la morale (e non contro la persona) fino al 1996. Solo a partire dagli anni ’70, afferma l’autrice, le donne hanno preso coscienza dell’illegittimità della sopraffazione e il fenomeno ha cominciato a essere stigmatizzato socialmente. È questa una delle ragioni per cui le discipline sociali lo studiano da poco e per cui, in particolare in Italia, i dati disponibili coprono un arco temporale limitato.

Nel valutarne la portata va considerato che spesso i dati sono soggetti a distorsioni legate alla difficoltà di ammettere la violenza subita. Se le cifre dell’Istat mostrano che la violenza sulle donne è più frequente nel Centro-Nord che nel Sud Italia, per esempio, potrebbe essere proprio per la maggiore disponibilità delle vittime centro-settentrionali a parlare dell’abuso di cui sono state oggetto. La conseguenza più importante di questa distorsione è la probabile sottostima dell’intero fenomeno. Un evento come lo stupro è infatti, nelle parole dell’autrice, “un attacco totale alla persona, che può compromettere la sua integrità fisica, psicologica e sociale”.

E i suoi effetti non si fermano al concludersi dell’atto criminoso. Nel corso della conferenza Donne autori/vittime di reato nell’esperienza di un PM organizzata dal Forum per le politiche e gli studi di genere dell’’Università di Padova il 24 giugno, il pubblico ministero Orietta Canova ha ricordato come la violenza ricominci a ferire nel momento in cui si arriva alle indagini e al processo, quando per rispondere alle domande di giudici e avvocati la vittima è costretta a tornare più volte con la memoria al reato e talvolta a fronteggiare il proprio carnefice.

Questo non deve far pensare, tuttavia, che le donne subiscano l’abuso come soggetti passivi:

Molte delle donne vittime di violenze, lungi dall’essere solo delle “sopravvissute”, sono delle persone che sono infine riuscite a prendere in mano la loro vita, spesso contro tutto e tutti. […] Questa forza si è manifestata già negli anni delle violenze, anni in cui hanno resistito, riuscendo a non soccombere, a non perdere totalmente la stima di sé, a proteggere i figli e a lottare nello stesso tempo per l’affermazione di valori importanti.

Lontano dall’aver perso attualità, benché pubblicato per la prima volta undici anni fa, il volume si avvale di un’impostazione scientifica unita a una prosa lucida e chiara e di nuovi capitoli, che costituiscono un aggiornamento e un punto di vista privilegiato da cui osservare come e quanto la situazione italiana si sia evoluta nell’ultimo decennio.

Scarica il pdf La violenza di genere su donne e minori

Foto in alto: Stock.XCHNG.

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