WOMAN's JOURNAL

Siena e i fischi a Rosy Bindi

Dal blog Ferrodastiro

Siena, luglio 2011. Potrò dire: io c’ero, a veder nascere questo movimento, Se non ora quando? (SNOQ). Ancora, davvero, non si capisce quale forma possa prendere, però, a sentire gli interventi sul palco (3 minuti a testa, per tutti), c’è da essere positivi. Poche le politiche che si sentono di dire qualcosa e di avere qualcosa da dire a questa piazza che è molto preparata, che la discriminazione la vive tutti i giorni sulla propria pelle, meglio di “loro”, le parlamentari, con stipendi e uno status che permette non di sognare il futuro e di programmarlo.

Non sono i numeri del 13 febbraio. Allora erano milioni le persone scese in piazza sotto il motto “Se non ora quando?”. Oggi, in questo parchetto nel centro di Siena, sotto un sole che non dà tregua e un caldo soffocante, sono poco più di un migliaio. Ma il numero è comunque considerevole se si pensa che SNOQ non riceve nessun finanziamento, non ha alcuna gerarchia – ma ancora per poco? – ed è nata l’autunno dell’anno scorso, con lo spettacolo Libere, delle sorelle Comencini e poi è cresciuto al montare del Rubygate in cui il potere ha mostrato la sua faccia più sputtanata.

Questa non è la piazza contro Berlusconi, un po’ faziosa e ideologica, queste sono le donne, e gli uomini, che vogliono cambiare l’Italia e renderla più inclusiva e umana, non gridando slogan contro qualcuno o qualcosa ma cercando di immaginare che cosa cambiare e come cambiarlo.

Inventarsi un sussidio di maternità, reintrodurre la norma che impedisce le dimissioni in bianco, un congedo di paternità obbligatorio per almeno due settimane come richiede l’Europa, sono alcune delle misure che renderebbero finalmente le donne uguali agli uomini in diritti e opportunità, perché oggi quella parità è sempre più un bel principio stampato nella nostra Costituzione (articolo 3) che non si realizza.

Ecco perché il movimento decide di incontrarsi, per organizzarsi. E qui, nascono i problemi. Perché se tutte hanno ben chiare cosa fare, il come è tutta un’altra storia. Come si costruisce un movimento politico che migliori la condizione femminile? Innanzitutto, dicono quelle di SNOQ deve essere trasversale, e infatti, troviamo nel ordinamento centrale anche donne di destra, come la parlamentare diFli, Giulia Bongiorno. Ma questo obiettivo, tra i più importanti, è molto difficile da raggiungere. Perché per essere trasversali bisogna essere aperte al dialogo che è una bella parola ma difficile da mettere in pratica.

Bisogna selezionare le proposte, scartare quelle, anche belle e affascinanti ma che non sono applicabili perché vanno contro la storia, e accettare la realtà per quella che è. Per esempio chiedere che a tutti e a tutte venga garantito il lavoro è solo un bello slogan, utopistico. Il lavoro non lo si garantisce, lo si conquista. Lo sanno bene, gli italiani giovani, che hanno oggi 20 o 30 anni, affogati dalla precarietà. Emigrano all’estero, perché dopo anni di studio, il massimo che riescono a trovare è un lavoro come cameriere o in un call center. Loro non chiedono il posto fisso a tutti i costi, chiedono maggiori tutele, un assegno di disoccupazione, un sussidio di maternità, un contributo per la prima casa. Tutte cose che in altri paesi, come la Francia o la Germania e Inghilterra (per non prendere la solita eccellenza scandinava difficilmente proponibile in salsa italiana) sono date per scontato da un trentennio, mentre in Italia ancora si stenta a parlarne. Ma perché?

Quindi, sono convita, che le ricette per migliorare la condizione femminile in italiane e lo stallo economico sono le stesse per donne e giovani.

Ma questa ricetta (maggior welfare, quindi più spesa) dovrà per forza,  comportare tagli in altri settori, ridistribuire un welfare che oggi è a favore dei 50 – 60enni e che ha penalizzato grosse fette della popolazione. Per esempio, coloro che lavorano in aziende sotto i 15 dipendenti e che possono essere licenziati in qualsiasi momento, chi non può ricorrere alla cassa integrazione, chi non ha una casa di proprietà ed è costretto a pagare affitti stellari, chi non ha il doppio lavoro e magari il secondo in nero. Per chi invece batte sempre il sole sono i lavoratori del pubblico, una casta intoccabile e nella situazione economica in cui l’Italia si trova, a discapito di una quantità crescente di popolazione.

Con la Finanziaria Tremonti ha tagliato i quattro miliardi in 10 anni, derivanti dall’innalzamento dell’età pensionistica delle donne nel pubblico impiego per sanare buchi di bilancio, di spesa generica. Quattro miliardi che erano stati destinati per misure di conciliazione di vita lavorativa e familiare (per esempio asili nido), e per la non autosufficienza. Questo vuol dire che per i prossimi anni alle donne italiane verrà dato sempre poco o niente. Nessun asilo nido in più, nessuna assistenza domiciliare agli anziani. Non ci sono i soldi, si continua a ripetere, e invece ci sono ma vengono usati per altro. Anche ciò che era delle donne, per legge, viene prosciugato.

Dovremmo calcolare in milioni di euro, quanta è la produttività femminile che va persa ogni giorno perché le donne sono costrette a stare a casa per mancanza di servizi di cura, per figli e anziani, o perché non trovano un lavoro decente. Ancora sarebbe curioso calcolare quanti figli sono andati persi (il tasso di fertilità in Italia è bassissimo) da questo sistema economico che è feroce. Non è liberista, o liberale come alcuni continuano a ripetere (c’è troppo mercato, liberalismo, imperialismo…). No, di mercato non ce n’è abbastanza.

Rosy Bindi è stata tra le parlamentari che hanno affrontato la platea di SNOQ, la più fischiata. Ha detto che il PD vuole essere dentro il movimento, che ascolterà queste donne, che è vicina ai temi femminili. E allora dov’è Bersani? Dov’è stato il PD per trent’anni? A difendere posizioni di rendita e stipendi sicuri, mentre una buona fetta dell’Italia andava a fondo. Ora il fondo proprio lo possiamo vedere.

I fischi la Bindi dovrebbe avere l’umiltà di prenderseli tutti e non ribattere dal microfono: “no, voi che fischiate non avete capito quello che ho detto”. L’abbiamo capito bene, lei piuttosto, quali lezioni nuove ha imparato da questo movimento? Che cosa ci trova in questa dignità femminile che chiede di essere riscattata? Che cosa farà da domani in Parlamento per queste donne? Servono soldi, concretezza, non slogan. La dignità si costruisce su un futuro di possibilità e opportunità che oggi non esistono.

A Siena si è respirata una bell’aria, ecco, solo questo avrei dovuto scrivere. Tutte consapevoli e capaci di argomentare un pensiero politico. Probabilmente una qualsiasi di queste donne ieri presenti potrebbe amministrare bene la cosa pubblica. Abbiamo speranza per questo movimento, affinché riesca a declinare una proposta politica autonoma (un partito?) e in questo modo riscattarci tutte.

 

Advertisements

Archiviato in:FERRO DA STIRO, Politica, , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

RSS Unifem news

  • Si è verificato un errore; probabilmente il feed non è attivo. Riprovare più tardi.

RSS Women watch delle Nazioni Unite

  • UN gender equality news feed ottobre 13, 2011
    The Womenwatch RSS feed has moved to UN gender equality news feed. Please update your news reader and bookmarks.

tweets

Errore: Twitter non ha risposto. Aspetta qualche minuto e aggiorna la pagina.

Scrivici

Segnalaci la tua lettura preferita a tema donne, relazioni e genere redazionewj@gmail.com

Visite

  • 29,126 volte

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per ricevere le notifiche dei nuovi articoli

Segui assieme ad altri 15 follower

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: