WOMAN's JOURNAL

Nuova legge sull’aborto: la Spagna valuta i primi effetti

A un anno dall’entrata in vigore della nuova legge sull’interruzione di gravidanza, in Spagna si fa un primo bilancio dei suoi effetti: gli aborti diminuiscono e vengono praticati sempre più presto.

La norma, non ancora licenziata dalla Corte costituzionale, ha introdotto la possibilità di abortire prima della quattordicesima settimana anche in assenza di pericoli per la salute della donna; inoltre ha permesso di farlo alle ragazze dai 16 anni senza il consenso dei genitori, qualora chiederlo implichi il rischio di violenza domestica.

Come spiega María Sahuquillo su El País, in mancanza dei dati ministeriali, che non sono ancora pronti, si può contare su quelli delle cliniche private, in cui viene praticato il 90% degli aborti.

La riduzione del numero di interventi varia a seconda delle regioni e segue una tendenza manifestatasi già prima dell’introduzione della nuova legge. Le sue cause sono però controverse: secondo José Martínez Olmos, segretario generale del ministero della Salute, si deve alla possibilità di comprare la pillola del giorno dopo senza ricetta, alle campagne di prevenzione e all’introduzione di nuove forme di contraccezione; secondo Francisca García, portavoce della Asociación de Clínicas Acreditadas para la Interrupción del Embarazo (Acai), dipende invece dal calo dell’immigrazione (il 40% delle donne che hanno abortito negli ultimi anni sono straniere).

Controverso è anche il ricorso all’interruzione della gravidanza sempre più anticipato.

Via El País

Torres, que lleva más de 25 años atendiendo a mujeres, cree que estas acuden a las clínicas antes porque no hay conciencia de que más allá del plazo libre de las 14 semanas existe la opción de abortar bajo ciertos supuestos – como con la antigua ley –, entre los que se incluye el de riesgo para la salud mental de la madre (el más usado antes). “Las mujeres no lo saben, pero los profesionales tampoco les informan”, esgrime la trabajadora social.

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