WOMAN's JOURNAL

La super mamma con la carriera nella finanza

Da BloombergMarkets Magazine

Helena Morrissey, ha 45 anni, 9 figli ed è a capo della finanziaria londinese, Newton Investment Management. È una storia che ha dell’incredibile e invece è stata possibile. Come?

La Morrissey alla nascita del primo figlio, lavora alla Schroders Investment Management. Al ritorno dalla maternità il capo non la promuove come gli altri colleghi e le dice che dubita che rimanga fedele al lavoro, ora che ha un bambino. Lei le chiede spiegazioni e lui risponde: “non pensiamo che tu ce la possa fare”.

Non ci sono sindacati quando sei così in alto, la competizione è sfrenata. Lei non si perde d’animo, sa che può farcela e, così si licenzia, viene assunta dalla Newton Investment e sette anni dopo diventa amministratore delegato, a 35 anni.

Ora di anni ne ha dieci di più e sono arrivati anche 8 figli, per provare a se stessa, ogni volta, che è possibile, nonostante i bambini. A novembre ha fondato il 30 percent club per spingere le aziende ad assumere più donne ai vertici, nella stanza dei bottoni: il consiglio di amministrazione. Per Morrissey  l’obiettivo da centrare non è solo la parità di genere, ma una maggior produttività.

Ci sono infatti, diversi studi che dimostrano come le aziende con una cultura aziendale mista fanno meglio. “La crisi finanziaria – racconta la Ceo – ha scardinato lo status quo, aperto una discussione sul come vengono prese le decisioni ai vertici, come il management, i board sono composti”. Uno studio della Catalyst del 2007 mostra che le aziende americane con almeno tre membri donna nel consiglio hanno risultati migliori. Stessi risultati li dà un’indagine della McKinsey.

Ha una vita ben organizzata che le consente frequenti spostamenti all’estero. Un marito, ex giornalista che sta a casa e una tata a tempo pieno. È riuscita ad assentarsi solo poche settimane dopo la nascita dei figli, tornando presto al lavoro.

Il congedo di maternità sembra essere l’ostacolo insormontabile per le donne che sono arrivate ai 30 anni. Simon Murray, a capo di Glencore International Ag è uno dei pochi che ha ammesso in pubblico il problema: “Le donne incinte si assentano per nove mesi. Lei pensa – rivolgendosi al giornalista del Sunday Telegraph che l’ha intervistato lo scorso aprile- che quando ho disperatamente bisogno di qualcuno penso ad assumere una donna giovane che sta per sposarsi?” Murray in seguito si è scusato per l’affermazione ma il problema sta esattamente in questi termini: se so che ti assenterai per certo 9 mesi alla nascita di un figlio, preferisco un candidato maschio che ha lo stesso grado di preparazione.

Questa la situazione anche secondo Philippa Rose, a capo di una società di cacciatori di teste, la Rose Partnership. Molti manager non vogliono assumere una donna che ha trent’anni a meno che non sia single. E la ragione è che non possono fare a meno di un manager per un anno.

Confrontando la situazione tra i vari paesi europei, il nodo centrale sono i servizi all’infanzia. Per Daniela Weber-Ray, tedesca, socia dello studio legale Clifford Chance e nel board della francese Bnp Paribas, non si può partire dalle quote. Le donne non sono ai vertici perché mancano asili e servizi.

Descrive la situazione tedesca, 40 anni indietro rispetto alla Francia, che garantisce livelli di assistenza adeguati per donne, bambini e anziani adeguati. La Germania non ha ancora introdotto una legge sulle quote di genere nei consigli di amministrazione (diversamente dalla Francia) e secondo la Ray non aiuterebbe a risolvere il problema dell’equità di genere.

 

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