WOMAN's JOURNAL

Il vento? Sempre lo stesso scirocco

di Ferrodastiro

Il vento è cambiato”, non per le donne titola un intervento di Pierluigi Battista sul Corriere della sera e a guardare la campagna per la prossima Festa dell’Unità del Pd romano sembrerebbe proprio che è così.

Sono ormai tre anni, dal Corpo delle donne di Lorella Zanardo che le italiane stanno rialzando la testa (non che mai l’abbiano abbassata) ma adesso, dicono quello che non gli piace, lo urlano, da un palco, in piazza del Popolo a Roma, com’è accaduto lo scorso 13 febbraio. Sì, il 13 febbraio era contro Berlusconi e probabilmente se non fosse stato per gli scandali sessuali che hanno coinvolto il presidente del Consiglio le donne, in particolare quelle a sinistra, non avrebbero mai trovato occasione migliore, un collante più forte dell’avversario politico – nemico assoluto da abbattere.

Ma quella piazza rivendicava anche rispetto, per quelle che quotidianamente lavorano sottopagate, per coloro che studiano e non immaginano il mercato che le attende, che camminano per strada insicure, che con fatica cercano di farsi strada in questa Italia 2010-2011. E hanno molti handicap dalla loro: welfare insufficiente, discriminazione sessuale, cultura maschilista, ostilità, in particolare se scelgono strade non convenzionali. Ogni giorno, questo nostro Paese ci ricorda, casomai ce lo dimenticassimo, che siamo prima madri, mogli, lavoratrici fuori e dentro casa, casalinghe, prostitute…mai persone e basta.

Ma da qualche tempo, da quel documentario di Lorella Zanardo che ha fatto il giro del mondo, apprezzato soprattutto dai giovani e dalle giovani che vedono in lei un modello positivo e femminile, le italiane hanno ricominciato a protestare. Fanno mailbombing se ritengono una pubblicità offensiva (e le aziende ritirano) chiedono che le regole della tv pubblica vengano cambiate (e il contratto di servizio della Rai viene modificato), riescono ad entrare in massa nei consigli comunali di importanti città (com’è successo a Milano, Napoli e Torino). Ma c’è chi, ed è ancora la maggioranza, a destra come a sinistra nega tutto ciò, non riconosce alcuno spazio, o troppo poco, alla creatività femminile e a una parità fra i generi, non crede alle quote rosa perché contro la meritocrazia sancendo così uno status quo ineguale e difficilmente mutabile.

Ecco perché le donne delle associazioni, di Se non ora quando e tanti altri comitati, guardano a questo manifesto indignate. Corrente Rosa scrive a Rosy Bindi: “Nessun vento sta cambiando Presidente, c’è sempre lo stesso scirocco soffocante del maschilismo di basso livello, che con questa ulteriore azione dimostra la sua assenza completa di considerazione per le tematiche di genere. Le tematiche di genere riguardano tutti in quanto dimostrano il livello di civiltà di un paese”.

Già, questo Paese stenta a crescere in civiltà e magari fosse solo questo. Non è “bigottismo o femminismo d’antan” come scrive oggi Filippo Facci su Libero, almeno non lo è per tutte quelle donne che cercano rappresentanza e ancora stentano a trovarla.

Non basta dire che si è contro il velinismo per pulirsi la coscienza bisogna passare ai fatti, mettere le donne al primo posto dell’agenda politica del Paese nei prossimi anni. Questo comporta rinunce, scelte di campo, spendere di più in asili nido e meno in cassa integrazione, licenziare qualche dipendente pubblico per aumentare l’efficienza nell’intero sistema. E mettere in cantina un po’ di stereotipi. Davvero nel manifesto Pd voi immaginate Marylin Monroe in Quando la moglie è in vacanza?

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