WOMAN's JOURNAL

Manal non è sola al volante, le iniziative contro il divieto saudita

di Clarissa Monnati

Culminerà domani, 17 giugno la protesta delle donne saudite contro il divieto di guidare l’auto. Tutte quelle in possesso della patente – avendola ottenuta in un paese straniero – sono invitate a mettersi al volante, allacciare la cintura di sicurezza e guidare con prudenza per andare dove credono. Sarà il giorno più importante della campagna Women2Drive lanciata a maggio, quando Manal Al-Sharif è stata arrestata per aver trasgredito il divieto (sopra il suo video di protesta per denuncire il problema) e rilasciata il giorno dopo con la promessa che non avrebbe parlato con la stampa.

“Le donne possono studiare  e lavorare ma hanno bisogno di un autista se vogliono uscire di casa. Il costo di un autista ammonta a un terzo dello stipendio” così racconta Manal la situazione paraddossale che vivono le ragazze e le donne saudite. Ma attraverso la rete, si stanno facendo sentire, dando risonanza e una visibilità senza precedenti alla loro lotta per la conquista di diritti e libertà.

Su Facebook e Twitter sono state aperte pagine dedicate a Manal e all’evento di venerdì, come “ I will drive starting June 17” oltre a numerosi gruppi e blog che supportano la campagna. Su YouTube esiste un canale dedicato alla manifestazione, Honk for Saudi Women (“Suona il clacson per le donne saudite”), in cui è possibile vedere e caricare video a sostegno della battaglia contro quello che molti definiscono un regime di gender apartheid. C’è persino un appello a Oprah Winfrey affinché pubblichi un video in cui dichiara di appoggiare la protesta e uno al segretario di Stato americano Hillary Clinton perché prenda posizione, anche se l’Arabia Saudita è un alleato strategico per gli Usa e al momento, la posizione dell’amministrazione americana è rimasta neutrale. Anche l’Institute for Gulf Affairs, assieme a No Women No Play, ha organizzato una manifestazione di fronte all’ambasciata saudita a Washington per tenere alta l’attenzione.

Nelle settimane successive alla protesta di Manal altre donne hanno seguito il suo esempio e sono state incarcerate; tra loro l’attrice Wajnat Al-Rahbini,  rilasciata il giorno successivo dopo aver chiesto scusa per il proprio comportamento.

I apologize for driving my car while I was aware that this action was against rules and regulations. I regret what I have done and hope that the officials will accept my apology

L’Arabia Saudita è una monarchia assoluta fondata sulla Shari’a e proibisce alle donne di partecipare alla vita pubblica: le si impedisce di votare, di accedere ad alcune cariche politiche anche se possono lavorare. Non possono, però guidare e, se devono uscire, sono obbligate a prendere un taxi oppure a farsi dare un passaggio da un uomo della famiglia o da un autista. Il divieto di mettersi al volante non è sancito da una legge governativa, ma  è una norma sociale, rispettata in virtù di una lunga tradizione.

Secondo Farzaneh Milani, dell’Università della Virginia il divieto fa parte di una politica di segregazione che è inappropriato spiegare con ragioni religiose.

Via The New York Times

This desire to deny women entrance into the public arena is inaccurately presented as a religious mandate. Yet there is no basis for such exclusion in the Koran. On the contrary, in the early years of Islam, women were a vital presence in Muslim communities. They attended mosques, engaged in public debates and got involved in decision-making processes. Aisha, one of the wives of the Prophet Muhammad, commanded an army of men while riding on a camel. If Muslim women could ride camels 14 centuries ago, why shouldn’t they drive cars today? Which Koranic injunction prohibits them from driving?

Per approfondire: il ruolo dei social media nella protesta saudita, The New York Times

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  1. […] monorotaia automatizzata per rispettare il divieto di guidare imposto alle donne nel paese (leggi Manal non è sola al volante, le iniziative contro il divieto saudita su Woman’s […]

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