WOMAN's JOURNAL

You’re right: la pillola del giorno dopo

Inauguriamo un approfondimento mensile dedicato a un tema particolarmente caro alle donne. Ogni mese in questo spazio, Gaia Marano, praticante avvocato spiegherà come e perché rivendicare i propri diritti. Il primo tema che abbiamo scelto è la pillola del giorno, disponibile in Italia dal 2000. (Nella foto un fotogramma del film Juno, dove protagonista è una sedicenne al primo figlio).

  • La pillola del giorno dopo, il Levonorgestrel è in vendita in Italia dal settembre del 2000;
  • Si trova al Prontosoccorso, nei consultori, lo prescrive il medico di base o la ginecologa/o
  •  Per acquistarla serve la ricetta, diversamente da Spagna, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti dove è considerata farmaco da banco (visti gli effetti collaterali) ed è venduta senza prescrizione medica;
  • Lo passa il Ssn, quindi si paga solo il ticket

In Italia dal 2000 è in vendita la pillola del giorno dopo (nella foto). Ma ottenerla non è sempre così facile. L’arroganza e spesso, l’ignoranza degli interlocutori, possono frenare o scoraggiare dall’ottenere ciò che semplicemente spetta di diritto.

Se siete consapevoli di aver avuto un rapporto sessuale non protetto, oggi è possibile porre rimedio all’errore facendo ricorso alla Contraccezione di Emergenza (Ce), chiamata anche comunemente “pillola del giorno dopo”. Si tratta di un farmaco, più precisamente il Levonorgestrel entrato in commercio il 28 settembre del 2000 grazie al Decreto dell’allora ministro della Salute, Umberto Veronesi. In Italia è distribuito solo da due case farmaceutiche, con la medesima composizione e i medesimi effetti).

Il Levonorgestrel (Lng) deve essere assunto il più presto possibile, presumibilmente entro 12 ore dal rapporto sessuale non protetto, e comunque non oltre le 72 – 96 ore.

I medici potrebbero scoraggiare l’assunzione del farmaco dicendo che ad ogni modo c’è rischio, anche in seguito alla sua assunzione, di rimanere incinta. Questo è vero, tuttavia mancano spesso di informarvi che il Levonorgestrel ha una percentuale di efficacia altissima rispetto agli altri farmaci utilizzati per il medesimo fine, circa il 60-80%, e che, laddove sia somministrato a poche ore dal rapporto non protetto, la sua efficacia cresce ulteriormente. E allora perché, direte giustamente voi, si discute così animatamente sulla legittimità o meno della commercializzazione di questo farmaco?

Il problema nasce dall’incertezza del suo meccanismo d’azione. Ciò che non si riesce ad accertare con sicurezza infatti, è se il Levonorgestrel previene la fertilizzazione o se ha invece un’azione post-fertilizzativa, ovvero intercettiva. Impedisce la fecondazione e dunque l’ovulazione o agisce sull’uovo già fecondato? E’ su questa remota e non accertabile possibilità, che i sostenitori del movimento pro-life si basano per opporsi alla prescrizione del Lng, riconducendone l’operatività nell’ambito dell’aborto volontario e dunque della legge n. 194 del 1978.

Cosa dice la legge italiana

A chiunque vi obietti che prendere la pillola del giorno dopo equivale ad abortire è bene ricordare che al riguardo si è già pronunciato il Tar del Lazio. Quest’ultimo, con la sentenza n. 8465 del 12 ottobre 2001, ha infatti, affermato che la commercializzazione del farmaco (la legge del 2000) non è in contrasto con la regolamentazione dettata dalla legge 194/1978. Il Levonorgestrel, rileva il tribunale regionale, agisce con effetti contraccettivi in un momento anteriore all’innesto dell’ovulo fecondato nell’utero materno rimanendo sottratto alla regolamentazione della menzionata legge, che si riferisce invece ad interventi interruttivi successivi.

A rafforzare l’orientamento normativo è anche intervenuta l’Organizzazione mondiale della sanità, che identifica il momento di inizio della gravidanza, con quello immediatamente successivo dell’impianto dell’ovocellula già fecondata nella mucosa uterina. Lo stesso ministero della Sanità ebbe a precisare che il Lng va considerato semplicemente un “contraccettivo”, poiché non interrompe la gravidanza che decorre appunto dall’annidamento, ricordando inoltre che da anni sono prescritte e si trovano nelle farmacie italiane dispositivi, come la spirale, il cui effetto è identico a quello della pillola del giorno dopo, cioè impedire l’annidamento dell’ovulo fecondato.

Obiezione di coscienza

Molti medici fanno obiezione di coscienza, non prescrivendo il farmaco perché va contro le loro convinzioni religiose. È una possibilità che la legge gli riserva ma l’eventuale possibilità del medico di fare obiezione di coscienza non può trovare fondamento giuridico nella legge n. 194/78. Semmai potrebbe appigliarsi al recente riferimento normativo della legge 40/2004 sulla procreazione assistita in cui viene riconosciuto come portatore di diritti l’embrione, anche nelle fasi di pre-annidamento nell’utero.

Inoltre, la Commissione nazionale di bioetica si è pronunciata con una nota del 28 maggio 2004 sulla contraccezione di emergenza sostenendo il diritto del medico a fare obiezione nel caso di prescrizione e somministrazione della pillola del giorno dopo, confermato dall’art. 22 del Nuovo Codice di Deontologia, siglato nel 2006.

L’art. 22 recita:

Il medico al quale vengano richieste prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico, può rifiutare la propria opera, a meno che questo comportamento non sia di grave e immediato nocumento per la salute della persona assistita e deve fornire al cittadino ogni utile informazione e chiarimento.

Ma al medico che si opponesse alla richiesta del contraccettivo di emergenza, richiamando il Nuovo Codice di Deontologia, si può ricordare che vi è un altro diritto sancito dallo stesso articolo che è la salute dell’assistito e che ricorre a tutela della donna (“un grave ed immediato nocumento per la salute della persona assistita”). Tale “nocumento potrebbe benissimo derivare dal fatto stesso di rimanere incinta, per non parlare poi di tutti quei casi in cui si è consapevoli di essere soggetti a una gravidanza a rischio, in virtù delle patologie sofferte. Il medico potrà sì esercitare l’acquisito diritto alla “obiezione di coscienza” ma in conformità al principio di bilanciamento degli interessi, il diritto alla obiezione di coscienza di alcuni, non deve configgere con il diritto all’assunzione del farmaco degli altri. Così si è espresso anche il Comitato Nazionale di Bioetica.

Il problema di fondo è che purtroppo nel nostro Paese l’autorizzazione alla prescrizione del Levonorgestrel non è stata preceduta né accompagnata, come invece dovrebbe avvenire, da una doverosa e quanto mai opportuna informazione nei confronti sia dei medici che dei cittadini per cui il paziente – la donna – spesso si trova sola.

L’Unione europea e la Costituzione

Anche il Parlamento Europeo con la Risoluzione in materia di sessualità e riproduzione, n. 2001/2128 ha sottolineato come

A molte donne dell’UE è tuttora negato il diritto all’aborto ed esorta gli Stati membri a garantire un accesso equo a tutte le donne giovani, povere o immigrate, all’aborto legale sicuro, alla contraccezione d’emergenza, a servizi per la salute sessuale e riproduttiva a basso costo e all’educazione sessuale.

La stessa Costituzione italiana impone al Sistema Sanitario Nazionale di organizzare e garantire condizioni omogenee di assistenza sull’intero territorio italiano, così come già avviene con l’organizzazione dei servizi sanitari in altri ambiti (ad esempio, servizio per l’assistenza ai tossicodipendenti e servizio per l’interruzione volontaria della gravidanza).

Ciascuna Asl o pronto soccorso deve dunque prevedere la possibilità di erogare, senza intralci burocratici o gestionali anche il servizio relativo alla prescrizione della pillola del giorno dopo, garantendo la disponibilità di medici non obiettori presso i consultori familiari, strutture specificamente dedicate dalla legge alla assistenza psicologica e medica nel controllo delle nascite.

Se si riuscisse a dimostrare che la somministrazione del Lng avviene in un momento antecedente alla fecondazione, riducendosi la sua attività al solo ritardare o inibire l’ovulazione, impedendo così il concepimento, l’obiezione di coscienza non avrebbe più spazio e non vi sarebbe alcun motivo di rifiutare la prescrizione del farmaco. Tuttavia, non risultando possibile identificare con sicurezza la fase del ciclo in atto al momento in cui la donna richiede la pillola, non è possibile dimostrare ai fine dell’obiezione di coscienza del medico l’attività contraccettiva del Lng, né tanto meno l’attività intercettiva (che richiamerebbe l’applicazione della legge 94/1978).

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