WOMAN's JOURNAL

In Italia le donne sono “ridicole femministe”

Sul blog Un altro genere di comunicazione, Maria Grazia Verderame,  fa una riflessione sul perché la Slut Walk (WJ ne ha parlato il 14 maggio), non sia ancora arrivata in Italia (e probabilmente non ci arriverà). La marcia,partita dal Canada, sta facendo il giro di tutto il mondo per difendere la libertà femminile di girare per strada vestite come si vuole senza il timore di essere aggredite e sentirsi anche dire “se l’è andata a cercare”. Nel video, la prima marcia in Toronto a cui hanno partecipato 2000 persone.

Via Un altro genere di comunicazione

Purtroppo, malgrado si avverta un cambiamento positivo che equivale ad una presa di coscienza maggiore da parte delle donne come da tempo testimoniamo, l’Italia è molto più indietro del Canada e del Regno Unito, un Paese, dove tra l’altro viene spesso veicolato un nudismo femminile forzato ad uso e consumo maschile, ragion per cui non solo è normale che l’abito succinto non venga trattato come un diritto ma come una sorta di attenuante verso chi ci molesta, ma avendo introiettato per troppo tempo questa cultura del velinismo, le donne italiane, non riuscirebbero a far passare il messaggio, senza essere considerate ”ridicole femministe” o fraintese e accusate di far passare un messaggio maschilista che rischia di giustificare anche il modello di “donna oggetto” veicolato dai mass-media.

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5 Responses

  1. Mary ha detto:

    Grazie mille per aver citato la mia riflessione..spero in una “marcia delle puttane” anche in Italia…dobbiamo cercare di farci rispettare anche noi italiane. Se siamo arrivate ad essere le + oppresse del mondo occidentale è anche colpa delle donne che non rivendicano più i loro diritti e hanno rifiutato il femminismo facendosi pure strumentalizzare..eppure il movimento femminista italiano del ’70 era il più forte d’europa.

    • Laura Preite ha detto:

      grazie a te per la riflessione. Forse il femminismo degli anni 70 ha compiuto degli errori se ha smesso di essere punto di riferimento. Parlavo con alcune donne che mi raccontavano di discussioni nei collettivi non proprio illuminanti, come colpevolizzare gli uomini perché hanno il pisello… Le donne italiane sono arretrate perché è arretrata tutta la società negli ultimi 15-20 anni e con essa naturalmente le donne. Sei d’accordo?

  2. saladaniela ha detto:

    Condivido la riflessione. Per parte mia comunque ritengo che in Italia una Slut March ora avrebbe esiti più negativi che positivi, principalmente perchè credo che in molte ragazze manchi una coscienza autenticamente egualitaria. “Un vestito non è un sì” è senz’altro uno slogan condivisibile, il punto è che chi se ne appropria deve abbracciarlo pienamente, troppo facile e troppo pericoloso sarebbe rivendicare la libertà di vestirsi come meglio si crede se poi all’occasione si disdegnano solo gli sguardi di persone indesiderate mentre si accolgono con piacere quelli ( a mio parere altrettanto molesti) di piacenti corteggiatori potenziali.

  3. Laura Preite ha detto:

    secondo me la slut walk vuole affermare un principio per me sacrosanto: che bisogna prevenire la violenza guardando ai comportamenti dell’aggressore e non dell’aggredito. Altrimenti finiremo per consigliare alle ragazze anche di non ubriacarsi, o di non girare mai sole. Le donne vengono velate in medio oriente anche per questo: perché si dice che altrimenti rischiano lo stupro. Insomma, quando si incomincerà a fare un lavoro sui comportamenti maschili?

  4. Laura Preite ha detto:

    la pagina FB del movimento dove ci sono in corso varie discussioni sull’argomento: https://www.facebook.com/SlutWalk?ref=ts&sk=wall

    secondo me è necessaria anche una riflessione critica sui modelli: perché la pubblicità vende un’immagine di donna sempre più zoccola? TAcco 12, stiletto stile sado maso e leggins aderentissimi?

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